Genova, il serial killer evaso dal carcere. Caccia a Bartolomeo Gagliano e alla Fiat Panda

La polizia lancia l'allarme: Bartolomeo Gagliano è armato e molto pericoloso.


Aggiornamento 19 dicembre, ore 9.30: le ricerche di Bartolomeo Gagliano proseguono senza sosta e le segnalazioni, vere o presunte tali, si susseguono ora dopo ora, soprattutto da quando le autorità hanno definito l’uomo “altamente pericoloso”. Al momento, però, Gagliano sembra svanito nel nulla, anche se chi lo conosce si dice certo che si costituirà a breve.

Questa persona che afferma di conoscerlo è Salvatore Mazzeo, direttore del carcere di Marassi di Genova, che fino a pochi giorni fa aveva ospitato Gagliano:

Sono convinto che lui si costituirà. Ne sono sicuro perché lui adesso sta pensando che non può andare da nessuna parte. E' un uomo solo. Andrà da sua madre oppure dal fratello e si costituirà.

E mentre il ministro Cancellieri ha assicurato che verrà fatta chiarezza sulla vicenda e su come sia stato possibile che a una persona con un curriculum criminale come quello di Gagliano siano stati concessi dei permessi premio,

Si tratta di un episodio gravissimo che richiede un accertamento molto rigoroso. Faremo chiarezza ed individueremo eventuali responsabilità.

lo stesso Mazzeo azzarda una spiegazione che, alla luce degli eventi, non sembra tra le più convincenti:

Noi non sapevamo che aveva quei precedenti penali, per noi era un rapinatore. Abbiamo valutato Gagliano in base al fascicolo di reato per cui era detenuto, che risale al 2006 e lo indica come rapinatore.

Gagliano, ha spiegato Mazzeo, aveva già scontato le condanne per omicidio e si trovava in carcere per estorsione dall’agosto 2006, quando fu arrestato appena una settimana dopo esser stato rilasciato grazie all’indulto mentre stava scontando una condanna per rapina.

Il web è pieno di articoli di giornale che raccontano la storia criminale di Gagliano, molto prima degli eventi di ieri, e appare poco probabile che una persona con 3 omicidi alle spalle e tanti altri reati minori non ne abbia mai fatto menzione durante la sua detenzione - se di riabilitazione si tratta, è lecito intuire che Gagliano fosse seguito almeno da uno psicologo - o che nessuna tra le persone che avevano a che fare con lui avessero pensato bene di informarsi sul passato dell’uomo.

In ogni caso, l’opinione pubblica chiede spiegazioni: Mazzeo sostiene che Gagliano non è più la persona che la stampa sta descrivendo in queste ore, eppure l’ultimo reato da lui compiuto risale appena a una manciata di anni fa. Si tratta pur sempre, secondo la perizia psichiatrica, di una persona inferma di mente che appena pochi mesi fa aveva tentato il suicidio e che, a conti fatti, non ci ha messo troppo tempo a procurarsi un’arma subito dopo l’ultimo permesso premio.

21.20 La vettura utilizzata per la fuga da Bartolomeo Gagliano è una Fiat Panda Van color verde con paraurti e specchietti neri, targata CV 848AW. Lo ha fatto sapere la questura di Genova su disposizione del pm Landolfi. Contro Gagliano, che è armato, la procura ha ipotizzato i reati di sequestro di persona, rapina, porto abusivo di armi ed evasione.

Stava scontando una condanna per tre omicidi, eppure ha potuto godere di un permesso premio e, approfittando dell’occasione, non ha fatto ritorno in carcere a Genova come stabilito ed è attualmente ricercato in tutta la provincia, anche se non si esclude che possa aver già lasciato la regione.

Si tratta di Bartolomeo Gagliano, nato a Nicosia, in Sicilia, 55 anni fa, e noto alla stampa italiana per il suo folle sodalizio criminale, se così si può chiamare, con l’assassino Francesco Sedda, conosciuto durante una detenzione in un ospedale psichiatrico.

L’uomo era tornato a Savona, dove risiedeva prima del suo arresto, e intorno alle 6 del mattino ha bloccato un panettiere che stava effettuando delle consegne e, puntandogli contro una pistola, l’ha costretto a farsi portare a Genova, dove proprio oggi sarebbe dovuto rientrare in carcere.

Arrivato nel capoluogo ligure, però, Gagliano non ha fatto ritorno nella struttura ed è riuscito a far perdere le proprie tracce portandosi via il mezzo dell’uomo, diventato a tutti gli effetti un latitante.

Polizia e carabinieri stanno setacciando tutta l’area alla ricerca dell’uomo che, avvertono, è da considerarsi molto pericoloso.

Chi è Bartolomeo Gagliano?

Gagliano uccise per la prima volta nel 1981, quando spaccò a sassate la testa della prostituta Paolina Fedi, con cui aveva una relazione, che l’aveva minacciato di rivelare tutto alla fidanzata di lui poco prima delle nozze. Fu riconosciuto incapace di intendere e di volere e fu condannato a 10 anni di carcere da trascorrere presso il manicomio giudiziario di Aversa, in provincia di Caserta.

Quello fu soltanto il primo delitto. Due anni dopo riuscì a godere di una licenza premio e in quell’occasione sequestrò prima un’intera famiglia, poi un tassista e ancora un’altra famiglia prima di arrendersi alle forze dell’ordine e farsi arrestare.

Dopo quell’episodio fu rinchiuso nell’ospedale psichiatrico di Montelupo, in provincia di Firenze, e fu lì che fece la conoscenza di Francesco Sedda, classe 1958, criminale dedito a furti e rapine e, secondo una perizia, totalmente infermo di mente.

I due riescono a evadere dalla struttura l’11 gennaio 1989 e pochi giorni dopo, l'8 febbraio, uccidono insieme il transessuale uruguayano Nahir Fernandez Rodriguez, 32 anni, sparandogli in faccia e abbandonando il corpo lungo l'autostrada Milano-Genova.

Pochi giorni dopo il nuovo delitto: il 14 febbraio i due uccidono a colpi di pistola in faccia il travestito tossicodipendente Francesco Panizzi, 34 anni, mentre si era appartato con un cliente.

Nemmeno 24 ore dopo il terzo e ultimo colpo della coppia, stavolta l’omicidio fallisce: i due feriscono gravemente la prostituta Laura Baldi, colpita alla gola da un proiettile. La giovane, però, riesce a sopravvivere.

La detenzione e le ripetute fughe

Gagliano viene bloccato pochi giorni dopo, il 20 febbraio, durante in controllo di routine e, riconosciuto, viene arrestato. Il complice finisce dietro le sbarre poco tempo dopo, ma le loro avventure criminali non finiscono lì. Vengono entrambi dichiarati infermi di mente e rinchiusi in un ospedale psichiatrico in Emilia Romagna, ancora una volta rinchiusi nella stessa cella.

Sedda riesce ad evadere nel 1991, giusto in tempo per partecipare a una rapina e venir nuovamente ricondotto nella struttura, dove è morto nel 1994. Anche Gagliano riesce scappare più di una volta e compiere diversi reati: è stato bloccato mentre aveva addosso degli esplosivi, poi dopo aver ferito una donna durante un rapporto sessuale, e ancora dopo aver ferito un metronotte che l’aveva sorpreso a rubare e un’altra volta ancora dopo esser stato bloccato in possesso di armi e droga.

Eppure, nonostante i precedenti e le evidenti capacità di fuga, Gagliano è riuscito a godere ancora una volta di un permesso premio, ad armarsi e far perdere le proprie tracce.

(in aggiornamento)

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