Palermo, omicidio Carmela Petrucci: Samuele Caruso era incapace di volere

Samuele Caruso potrebbe riuscire a evitare l’ergastolo per l’omicidio di Carmela Petrucci. Per i periti nominati dal giudice il giovane era “incapace di volere”.

Samuele Caruso, il giovane palermitano che nell’ottobre dello scorso anno uccise a coltellate Carmela Petrucci, 17 anni, sorella dell’ex fidanzata di Caruso, era incapace di volere al momento del folle gesto.

E’ quanto hanno dichiarato i periti nominati dal giudice Daniela Cardamone, secondo i quali il giovane era capace di intendere, ma non di volere in quanto “la sua volontà era dominata da pensieri paranoici ed era in vigore la parte impulsiva, esplosiva della sua personalità”.

Non solo: sempre secondo i periti, Caruso sarebbe ancora da considerare socialmente pericoloso in quanto in presenza di “situazioni particolari”si potrebbero “riattivare in modo non prevedibile analoghi comportamenti criminosi”.

Questo significa che il giovane assassino, reo confesso, potrebbe evitare una condanna all’ergastolo. Caruso, processato con rito abbreviato, potrebbe riuscire a ottenere una condanna inferiore ai 20 anni di carcere con la possibilità di scontarne una parte in un ospedale psichiatrico.

Caruso, lo ricordiamo, non riusciva ad accettare che la sua relazione con Lucia Petrucci fosse finita e dopo aver tormentato la ragazza su Facebook, il 19 ottobre dello scorso anno uscì armato di coltello e aggredì le due sorelle nell’androne del loro palazzo, in via Uditore a Palermo.

Carmela fu uccisa con due fendenti alla gola mentre cercava di difendere la sorella Lucia, vera destinataria dell’agguato, come dichiarato dallo stesso assassino:

“Non ce l'avevo con Carmela, non volevo colpire lei, l'ho colpita per sbaglio. Ce l'avevo con Lucia...".

L'ultima parola toccherà al giudice per le indagini preliminari Daniela Cardamone.

Foto | Facebook

  • shares
  • Mail