Banca UBS: l'accusa è truffa

Truffa: questa è l'accusa che il procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, muove al colosso bancario Ubs. Già sotto il mirino del senato perché favoriva l'evasione fiscale, ora UBS è attaccata per una gestione delle obbligazioni a lungo termine Ars, rifilate a 50 mila clienti per un ammontare stimato in 37 miliardi di dollari.

In febbraio, il mercato degli Ars, valutato in circa 300 miliardi di dollari, è andato a picco. La banca propose agli investitori questi bond anche quando alcuni dei suoi top manager già li consideravano dei «totali perdenti» (sette di loro se ne liberarono del tutto incassando 21 milioni di dollari). A testimoniarlo, alcune email scambiate fra loro. In alcune di esse si leggeva che sarebbe stato «delicato e inquietante» divulgare il nascente problema finanziario con chi gestiva le aste; in febbraio altri manager descrissero i bond come «una totale tortura».

Cuomo ha affermato:

Appena si resero conto che i bond Ars stavano cadendo, questi manager tolsero i soldi loro e dell’azienda dalle periodiche aste, mentre continuavano a spingere i consumatori a partecipare alle medesime aste.

Il 13 febbraio Ubs bloccò poi le aste lasciando i 50 mila titolari di obbligazioni «nell’impossibilità di accedervi» e si limitò a offrire la possibilità di prendere in prestito il cento per cento del valore delle obbligazioni, fino a quando non sarebbe stato possibile ricominciare le aste. Di soldi indietro mai parlato, chiaramente.

UBS replica così: «È mortificante osservare che il procuratore generale di New York ha aperto una causa contro di noi nonostante il nostro impegno per assicurare la disponibilità di liquidi per i clienti che detengono i bond-asta». Si preannuncia una lunga battaglia legale.

Via | La Stampa

  • shares
  • Mail