Rosarno, cosca Pesce: progettavano omicidio in chat, 3 arresti

Tra un messaggio e l’altro gli investigatori hanno intercettato in diretta le foto di una mitragliatrice tipo Uzi e di una pistola semiautomatica marca Glock.

Avevano pianificato un omicidio che solo per un caso non sono riusciti ad eseguire. Tre persone, considerate affiliate alla cosca Pesce di Rosarno (RC), sono state arrestate oggi dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio che ha eseguito un decreto di fermo emesso dalla Dda della città dello Stretto per le accuse di associazione di tipo mafioso, porto e detenzione illegale di armi comuni e da guerra e tentato omicidio aggravati dal metodo mafioso.

In carcere sono finiti Biagio Arena, di 32 anni, Vincenzo Cannatà, 38, e Rosario Rao, di 32, tutti con precedenti. Arena e suo cugino Rosario Rao sono i nipoti del presunto boss del clan, Vincenzo Pesce, detto U pacciu, detenuto in regime di 41 bis.

Gli inquirenti hanno ricostruito le intenzioni dei tre, che volevano vendicare un affronto, intercettando cosa si dicevano in chat usando i loro smartphone. Gli indagati ritenevano infatti sicuro questo tipo di comunicazione. Tanto che tra un messaggio e l’altro uno malviventi ha inviato agli altri le foto di una mitragliatrice tipo Uzi e di una pistola semiautomatica marca Glock.

Entrambe le armi erano state modificate per esplodere colpi a raffica. Le indagini si sono avvalse anche del contributo reso dalla collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce.

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