Processo trattativa Stato-mafia, le rivelazioni di Brusca: "Riina disse che i politici ci stavano tradendo"

Il processo è in trasferta a Milano, ma il Pm Fi Matteo, minacciato da Riina, è rimasto a Palermo.

Anche oggi nell'aula bunker di Milano andrà avanti l'udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia a partire dalle ore 9:30. Non è presente il Pm Nino Di Matteo che, dopo le minacce indirette che Totò Riina gli ha fatto attraverso le sue conversazioni con un boss della Sacra Corona Unita in carcere, è rimasto a Palermo.

Il pentito Giovanni Brusca ieri ha rilasciato numerose dichiarazioni interessanti, dal racconto di quando, da ragazzino, portava i viveri al latitante Leoluca Bagarella, all'affiliazione vera e propria a Cosa Nostra nel 1975 con Totò Riina che era il suo padrino.
Brusca ha raccontato inoltre di quando, nel Natale del 1991, Riina riunì la Cupola a Palermo e disse che i politici li stavano tradendo. Poi il pentito ha aggiunto:

"Sapevamo che il maxiprocesso sarebbe andato male in Cassazione, anche per l'interessamento di Giovanni Falcone, che aveva fatto ruotare i componenti del collegio giudicante, sottraendo la presidenza al giudice Carnevale. Lima e Andreotti non avevano mantenuto le promesse"

Fu così che nacque la strategia stragista del 1992 con l'omicidio di Salvo Lima e poi le stragi di Capaci e Via D'Amelio. Brusca ha detto che nei piani di morte c'erano anche Mannino, perché non si era interessato dell'aggiustamento del processo per l'omicidio del capitano Basile, e Martelli.

Brusca ha detto che venti giorni dopo la strage di Capaci con l'uccisione di Giovanni Falcone, vide Riina a casa di Girolamo Guddo e disse che aveva preparato un appello di richiesta per far finire le stragi e qualche giorno dopo gli fece il nome di Mancino, dicendo che la domanda era finita proprio a lui, poi da lì a poco Mancino divenne ministro.

Il pentito ha anche spiegato in che occasione ha fatto il nome di Marcello Dell'Utri e cioè dopo l'incontro con Rita Borsellino che gli aveva chiesto tutta la verità sulla morte di suo fratello. Brusca ha parlato del tentativo di contattare Dell'Utri attraverso l boss Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, per avere benefici per i detenuti.

Ricordiamo che Giovanni Brusca, nell'ambito del processo Stato-mafia è teste e imputato per minaccia a corpo politico dello Stato. Lo stesso capo d'accusa pende sugli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni e per i boss di Cosa Nostra Totò Riina, Leoluca Bagarella e Antonio Cinà. Anche Dell'Utri è imputato per lo stesso reato, mentre l'ex ministro Dc Nicola Mancino è accusato di falsa testimonianza e Massimo Ciancimino di concorso esterno in associazione mafiosa.

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