Omicidio Meredith, Sollecito parla di un nuovo alibi a Domenica Live

"Nell'ora in cui è morta Meredith ero a casa a vedere un film al computer".

Continua la campagna di Raffaele Sollecito per discolparsi dall'omicidio Meredith anche utilizzando il mezzo televisivo. Tra le tante interviste, oggi era ospite di Domenica Live e da lì ha rilasciato numerose dichiarazioni che puntano a smontare l'impianto dell'accusa che l'ha portato a una condanna a 25 anni nel processo d'appello bis.

Ecco alcune delle dichiarazioni di Sollecito: "L’accusa, prima di creare un teorema, dovrebbe verificare la realtà degli elementi. Si è parlato di una serata a base di droga e alcool: dov’è la droga? Dov’è l’alcool? Negli atti non ci sono. Io ho solo detto che quella sera avevamo fumato uno spinello, ma da lì sono arrivati fino a dire che c’era stato un festino a base di droga e alcool".

Un vero e proprio alibi, invece, Sollecito crede di averlo trovato in seguito alla nuova datazione della morte di Meredith, tra le 21 e le 22 di quella sera. Sollecito afferma: "La notte io sono sempre stato a casa mia. E ora ho un alibi a riprova di questo, che prima non avevo: il mio computer, con il quale ho finito di vedere un film alle 21.15 circa e poi ho aperto un file video di cartoni giapponesi. Io, contro Meredith non avevo nulla".

Tutto questo, secondo Sollecito, ha reso lui e Amanda vittime di un caso di malagiustizia: "Se si sposa una teoria che non ha basi reali si possono fare più vittime. Ora siamo io ed Amanda, ma con questo sistema può succedere a chiunque. I miei progetti sono ormai nel dimenticatoio e io sono bloccato in Italia. Io non sono un folle e non ho problemi psicologici, non posso aver commesso un delitto solo per solidarietà con Amanda".

 Raffaele Sollecito Svizzera

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