Da Santa Rita a … San Donato

24 avvisi di garanzia e circa due milioni di euro sequestrati è il bilancio di una indagine della magistratura milanese, condotta con la Guardia di Finanza, nei confronti del Policlinico S. Donato. Richieste di rimoborso regionali (Drg) maggiorate, anche 30 volte superiori al dovuto, come si legge nell’ordinanza del GIP Vincenzo Tutinelli che ha disposto il sequestro preventivo:

Un sistema, quello dei rimborsi regionali falsati (Drg), dal quale si riuscivano a ottenere ricavi talvolta anche di «trenta volte quanto effettivamente dovuto». In tre anni, per interventi che valevano 346.702 euro totali, i rimborsi sono stati di 2.348.657 euro. La differenza, 2.001.954 euro, equivale al denaro sequestrato oggi al Policlinico San Donato, indagato per la legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società. «In ragione della frequenza delle richieste maggiorate e della palese finalizzazione della condotta al percepimento di un profitto illecito - scrive il gip - può affermarsi con certezza la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di truffa e falso».

Ormai notizie del genere sono quasi all’ordine del giorno, tra operazioni, diagnosi, terapie, degenze errate, a volte per incompetenza, a volte per profitto, spesso commessi senza neppure la preoccupazione di salvare le apparenze, come in questo caso:

Secondo quanto risulta dalle catelle cliniche, nella struttura incriminata anche per la rimozione di un neo - intervento da eseguire in ambultorio - si poteva finire ricoverati in day hospital. Salvo il fatto che poi, come scrive il gip Vincenzo Tutinelli nel decreto di sequestro preventivo, nessuno è stato in grado di spiegare come mai ''in un day hospital da un solo posto permanessero contemporaneamente 10-12 persone'', oppure come mai interventi ''classificati come importanti avessero durata assai limitata e si susseguissero a pochi minuti dall'altro'', stando alla carta.

Del resto la documentazione sequestrata era talmente imprecisa che, ad esempio, in una cartella ''si evidenzia confusione anatomica tra fianco e orecchio'', mentre in un'altra un occhio destro lesionato diventa un occhio sinistro operato, stando alla lettera di dimissione del paziente.



Sicuramente tutti questi episodi sono accomunati da una ingiustificata sete di denaro che offusca le menti e le coscienze di chi dovrebbe avere, ed in tal senso giura, come fine primario la tutela della salute delle persone.
Certo, non bisogna mai fare di tutta l’erba un fascio, ma in assenza di un sistema che tuteli il cittadino da lupi e sciacalli e che ripristini una onestà morale, come è possibile distinguere il buono dal cattivo se non dopo aver vissuto in prima persona esperienze a volte dolorose e, in alcuni casi, anche infauste?

Mi domando: visti i numeri della malasanità, quanto rigore scientifico e non calcolo utilitaristico aziendale c’è nel valutare metodi non “convenzionali” di contrasto alle patologie che maggiormente affliggono l’umanità. Penso, come esempio più noto ma non unico, alla nota vicenda del metodo antitumorale del prof. Di Bella, contrastato fortemente perfino a livello ministeriale. A furor di popolo indirettamente riammesso come terapia non convenzionale prescrivibile a discrezione e coscienza del medico curante, con legge del 1998 (cd. Legge Di Bella). Con la finanziaria 2007, silenziosamente bandito senza motivazione alcuna, mentre altrove riscuote successo e consensi.

Non spetta a noi valutarne la bontà, ma a oltre 10 anni dalla sua uscita sembra assurdo che ancora il mondo scientifico sia diviso e, soprattutto, che nel dubbio il metodo venga anche ostacolato, mentre serpeggia il sospetto che il veto sia posto per tutelare gli introiti di terapie tradizionali, e intanto c’è gente che muore.

Via| La stampa; Tgcom
foto: Vannina

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