Milano, omicidi con piccone. Lo sfogo dei familiari: "è un’ingiustizia che Kabobo esca dal carcere"

Il ghanese non può stare a San Vittore, ma deve essere trasferito in un ospedale psichiatrico, lo dice una perizia disposta dal Tribunale del riesame.

Aggiornamento 22 gennaio 2014, ore 12.45: Lorenza Carella, la madre di Daniele, il giovane deceduto in seguito all’aggressione compiuta da Adam Kabobo l’11 maggio dello scorso anno a Milano, non ci sta e si ribella alla perizia che ha stabilito che il giovane ghanese debba essere trasferito in un ospedale psichiatrico giudiziario per ricevere cure adeguate alla sua condizione.

Il Tribunale del Riesame di Milano che ha disposto la perizia deve ancora esprimersi, ma la donna mette le mani avanti e annuncia che non si arrenderà:

È un’ingiustizia che Kabobo esca dal carcere. Ma loro fanno quello che vogliono. Noi siamo piccoli piccoli e valiamo meno dei moscerini. Fosse stato il figlio di qualche altolocato probabilmente sarebbe già stato trovato impiccato da qualche parte. Proveremo a non arrenderci, ma siamo il popolino in un quartiere povero. Non sanno neanche che esistiamo. Siamo zero, meno di niente e non abbiamo voce.

La decisione finale spetta ai giudici del Riesame. Il processo di primo grado, per il momento, è in programma ap partire dal 6 febbraio prossimo.

Perizia su Kabobo: "Non può stare in carcere"

Adam Kabobo

Secondo la perizia del medico legale Marco Scaglione depositata oggi, lunedì 20 gennaio, Adam Kabobo, il ghanese che ha ucciso tre persone a colpo di piccone a Milano l'11 maggio 2013, non può stare in carcere a causa delle sue condizioni di salute mentale e deve essere portato in un ospedale psichiatrico.

La perizia è stata disposta dal Tribunale del riesame di Milano, su richiesta degli avvocati Benedetto Ciccarone e Francesco Colasuonno, e sulla base di questi risultati dovrà prendere la sua decisione.
Il medico ritiene che l'assassino vada trasferito in un ospedale psichiatrico giudiziario per ricevere cure adeguate alla sua condizione, sempre, ovviamente, in regime di custodia cautelare.

Prima di quella del dottor Scaglione c'era stata un'altra perizia disposta dal giudice per le indagini preliminari Andrea Ghinetti, dalla quale era emerso che il ghanese non era incapace di intendere e di volere nel momento in cui ha commesso i tre omicidi, ma era in preda a una forma di schizofrenia.

L'ultima perizia serve per valutare la compatibilità tra le condizioni di salute di Kabobo e il regime carcerario. Ora il Tribunale dovrà stabilire, sulla base della relazione ricevuta, se l'omicida deve restare a San Vittore o essere trasferito in un ospedale psichiatrico e potrebbero esserci delle conseguenza dal punto di vista della difesa al momento del processo con rito abbreviato che comincerà il 6 febbraio 2014.

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