Roma, morte di Simona Riso: quella notte uscì per incontrare qualcuno?

Lei, in fin di vita, ha raccontato di essere stata violentata, ma i medici dell’ospedale San Giovanni non hanno riscontato segni di abusi sessuali.

Sono passati otto giorni dalla morte di Simona Riso, la ragazza di 28 anni trovata agonizzante mercoledì mattina nel cortile della sua abitazione a Roma e deceduta poche ore dopo in ospedale, e ad oggi il caso è ancora avvolto dal mistero.

Gli inquirenti non sono ancora riusciti a capire se la morte della giovane sia stata un tragico incidente, un suicidio o un omicidio anche se ufficialmente si sta indagando per omicidio volontario. Lei, in fin di vita, ha raccontato di essere stata violentata, ma i medici dell’ospedale San Giovanni non hanno riscontato segni di abusi sessuali.

Nessun dubbio, dicono gli infermieri, che la giovane fosse stata aggredita. Proprio per questo Simona è stata subito trasferita al pronto soccorso ginecologico. Questo trasferimento è ora al vaglio della Procura, decisa a chiarire se siano state commesse delle negligenze. Lo ha confermato l’avvocato Sebastiano Russo, legale della famiglia Riso:

Non è escluso che Simona si potesse salvare. Vedremo se ci sono state inefficienze all’ospedale e se le procedure nei soccorsi siano state rispettate. Del caso si sta occupando il nostro medico legale, la professoressa Susanna Agostini che si è messa a disposizione gratuitamente come molti altri professionisti che vogliono la verità sulla tragica fine di Simona.

Al di là delle questioni relative all’ospedale, resta da chiarire il mistero più grande: cosa è accaduto in quell’abitazione nel quartiere Appio? Come ha fatto Simona a finire in quelle condizioni?

Gli inquirenti stanno raccogliendo testimonianze di amici e conoscenti della giovane, nella speranza di riuscire a colmare quel buco tra le 4.46 del mattino, quando Simona sentì al telefono sua madre, e l’orario del ritrovamento della giovane in fin di vita.

Tra le testimonianze più importanti ci sono quella di Francesco Stagno, cugino di Simona, e quelle della coppia di fidanzati francesi, studenti a Roma per l’Erasmus, che vivevano insieme a Simona. I loro racconti sono stati giudicati credibili, ma non sono risultati utili per capire cosa sia davvero accaduto.

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