Violenza sessuale a San Vittore, chiesti 14 anni per l’ex cappellano don Alberto Barin

Ad accusare l’ex cappellano erano stati sei detenuti stranieri, tutti di età compresa tra i 22 e i 28.


E’ attesa per il prossimo 21 febbraio la sentenza di primo grado del processo a don Alberto Barin, l’ex cappellano del carcere milanese di San Vittore accusato di violenza sessuale continuata e pluriaggravata e concussione ai danni di almeno 12 detenuti della struttura.

Ieri, al termine dell’arringa, i pm di Milano Daniela Cento e Lucia Minutella hanno chiesto che l’uomo venga condannato a 14 anni e 8 mesi di carcere, tenendo conto anche dello sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato scelto dall’imputato.

Ad accusare l’ex cappellano erano stati sei detenuti stranieri, tutti di età compresa tra i 22 e i 28, che avevano denunciato richieste di favori sessuali in cambio del miglioramento delle loro condizioni di detenuti, miglior cibo compreso.

Ad incastrare il religioso c’erano anche le riprese delle telecamere nascoste installate dagli inquirenti all'interno del suo ufficio. Questo avrebbe permesso ai militari di trovare un riscontro alle denunce: Barin avrebbe costretto i reclusi a soddisfare le sue richieste sessuali in cambio di beni materiali - come sigarette, dentifricio e simili - e della promessa di mettere una buona parola per la loro scarcerazione.

Nel corso delle indagini, poi, sono emersi altri sei detenuti vittima di violenze, tutti di origine africana e in carcere tra il 2008 e il 2012.

Intanto, mentre si attende la sentenza di primo grado, calendarizzata per il 21 febbraio del prossimo anno, l’ex cappellano si trova agli arresti domiciliari in un convento, come disposto nei mesi scorsi dal gip di Milano Enrico Manzi. La prossima udienza, invece, si terrà il 4 febbraio, quando prenderanno la parola i legali di Barin per l'arringa conclusiva.

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