Varese, Lidia Macchi uccisa nel 1987: svolta nelle indagini dopo 26 anni?

La giovanissima fu massacrata con 29 coltellate. Il responsabile di tanta ferocia, però, non fu mai identificato e il caso rimaste in sospeso, irrisolto.

Sono passati 26 anni dall’omicidio di Lidia Macchi e oggi si riaccendono le speranze che il mistero venga svelato grazie a quanto emerso nel processo che nel febbraio scorso ha visto confermare la condanna all’ergastolo per Giuseppe Piccolomo, il 60enne ritenuto l'autore dell'omicidio della pensionata Carla Molinari, sgozzata e mutilata nella sua abitazione di Cocquio Trevisago il 5 novembre del 2009.

Facciamo un passo indietro. Lidia Macchi aveva appena 20 anni quando fu uccisa. Era il 7 gennaio del 1987 quando il corpo senza vita della giovane studentessa di legge e attivista di Comunione e Liberazione fu rinvenuto nel bosco di Sass Pinì, a Cittiglio, in provincia di Varese.

L’autopsia parlò chiaro: la giovanissima fu massacrata con 29 coltellate. Il responsabile di tanta ferocia, però, non fu mai identificato e il caso rimaste in sospeso, irrisolto. A dare nuova linfa vitale alle indagini ci hanno pensato le figlie di Piccolomo, Tina e Cinzia, che durante il processo al padre hanno rivelato come quest’ultimo, in un’occasione, raccontò di esser stato lui a uccidere la giovane studentessa.

Ora qualcosa si sta muovendo. La Procura Generale di Milano ha avocato l’indagine sulla morte di Lidia Macchi e ha affidato il caso al sostituto procuratore generale Carmen Manfredda, che potrebbe ora decidere di disporre nuovi accertamenti alla luce delle ultime scoperte tecnologiche e delle rivelazioni delle due figlie di Piccolomo.

Non è ancora chiaro cosa succederà ora - la Procura di Varese ha rivelato di non avere ancora ricevuto alcuna comunicazione a proposito dell’avocazione da parte della Procura generale - ma con ogni probabilità verranno eseguite delle comparazioni tra il DNA di Piccolomo e le tracce rinvenute sul corpo della giovane Lidia.

La famiglia della giovane studentessa, intanto, non ha mai smesso di sperare che venga fatta chiarezza:

La nostra è stata una richiesta semplice: dopo 26 anni durante i quali l’indagine è rimasta aperta vorremmo una conclusione. Ci sono nuovi elementi, ci sono nuovi metodi d’inchiesta. Tentiamo.

Se non verranno trovati dei riscontri, si potrà arrivare a una richiesta di archiviazione che metterebbe un punto fermo sulla vicenda.

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