Quarto Grado ultima puntata 14 febbraio 2014

La sorella di Simonetta Cesaroni si racconta in esclusiva a Quarto Grado


Quarto Grado, Maria Concetta Velardi uccisa dal figlio Fabio?


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Il figlio, il sottufficiale della marina militare Fabio Matà, e altre due uomini, un giovane (un rom di nome Agatino D'Ottone) e un anziano (Michele Mascali, commerciante e vedova da 11 anni), sarebbero indagati per la morte di Maria Concetta Velardi, la vedova di 59 anni assassinata con colpi di pietra il 7 gennaio scorso nel cimitero di Catania. Non si esclude la pista del maniaco sessuale. I graffi sul corpo, invece, avvalorerebbero la presenza di una donna sul luogo del delitto.

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Fabio: Ho chiesto alle persone cosa dicessi perché non ricordo nulla. E' istintivo di toccarla, scuoterla e chiedere aiuto. La gente mi ha visto con le mani sporche di sangue. Si sono tenuti un pò alla larga. Chi conosce la mia famiglia i dubbi non li ha. Sapevano i rapporti tra di noi. Qualcuno le aveva fatto delle avance perché era una bella donna.

Quarto Grado, scomparsa Roberta Ragusa: Antonio Logli coinvolto?


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Una serie di testimoni (Loris Gozi, Silvana) confermerebbero la presenza di Antonio Logli a Via Gigli nelle ore della scomparsa di Roberta Ragusa.

Quarto Grado, Christiane Seganfreddo è a Genova?


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ha riconosciuto parzialmente Christiane Seganfreddo nell'immagine della donna catturata dalle telecamere della stazione Principe di Genova lo scorso gennaio.

02_14_2014_21_56_32Le ultime immagini di Christiane, datate 6 dicembre 2013, durante il compleanno del figlio. Era sotto cura di cortisone per una rara malattia agli occhi.

Quarto Grado, che fine ha fatto Elena Ceste?


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L'uomo indicato da Michele Buoninconti, come possibile mandante della scomparsa di Elena Ceste, avrebbe un alibi e sarebbe (al momento) completamente estraneo ai fatti. Ha lasciato a casa gli indumenti indossati la mattina della sparizione (intimo compreso) e gli inseparabili occhiali. Secondo una cugina, intorno a mezzanotte, la donna avrebbe chattato con qualcuno su Facebook. Son state già profilate 12 persone. Aveva ricevuto delle accuse di non essere una buona madre.

02_14_2014_21_31_42 L'amica Morena ha dialogato, via chat, con Elena il primo dell'anno per i rituali auguri. Tra i suoi amici virtuali, c'era un ragazzo che amava tagliare le ciocche dei capelli. E se fosse stata plagiata da una setta religiosa.

Quarto Grado, caso Lidia Macchi: si indaga per omicidio passionale


Svolta nell’inchiesta per la morte di Lidia Macchi. La Procura generale di Milano indaga per “omicidio passionale”. La donna forse era coinvolta in una relazione difficile con un uomo sposato, «un amore impossibile». Lo confermerebbero alcune lettere trovate nella borsa della giovane studentessa, scomparsa a Cittiglio il 5 gennaio 1987 e trovata senza vita, due giorni dopo, colpita da 29 coltellate.

Lidia non sarebbe stata uccisa da un maniaco, ma da una persona con cui aveva stretto un rapporto sentimentale. Nella borsetta della ragazza è stata trovata una lettera ripiegata in una busta di plastica. Nella lettera - mai resa nota prima - la giovane scrive: «Ti volevo dire, amore mio, che fuori oggi c'è una pioggerellina fredda, fredda, e che stamattina sono stata a lungo a guardare il cielo grigio sperando che un po' di grigiore entrasse in me, che una nebbiolina fitta si posasse dentro di me per nascondermi questo cuore».

Lidia prosegue: «Dimmi perché sorridi, perché il tuo sguardo è così dolce e perché io non posso che arrendermi alla realtà, non posso che riconoscere che ci sei… Questo mistero, sai, mi sgomenta e mi ferisce ed io, oggi meno che mai, riesco a fare progetti sul nostro futuro e non so se ci sarà un futuro insieme per noi».

La lettera si conclude con un’invocazione a Dio, ma gli inquirenti sono convinti che sia stata indirizzata a un uomo con cui Lidia aveva intrecciato una relazione difficile.

Nella borsa di Lidia, inoltre, è stata trovata anche una poesia di Cesare Pavese trascritta di proprio pugno («Questa morte che ci accompagna da mattina a sera insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. Per tutti la vita ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi…»).

Il sospetto è che non sia casuale questo scritto, ma che Lidia potesse presagire la sua fine. Le annotazioni a margine dei versi sembrerebbero indicare un amore proibito: «Il vizio è qualcosa di cui si ha bisogno - scrive la giovane - di cui si avverte l'inutilità. È il segno di una dipendenza».

Queste frasi sono da associare anche a quelle della lettera - anonima e intitolata “In morte di un'amica” - che fu recapitata alla famiglia quattro giorni dopo la morte di Lidia: «Perché io, perché tu, in questa notte di gelo… il corpo offeso, velo di tempio strappato giace».

