Giovanni Lo Porto, rapito tre anni fa in Pakistan: di lui nessuna notizia

Tra pochi giorni, il 19 gennaio 2015, ricorrerà il terzo anniversario di quel rapimento e ad oggi non si hanno ancora notizie di dove possa trovarsi Giovanni Lo Porto.

Aggiornamento 16 gennaio 2015, ore 15.45 - Mentre la notizia della liberazione delle due cooperanti italiane rapite oltre 5 mesi fa in Siria da un lato rallegra e dall'altro scatena polemiche (motivo, il pagamento di un presunto riscatto milionario), la sorte di altri due italiani, padre Paolo Dall'Oglio in Siria (pare detenuto a Raqqa, secondo le ultime notizie non confermate) e Giovanni Lo Porto (scomparso in Pakistan poco meno di tre anni fa) continuano a causare preoccupazioni nelle loro famiglie.

Lo Porto si trovava nella regione per la ong Welt Hunger Hilfe (Aiuto alla fame nel mondo) e si occupava della costruzione di alloggi di emergenza nel sud del Punjab.

Contrariamente a Paolo Dall'Oglio di Giovanni Lo Porto non si hanno notizie e, se si hanno, sono tenute nello stretto riserbo dell'Unità di Crisi della Farnesina e della famiglia di Palermo.

Giovanni Lo Porto, rapito due anni fa in Pakistan: parte l’appello #VogliamoGiovanniLibero

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Mentre il caso dei due Marò italiani detenuti in India continua a tenere banco sulle prime pagine dei quotidiani nazionali e non solo, è bene ricordare che ci sono molti altri nostri connazionali detenuti all’estero contro la loro volontà, rapiti mentre stavano svolgendo il proprio lavoro e ora rinchiusi chissà dove.

E’ il caso di Giovanni Lo Porto, Giancarlo per gli amici, rapito il 19 gennaio di due anni fa mentre si trovava a Multan, nell’area tribale più calda della regione tra Pakistan e Afghanistan, impegnato a lavorare per la ong tedesca Welt Hunger Hilfe.

Il 38enne, in passato impegnato anche tra la Repubblica Centro Africana ed Haiti, venne rapito da quattro uomini armati che fecero irruzione nella sede dell’associazione, sequestrando anche il collega di Giovanni, Bernd Muehlenbeck, di 59 anni.

Da quel 19 gennaio non si sono più avute notizie di Giovanni, se si esclude un brevissimo video risalente al dicembre 2012, quasi un anno dopo il sequestro, in cui appariva Muehlenbeck per un appello:

Ora siamo in difficoltà. Per favore accogliete le richieste dei mujahidin. Possono ucciderci in qualsiasi momento. Non sappiamo quando. Può essere oggi, domani o tra tre giorni.

Nel brevissimo video, poco meno di un minuto, non si vedeva Lo Porto, ma il fatto che il suo collega avesse parlato al plurale ha fatto ben sperare sul fatto che il nostro connazionale fosse ancora in vita. Poi niente, il silenzio.

Proprio per questo motivo i familiari e gli amici di Lo Porto hanno deciso di lanciare una petizione per chiedere a tutti di non lasciare solo Giovanni e chiedere al presidente della Repubblica Giorgio Napoletano e al premier Enrico Letta di fare

tutti gli sforzi possibili per riportare finalmente a casa Giovanni, restituirlo alla sua famiglia, a tutti noi e alla certezza che impegnarsi per un mondo più umano è giusto ed è possibile.

Con l’occasione è stato realizzato anche un breve video che dà il via alla campagna online #VogliamoGiovanniLibero a cui ci sentiamo in dovere di dare spazio:

Tra pochi giorni, il 19 gennaio 2014, ricorrerà il secondo anniversario di quel rapimento e ad oggi non si hanno ancora notizie di dove possa trovarsi Giovanni Lo Porto, né in che condizioni si trovi e se sia ancora vivo.

L'unità di crisi della Farnesina è al lavoro per riportarlo a casa, ma il quadro è ancora molto complesso.

Foto | Facebook

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