Esclusivo: Edoardo Montolli e tutta la verità sulla Strage di Erba - seconda parte -

erba olindo rosa

Che cosa ci puoi raccontare riguardo alla confessione registrata di Mario Frigerio?

Quanto all'audio del 15 dicembre fatto ascoltare in aula dal giudice sul testimone sopravvissuto Mario Frigerio, in cui si sente "è stato Olindo al 100%", è curioso quanto hanno fatto vedere a SkyTG24 la stessa sera, a velocità normale e non doppia, almeno secondo il cronista: si sente infatti tutt'altra frase.

D'altra parte non poteva che essere così. Dato che a quel primo interrogatorio di Frigerio, erano presenti oltre al pm Pizzotti, un ufficiale che trascriveva, l' avvocato di Frigerio e un medico. Fu scritto un verbale nel quale si parlava di tutt'altro uomo, olivastro e occhi scuri, che fu poi riletto evidentemente a Frigerio, non potendo lui firmare, dato che fu fatto apporre pure un post scriptum, che infatti, vedicaso, diceva tutt'altro e non accennava a Olindo.

Se avesse detto "Olindo", alla rilettura del verbale, quando si accorse che non era stato scritto, perchè non lo fece aggiungere, Frigerio e anzi fece aggiungere tutt'altro? E ancora, possibile che nessuno dei numerosi presenti si accorse di quella frase, nè il pm, nè chi trascriveva nè l'avvocato e nemmeno lo stesso Frigerio? Di più.

Il nome "Olindo" Frigerio non solo non lo farà nemmeno il 20 dicembre, quando saranno i carabinieri a chiedergli se possa essere stato il vicino, ma faticherà a ricordarlo persino più avanti, chiamandolo Ottolino. Come poteva ricordarlo allora il 15 dicembre? E perchè il giorno dopo Frigerio fa inviare un fax dal suo avvocato in procura con tutt'altra descrizione dell'aggressore se già ha fatto il 15 il nome di Olindo? Perchè, ancora, quel nome non lo rifà e descrive un olivastro assai più alto di lui coi capelli rasati?

Ora il processo riprenderà a novembre. Ma come abbiamo scritto nel libro, i Romano saranno molto probabilmente condannati. E queste devastanti contraddizioni saranno considerate dettagli. Specie dalla stampa. D'altra parte se siamo il Paese più condannato in Europa per ingiusta detenzione, gran merito va all'inesistente capacità di critica della stampa, pronta a scagliarsi contro il padre di Ciccio e Tore appena lo arrestarono, e poi, scoperti i cadaveri, a gridare vergogna.

Polemiche, processi mediatici, una giustizia che funziona in base allo share: che idea ti sei fatto?

Personalmente alle polemiche non ho mai dato significato. Contano i fatti. Sei anni fa scrissi che Domenico Morrone era molto probabilmente un innocente in galera. Ora rappresenta il più grave caso di errore giudiziario in Italia. Sul mostro di Arce, ho sostenuto su diversi giornali che Carmine Belli non poteva essere l'assassino nonostante l'Uacv fosse osannata ovunque per le sue "clamorose" prove.

Belli fu assolto in tutti e tre i gradi di giudizio. Ho raccontato in due miei libri, e recentemente in un articolo con Antonio Rossitto su Panorama, la vicenda del probabile più grande errore giudiziario in Occidente, quello sul serial killer delle vecchiette in Puglia. La vicenda di Ezzadine Sebai, quattro ergastoli da scontare, presto rinviato a giudizio per altri undici omicidi: solo che per quei delitti altre persone sono finite dentro, dieci anni fa.

Alcune si sono suicidate, altre avevano confessato il falso prima di ritrattare, esattamente come potrebbero aver fatto Olindo e Rosa. Tutti a dire: se hanno confessato sono loro, proprio quando la Cassazione ha voluto mettere un freno alle confessioni come unica fonte di prova, proprio perchè l'Italia è piena di false confessioni.

Nel libro abbiamo elencato, con nomi e cognomi, solo una decina di casi limite di false confessioni. Il guaio è che almeno chi si occupa di nera, un po' dovrebbe saperne. Invece sono proprio questi cronisti, "preparatissimi in materia", a dirlo: se hanno confessato sono loro. Come no. Non che tutti siano così, intendiamoci.

Gennaro De Stefano, il giornalista cui un giorno un poliziotto infilò della coca in auto per fermare le sue inchieste innocentiste sul mostro di Balsorano, era uomo dannatamente bravo. E infatti, poco prima che morisse, come direttore di collana dell'editore Aliberti ne ho fatto pubblicare la biografia.

Mario Spezi, fu nientemeno che arrestato per le sue controinchieste sul mostro di Firenze. Ora sono un bestseller negli Usa, e Aliberti ne ha pubblicato la vicenda. E, a dimostrazione di quanto siano eccezioni, quando furono ingiustamente arrestati, il mondo della stampa italiana rimase pressochè muto. Tutti a pendere dalle labbra degli inquirenti. Per questo la situazione giornalistica nel nostro Paese è ridicola.

Nientemeno diventano eroi quelli che prendono le indagini, o le sentenze dei giudici e le trasformano in oro colato, in libri, dimenticando, appunto, che spesso oro non è, che qui di ingiuste detenzioni si muore da decenni. E dimenticando soprattutto che tuttora, quando un magistrato sbaglia, - e sbaglia spesso, molto, ma molto spesso, per la Corte di Strasburgo - nella peggiore delle ipotesi viene promosso.

Potremmo discutere di altre miriadi di contraddizioni apparse in questo processo e mai rilevate, dalle vie di fuga, degli assassini, a come combaciarono le versioni confessorie di Olindo e Rosa, ma non posso scrivere un libro su crimeblog. Infine, ovviamente, se vado in galera, niente sigari. Solo Marlboro morbide, grazie.

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