Un giorno in pretura puntata del 7 dicembre 2013: il processo per la morte di Stefano Cucchi, terza parte

Nella terza parte della trasmissione si sono ripercorsi gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, ricoverato al Pertini, fino ad arrivare alla tanto criticata sentenza

Nella puntata di Un giorno in pretura andata in onda sabato 7 dicembre abbiamo assistito all'ultima parte del processo per la morte di Stefano Cucchi, che ci ha condotto fino alla contestata sentenza che ha visto condannare solo i medici dell'ospedale Pertini e assolvere gli infermieri e i 3 agenti di polizia penitenziaria sotto processo.

Nella prima parte della trasmissione dedicata al processo davanti alla Corte d'Assise di Roma si è cercato di stabilire cosa sia accaduto subito dopo l'arresto di Stefano fino al giorno seguente, mentre nella seconda parte si è cercato di capire cosa è accaduto a partire dalla convalida del suo arresto - il 16 ottobre 2009 - fino alla morte del giovane, avvenuta sei giorni dopo, il 22 ottobre.

In questa terza e ultima parte, che ci condurrà fino alla sentenza, viene dato conto delle perizie mediche effettuate sul corpo del giovane, alla ricerca del perché a pochi giorni dal suo arresto Stefano sia morto in ospedale mentre era sotto le cure dei medici. Delle lesioni presenti sul suo corpo, in particolare, si sono occupate le perizie, visto che per quelle lesioni sono accusati gli agenti di polizia penitenziaria.

Per tutti i periti, sia della accusa che della difesa che della corte, le lesioni subite da Stefano Cucchi, probabilmente ad opera degli agenti di polizia penitenziarie, non ne hanno causato la morte. A questo punto bisogna stabilire le cause della morte e capire se i medici e gli infermieri del Pertini, accusati di abbandono volontario di paziente seguito da morte non voluta, siano responsabili.

Medici e infermieri raccontano in aula di un ragazzo non collaborativo, che non voleva essere curato. Negano ogni responsabilità e dicono anzi di aver prestato tutte le cure necessarie. Se i primi giorni sono stati abbastanza buoni, dopo due giorni - per stessa ammissione dei medici - c'è stato un aggravamento delle condizioni del paziente.

Ma i medici hanno davvero fatto tutto quello che era necessario e - soprattutto - tutto quello che dicono di aver fatto per impedire la morte di Stefano? Secondo l'accusa no. Le perizie confermano che il ragazzo è morto per una sindrome di inanizione, cioè di fame e di sete: quando è entrato a Regina Coeli Stefano pesava 52 chili vestito, al momento dell'autopsia pesava 37-38 chili. Durante la degenza al Pertini, in 5 giorni e mezzo, ha perso più di 10 chili. È morto per un grave deperimento organico.

La Corte d'Assise condanna tutti i medici, con pene che vanno da 1 anno e 4 mesi ai due anni - pene sospese per tutti - mentre assolve gli infermieri e gli agenti di polizia penitenziaria. Il reato contestato ai medici è stato però derubricato in omicidio colposo per colpa medica (l'accusa aveva chiesto da 5 agli 8 anni per i medici e 4 anni per gli infermieri). Contro la sentenza hanno presentato appello sia la procura che i medici.

Questa sera 14 dicembre su Raitre andrà in onda una nuova puntata di Un Giorno in Pretura, che si occuperà del processo per la morte di Chiara Bariffi, scomparsa nel nulla il 30 novembre del 2002. I genitori, disperati, cercano in tutta Italia le tracce della giovane figlia fino a che, tre anni dopo, l’intervento di una sensitiva si rivela risolutivo: la macchina con all’interno il corpo di Chiara Bariffi viene recuperata dal fondo del lago di Como. Accusato dell’omicidio è Sandro Vecchiarelli, un caro amico con il quale Chiara aveva trascorso l’ultima serata prima di scomparire. La Corte d’Assise di Como dovrà stabilire se l’imputato è il vero responsabile della morte della giovane donna.

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