Per chi indaga, l’anonimo è l’assassino: il velo strappato rappresenta la verginità perduta. Particolare che solo chi ha ucciso poteva sapere. Inoltre, nella lettera si evoca un agnello senza macchia, che piega il capo timoroso e docile. Lidia non si era ribellata a quel rapporto sessuale consumato prima di morire. Come faceva a saperlo l’anonimo?

Per dare un nome e un volto all’assassino di Lidia Macchi, gli inquirenti attendono gli esiti dei rilievi scientifici sugli oggetti trovati della scena del crimine. Parallelamente rimane comunque aperta l’indagine nei confronti di Giuseppe Piccolomo - già condannato all’ergastolo per l’omicidio di Carla Molinari noto come “delitto delle mani mozzate” - il quale potrebbe essere il molestatore che frequentava l’ospedale di Cittiglio.

Quarto Grado, sorella Simonetta Cesaroni: "L'assassino di mia sorella non verrà mai scoperto"


Il 26 febbraio torna in aula il processo per il delitto di via Poma dopo l’assoluzione in Appello di Raniero Busco. A Quarto Grado parla la sorella di Simonetta Cesaroni, uccisa a Roma con 29 coltellate il 7 agosto 1990:

Temo che l’assassino di mia sorella non verrà mai scoperto. La giustizia funziona poco. Credo che fin dall’inizio ci siano stati errori, che non hanno permesso di inquadrare da subito la situazione: per esempio, non si trova nemmeno la dichiarazione che Raniero fece all’epoca. Bisogna pensare che sia stata sottratta? Faccio solo delle deduzioni logiche. Io mi auguro che sia andata persa…

· La Cassazione

Mi aspetto che la Cassazione possa rimettere in gioco tutte le cose. Che si possa almeno ripetere qualche perizia. Anche per questo ragazzo. Ci sono dubbi, non c’è chiarezza... In secondo grado non è stato fatto nessun approfondimento. Non è un danno mio, ma un danno sociale. Non è un caso della famiglia Cesaroni: qui è la giustizia che non c’è.

· Mia sorella Simonetta

Quando penso a mia sorella, mi viene in mente una vita spezzata. Aveva 20 anni e le hanno tolto tutte le possibilità. Non riesco a dimenticare la sera in cui la trovai senza vita in quell’ufficio. Fu terribile quando mi convocarono per un interrogatorio e mi mostrarono le foto di lei straziata da 29 coletllate. Fu uno choc. Forse volevano sapere se nascondessi qualcosa.

· Il rapporto con il fidanzato dell’epoca: Raniero Busco

In quel momento, Simonetta e Raniero non avevano un rapporto tranquillo. Si lasciavano, si riprendevano. Di Raniero, Simonetta non parlava molto. Era innamorata, ma non era ricambiata. Solo dopo, leggendo le sue lettere, abbiamo scoperto il malessere che stava vivendo, la sofferenza che nascondeva nei suoi momenti tristi.

· L’ufficio di via Poma

All’interno di quell’ufficio molto probabilmente accadevano cose al di fuori di quel che poteva essere il lavoro normale. Probabilmente quella notte successe qualche cosa che mise in agitazione tutti. Forse pensavano che nel loro giro fosse successo qualcosa.

· Le prove

Quando abbiamo saputo che sugli indumenti di Simonetta c’era saliva di Raniero Busco, abbiamo pensato che fosse normale essendo il fidanzato. Abbiamo chiesto di fare approfondimenti. Sia sul corpetto che sul reggiseno, c’è la saliva, nello stesso punto dove c’è anche il morso.

Alla domanda circa la colpevolezza di Raniero Busco, Paola Cesaroni replica:

Non sono convinta di niente. Mi devono convincere i giudici. Perché in Appello dicono che non è un morso, quello sul seno di mia sorella? Hanno fatto una perizia? Non si possono dare 24 anni a Raniero Busco e poi dire che è innocente. Sinceramente noi abbiamo visto una farsa, non un processo.

Quarto Grado puntata 14 febbraio 2014, gli argomenti di oggi


alessandra viero gianluigi nuzzo quarto grado

Alla vigilia della sentenza della Corte di Cassazione sul delitto di via Poma – che il prossimo 26 febbraio si pronuncerà sull’assoluzione in Appello di Raniero Busco - a Quarto Grado parla la sorella di Simonetta Cesaroni. Stasera, alle ore 21.15, su Retequattro, Gianluigi Nuzzi raccoglie lo sfogo di Paola Cesaroni, che 24 anni dopo l’omicidio della sorella - uccisa a Roma con 29 coltellate il 7 agosto 1990 - non ha ancora ottenuto giustizia.

Nuovo colpo di scena nella vicenda di Federica Mangiapelo: il settimanale a cura di Siria Magri aggiorna i telespettatori sul caso della sedicenne trovata morta il 1° novembre 2012 a Vigna di Valle, sulle rive del lago di Bracciano. L’ex fidanzato della giovane, Marco Di Muro, dovrà rispondere di un nuovo capo d’imputazione: “abbandono di minore o incapace”. Tra gli altri temi della serata, Nuzzi e Alessandra Viero danno conto delle ricerche per la scomparsa di Roberta Ragusa e per quella di Elena Ceste. Su Crimeblog, il liveblogging della puntata.

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