Delitto di Perugia. Amanda Knox scrive ai giudici: «Ho paura, non torno»

La Knox denuncia anche maltrattamenti subiti in Italia


Amanda Knox conferma l'intenzione di non voler tornare in Italia per il processo d'appello per l'omicidio di Meredith Kercher e lo fa con una mail indirizzata alla Corte d'Assise e d'Appello di Firenze, che in questi giorni è in udienza per il processo-bis in cui la giovane americana è imputata assieme all'ex fidanzato Raffaele Sollecito.

Non sono presente in aula perché ho paura. Ho paura che la veemenza dell'accusa vi impressionerà, che il loro fumo negli occhi vi accecherà

Spiega la Knox nella mail, che definisce le accuse subite "un abuso ingiusto e maligno". Nella sua dichiarazione, la ragazza torna anche a parlare delle calunnie da lei rivolte a Patrick Lumumba, in un primo momento accusato dalla Knox di essere l'autore del delitto. "Dobbiamo riconoscere che una persona possa essere portata a confessare falsamente perché torturata psicologicamente", spiega la ragazza, raccontando poi i presunti maltrattamenti fisici e psicologici subiti al momento dell'arresto.

Mi hanno mentito, urlato, minacciata, dato due scappellotti sulla testa. Mi hanno detto che non avrei mai più visto la mia famiglia se non avessi ricordato cos'era successo a Meredith quella notte

La Corte d'Appello ha però detto che non accetterà le frasi della Knox come dichiarazioni spontanee da usare nel dibattimento. "È irrituale. Chi vuol parlare nei processi viene nei processi", ha detto il presidente della Corte d'assise Alessandro Nencini prima di leggere il testo, affermando che sono solo i legali della ragazza ad attestare l'autenticità della mail.

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