USA, uccise un adolescente afroamericano: processo annullato per Michael Dunn

Michael Dunn è stato comunque giudicato colpevole per gli altri capi d’accusa e già solo così rischia una condanna fino a 75 anni di carcere.

Si è concluso con una condanna e con un annullamento il processo a carico di Michael Dunn, 47enne residente in Florida coinvolto in una sparatoria, nel novembre 2012, in cui perse la vita l’adolescente Jordan Davis, di appena 17 anni.

All’uomo venivano contestati cinque capi d’accusa: uno per omicidio di primo grado, tre per tentato omicidio di secondo grado e uno per aver sparato contro un veicolo. Ieri sera, dopo oltre 30 ore di camera di consiglio, il colpo di scena: la giuria non ha raggiunto un accordo sull’accusa di omicidio di primo grado e il processo è stato annullato.

Michael Dunn è stato comunque giudicato colpevole per gli altri capi d’accusa e già solo così rischia una condanna fino a 75 anni di carcere - 20 per ogni accusa di tentato omicidio, 15 per l’esplosione di colpi contro il veicolo in cui si trovava il gruppetto di amici.

Se è vero che una parte della stampa statunitense sta insistendo sul fatto che l’omicidio di Jordan Davis abbia alle spalle un movente razziale, non è questo il motivo dell’annullamento del processo. Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Era il 23 novembre 2012 quando Dunn, insieme alla compagna Rhonda Rouer, si fermò a una stazione di servizio di Jacksonville per acquistare vino e qualche snack. Nel SUV parcheggiato vicino all’auto di Dunn c’era un gruppetto di ragazzi intenti ad ascoltare musica a tutto volume.

Secondo quanto raccontato in aula dallo stesso Dunn durante una testimonianza durata diverse ore, il volume della musica era davvero eccessivo, tanto da far vibrare l’auto in cui si trovavano i giovani e quella dello stesso Dunn. L’uomo avrebbe chiesto ai ragazzi di abbassare il volume e da lì sarebbe nata un’accesa discussione.

Michael Dunn

A quel punto, nel delirio generale, Dunn ha esploso 10 colpi di pistola contro il SUV, raggiungendo Jordan Davis - che si trovava sul sedile posteriore - e uccidendolo. Dunn ha raccontato di aver visto il giovane impugnare una pistola e di aver agito per legittima difesa, me le autorità non sono riuscite a trovare alcuna arma a bordo del SUV.

Questo, secondo Dunn, perchè gli amici di Davis sono riusciti a liberarsene prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Della pistola, in ogni caso, non è stata rinvenuta alcuna traccia e questo ha fatto vacillare la versione dell’assassino.

Quello su cui la giuria non è riuscita a trovare un accordo è proprio l’accusa di omicidio di primo grado, accusa che implica una premeditazione e per questo è punibile con l’ergastolo. Dunn ha esploso 10 colpi contro il SUV, tre dei quali hanno raggiunto e ucciso Jordan Davis, ma vista la vicinanza dell’uomo al SUV, non è possibile accertare se le sue intenzioni fossero proprio quelle di uccidere l’adolescente.

La questione razziale tanto sbandierata dalla stampa statunitense, e ripresa anche da quella italiana, è certamente presente, ma comunque in modo superficiale. Dunn, sostiene l’accusa, ha perso la testa perchè si è visto mancare di rispetto da quegli adolescenti di colore. Dunn non ha fatto alcuna ammissione al riguardo, ma l’accusa è convinta che se gli adolescenti fossero stati bianchi, la vicenda avrebbe preso tutta un’altra piega.

In ogni caso, indipendentemente da questo, la giuria non è riuscita ad accertare se Dunn abbia sparato con l’intenzione di uccidere o meno. Da qui l’annullamento del processo per la sola accusa di omicidio di primo grado. Questo significa che per quell’accusa sarà necessario un nuovo processo, mentre per la colpevolezza di Dunn in relazione alle altre quattro accuse, la sentenza è attesa per il 24 marzo prossimo.

Via | USA Today

  • shares
  • Mail