Vigili corrotti a Giugliano: maxisequestri per 500 milioni di euro

Forse qualcuno ricorderà una notizia del maggio scorso relativa all'arresto di 23 vigili urbani a Giugliano(Na) che richiedevano mazzette dai 500 fino ai 2.500 euro per chiudere un occhio su una lunga serie di abusi edilizi, i proventi illeciti facevano poi da cassa comune tra tutti i vigili. Voi forse non lo ricorderete, ma gli abitanti di Giugliano probabilmente sì, soprattutto quella donna a cui venne richiesta una prestazione sessuale per strappare un verbale di denuncia.

Partendo da quell'indagine la Procura della Repubblica-Direzione distrettuale antimafia ha disposto una serie di sequestri sul territorio campano fino ad arrivare a Roma e Recanati per beni con valore di 500 milioni di euro circa. Terreni (90), fabbricati (151) tra cui appartamenti, ville e perfino box auto a cui vanno aggiunti patrimoni aziendali e quote societarie.

In particolare è emerso che gli appartenenti alla polizia municipale ricevevano sistematicamente somme di denaro o altre utilità, o comunque ne accettavano la promessa, per compiere atti contrari ai doveri d'ufficio, consistiti nell'omettere o ritardare di denunciare oppure d'intervenire e procedere al sequestro in relazione a lavori abusivi in atto presso cantieri edili e nell'omettere d'impedire ai committenti dei lavori e ai custodi di violare i sigilli.

Non si trattava quindi solo di un tacito accordo tra i vigili per fare cassa (lo chiamavano "il calderone") e arrotondare lo stipendio, ma gli inquirenti pongono l'accento su un sistema generalizzato di corruzione e collusione - 70 indagati - che vede andare avanti a braccetto l'imprenditoria edilizia ed i pubblici ufficiali con un occhio sistematicamente chiuso, anche due.

Via | Corriere del Mezzogiorno

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