Emanuela Orlandi

1983. Era il 22 giugno quando Emanuela Orlandi, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, svanì nel nulla all’età di 15 anni. Di lei si perse ogni traccia nel tardo pomeriggio di quella tragica giornata: era appena uscita dalla scuola di musica che frequentava in piazza Sant'Apollinare, a due passi dalla Città Del Vaticano, quando dopo aver telefonato a casa e parlato con una delle sorelle, fu accompagnata da un’amica, Raffaella Monzi, alla fermata dell’autobus.

Quello fu l’inizio di un mistero tutto italiano che oggi, oltre 30 anni dopo, deve ancora essere risolto. Anni di indagini, anni di piste più o meno attendibili, non hanno portato a elementi concreti in grado di spiegare cosa sia accaduto quel 22 giugno 1983 e che fine abbia fatto la giovane Orlandi.

Nei mesi successivi alla sparizione, la famiglia di Emanuela ricevette numerose telefonate, segnalazioni e avvistamenti più o meno credibili, come quella, fatta da un uomo che sosteneva di chiamarsi Mario e di aver visto una giovane, corrispondente alla descrizione della 15enne, vendere cosmetici a Roma insieme a una donna e a un uomo mai identificati.

Le indagini delle forze dell’ordine coinvolsero lo Stato del Vaticano, dove la giovane risiedeva insieme alla famiglia, l'Istituto per le Opere di Religione e addirittura la Banda della Magliana, attivissima in quel periodo in tutto il territorio romano, a cominciare dallo storico boss Enrico De Pedis.

Una pista, quella della Banda della Magliana, battuta in modo insistente negli ultimi anni, quando nel 2005 una telefonata fatta alla trasmissione tv Chi L’ha visto? segnalò la presenza di indizi fondamentali nella tomba di De Pedis nella basilica romana di Sant’Apollinare. Anche in quel caso, nonostante la testimonianza di Sabrina Minardi, fidanzata di De Pedis tra il 1982 e il 1984, le indagini non portarono a elementi significativi.

Il mistero della sparizione della giovane sembra legato a doppio filo a quella di Mirella Gregori, 15enne romana svanita anche lei nel nulla poche settimane prime, il 7 maggio dello stesso anno, ma anche in quel caso non sono mai emerse piste valide e ad oggi, i due casi sono senza soluzione e, viste le premesse, le speranze che possano essere risolti in futuro sono davvero vane.

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