Un giorno in pretura puntata del 23 novembe 2013: il processo per la morte di Stefano Cucchi

Nella prima parte della trasmissione dedicata al processo per la morte di Cucchi si cerca di capire cosa è accaduto dall'arresto del giovane fino all'udienza di convalida del fermo.

Nella puntata di Un giorno in pretura andata in onda sabato 23 novembre si è iniziato ad affrontare un processo che tanto ha fatto parlare negli ultimi anni: quello per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta a sette giorni di distanza dal suo arresto. Una morte, quella di Stefano, che tanto ha fatto discutere, e che ha sollevato il problema della violenza nei confronti dei detenuti.

La prima parte del processo davatni alla Corte d'Assise di Roma, che vede imputati 3 agenti della polizia penitenziaria e medici e infermieri della struttura protetta dell'Ospedale Pertini di Roma, si è occupata di stabilire cosa è accaduto subito dopo l'arresto di Stefano fino all'udienza di convalida del fermo del giorno seguente.

È il 15 ottobre 2009 quando il giovane viene fermato in un parco romano dai carabinieri insieme a un amico a cui ha venduto una modica quantità di fumo. Stefano viene portato in caserma e poi in carcere, per poi essere accompagnato per una perquisizione a casa dei genitori, che raccontano in aula quella notte.

È l'una passata quando Stefano arriva a casa accompagnato da tre carabinieri in borghese e sono le 3 di notte quando il ragazzo torna in manette in un'altra caserma, quella di Tor Sapienza. i carabinieri delle due caserme, dell'Appia e di Tor Sapienza, precisano che nel trasferimento da un posto all'altro non c'è stato nulla di strano, tutto si è svolto regolarmente.

Il primo a parlare di qualcosa che non va, in aula, è però il carabiniere scelto Schirone della caserma Casilina, che la mattina dopo avrebbe dovuto accompagnare Cucchi al tribunale di Piazzale Clodio per il rito direttissimo. Il carabiniere racconta di aver trovato il piantone della caserma di Tor Sapienza contento del fatto che portasse via Cucchi: aveva infatti lamentato che il detenuto durante la notte avesse creato dei problemi, picchiando più volte la testa contro le pareti della cella di sicurezza.

Il piantone in aula nega, ma una cosa è certa: quella notte fu chiamato il 118 in caserma. Gli infermieri del 118 raccontano di averlo trovato avvolte nelle coperte, che il ragazzo non si è fatto vedere e ha anzi rifiutato il ricovero, sebbene fosse stato lui a farli chiamare.

I tre carabinieri che lo hanno accompagnato in Tribunale, vedendolo con gli occhi gonfi e dei sogni rossi sul volto, gli chiedono cosa gli sia successo. Lui prima dice che sono stati degli amici suoi, poi dice di essere caduto dalle scale.

Secondo le difese degli agenti della polizia penitenziaria il Cucchi sarebbe arrivato in tribunale e quindi alle sue celle di sicurezza, già in pessime condizioni. I pubblici ministeri ribattono che quindi sarebbe spettato agli agenti chiamare un medico, perchè avevano la responsabilità del detenuto.

I vicini di cella in tribunale raccontano però un'altra verità, e cioè che Stefano si è lamentato tutto il tempo, dicendo di volere la sua terapia contro l'epilessia, che non gli veniva somministrata. Uno dei vicini di cella dichiara che dopo numerose lamentele del giovane, due o tre agenti della polizia penitenziaria lo hanno prelevato dalla sua cella portandolo via.

I tre imputati della polizia penitenziaria accusati di lesioni gravi hanno rifiutato di sottoporsi all'esame in aula. C'è però un testimone oculare, Samura Iaia, che è stato sentito non in aula ma in incidente probatorio, che ha dichiarato di aver visto i tre agenti spingere Cucchi e farlo cadere a terra. Questa testimonianza viene confermata in aula da un'altra testimone, una donna vicina di cella di Cucchi, che dice anzi di aver visto malmenare il ragazzo anche dopo la sua caduta.

La causa scatenante di tale violenza sarebbe stata la richiesta ossessiva di una sigaretta ripetuta più volte da Stefano agli agenti.

Si svolge poco dopo l'udienza di convalida e viene confermato l'arresto di Stefano, con suo grande disappunto. Dopo l'udienza Cucchi viene portato in cella da Samura Iaia che poi, nel corso di incindente probatorio, dichiara di aver notato che Stefano aveva una ferita alla gamba, e che fu proprio il ragazzo a mostrargliela arrotolando il pantolone insaguinato.

L'aula di tribunale è l'ultimo posto in cui il padre vede Stefano. Il ragazzo prima di essere portato via ripete al padre di essere stato incastrato.

La settimana prossima Un giorno in pretura dedicherà un'altra puntata al caso Cucchi. Sempre su Raitre intorno a mezzanotte.

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