Quanto ne sai su… impronte digitali. – soluzioni –

improntaEcco le soluzioni ai quesiti posti la scorsa settimana, ma cedo alla tentazione di mantenere in sospeso per qualche altro giorno la risposta sulla foto in attesa che qualcuno azzardi una risposta. Posso aggiungere che riguarda il metodo utilizzato per l'esaltazione dell’impronta.

Il primo sistema adottato in Italia agli inizi del novecento è quello di Giovanni Gasti, anche se il sistema AFIS, recentemente introdotto, si basa sul metodo di classificazione studiato da Edward R. Henry, contemporaneo inglese del Gasti. Attualmente entrambi i metodi vengono utilizzati.

L’AFIS è prevalentemente un sistema di identificazione delle impronte, infatti il nome deriva dall’acronimo Automated Fingerprint Identification System ovvero Sistema Automatizzato di Identificazione delle Impronte. Il sistema consente di catalogare l’impronta di ogni singolo dito con una stringa numerica che viene assegnata in base alle caratteristiche dell’impronta (metodo Henry). Una volta ottenuto, il sistema fornisce al dattiloscopista una serie di impronte di soggetti già identificati, con codice simile, presenti in archivio. A questo punto l’operatore visivamente effettua il confronto tra le immagini ingrandite dell’impronta originaria e quelle estratte dall’archivio. Nel caso in cui una di queste abbia il numero sufficiente di punti, il dattiloscopista assegna l’identità certa all’impronta sottoposta a confronto.

A proposito di punti ritenuti sufficienti si è evidenziata un po’ di insicurezza da parte dei lettori. Nessun codice prevede un numero minimo e in altri paesi europei, la valutazione sull’identità tramite impronte viene lasciata alla discrezionalità interpretativa del dattiloscopista. In Italia la giurisprudenza ha inteso fissare dei parametri un po’ più certi, stabilendo che il numero minimo affinché si possa attribuire una identità all’impronta sia non inferiore a 16-17 punti (sentenza della Corte di Cassazione nr. 2559 del 14/11/1959).

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