Ancora fango sugli assistenti sociali inglesi. Questa volta si torna a parlare di quelli di Sheffield, nel South Yorkshire, che non riuscirono ad impedire al cosiddetto “mostro di Sheffield” di violentare per 25 anni le due due figlie.
Della vicenda, che ha moltissimi punti in comune col mostro di Amstetten Josef Fritzl, ci siamo ampiamente occupati tra il novembre ed il dicembre del 2008, quando scoppiò il caso:
quest’uomo ha abusato delle sue due figlie per ben 25 anni, con una frequenza di circa tre volte alla settimana. Mentre la moglie dormiva, l’uomo si recava nella stanza della figlia - mai entrambe, di solito alternava le violenze - e la trascinava fuori dal letto costringendola ad avere rapporti sessuali con lui. Gli abusi sono iniziati quando le piccole avevano circa otto anni e tanta era la violenza e tanto era il terrore che solo pochi mesi fa le due giovani sono riuscite a confessare tutto alle autorità e denunciare quindi il padre-orco.

Un nuovo arresto per stalking è stato eseguito a Palermo: un uomo di 60 anni, M.F., ha perseguitato e molestato, prima verbalmente poi fisicamente, una donna con cui aveva intrattenuto una relazione.
I due si erano frequentati per qualche tempo e quando lei, straniera, aveva scoperto che lui era sposato, aveva messo fine alla relazione.
Lui non accettò la decisione della donna ed iniziò a seguirla e a minacciarla, fino ad una vera e propria aggressione avvenuta lo scorso dicembre.
In quell’occasione la donna lo denunciò e questo non fece altro che far diventare il 60enne più violento.
Continua a leggere: Palermo: 60enne picchia e minaccia la sua amante, arrestato per stalking

Una maxi operazione contro il gruppo armato dei Los Zetas è condotta nella città di Fresnillo, nello stato di Zacatecas, nel Messico Centrale.
Solo due le persone arrestate - due civili - ma tantissimo il materiale sequestrato: i militari hanno scoperto che a Fresnillo avevano una base i nuclei dei Los Zetas che operano in Zacatecas e Aguascalientes, stati del Messico centrale.
A rivelare i dettagli di questa operazione è stato il Ministero della Difesa:
Sono stati sequestrati 35 rimorchi, 17 camion di cui tre blindati, due chilogrammi di marijuana e un intero arsenale: 43 pistole, 28 fucili, 7 mila cartucce di vari calibri, esplosivi vari, attrezzature antisommossa. Sequestrata anche una BMW e diverse uniformi mimetiche di fabbricazione americana e circa 13 mila dollari in contati.
Continua a leggere: Messico: maxi sequestro ai danni dei Los Zetas

Si è concluso ieri, nel Palazzo di giustizia federale di Houston, il processo a Osiel Cárdenas Guillén, uno dei più temuti boss della droga, leader del Cartello del Golfo.
Cárdenas Guillén, classe 1967, era stato arrestato nel marzo del 2003 dall’esercito messicano. Trascorse quasi quattro anni in un carcere di massima sicurezza in Messico, ma questo non gli impedì di continuare a gestire gli affari del Cartello.
Nel 2007 fu estradato negli Stati Uniti, dove lo attendeva un processo per reati di droga, riciclaggio di denaro e per aver minacciato di uccidere un agente dell’FBI e uno della DEA nel corso di una sparatoria.
Ieri è arrivata la condanna: 25 anni di carcere da scontare su territorio statunitense. Così il procuratore federale Jose Angel Moreno ha commentato la sentenza:
Il successo del processo a Càrdenas Guillen sottolinea la determinazione congiunta degli Stati Uniti e del Messico di perseguire la leadership dei Cartelli, di smantellare le loro organizzazioni e porre quindi fine alla violenza e ala corruzione che hanno generato.

L’ennesimo scontro tra esercito e bande criminali ha portato all’arresto di quattordici presunti membri del gruppo paramilitare dei Los Zetas, di cui ci siamo occupati spesso nelle ultime settimane.
Lo scontro è avvenuto nello stato messicano di Chiapas e i dettagli sono stati resi noti da José Luis Solís Cortés, capo della Sicurezza e Protezione Cittadina:
La banda armata ha sequestrato il proprietario di un night club e gli agenti sono intervenuti. Sono stati gli stessi arrestati a dichiarare di essere dei membri di un’intera cellulare dei Los Zetas, la tredicesima arrestata fin’ora.
Il governo ha assicurato che dopo questo episodio i controlli nella zona verranno intensificata e le famiglie dei due agenti uccisi nello scontro riceveranno una pensione a vita.
Via | El Universal
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Solo due giorni fa vi avevamo parlato dei cinque corpi mutilati e decapitati rinvenuti a Palmillas, in Messico, quasi certamente vittime di un agguato dei Los Zetas.
Ieri il gruppo paramilitare associato al Cartello Del Golfo nell’ambito delle drug wars è tornato a colpire: sei corpi - cinque uomini e una donna - sono stati rinvenuti nei pressi della città messicana di Morelia, nello stato di Michoacan.
E’ stata un telefonata anonima ad allertare le autorità: i corpi erano stati disposti all’interno di un veicolo parcheggiato lungo una strada.
Tutti uccisi secondo il modus operandi ormai attribuito ai Los Zetas: mani e piedi legati, testa decapitata, bocca ed occhi tappati e una “Z” incisa sulla pelle.

Giovanissimi e già criminali, con una serie di rapine e sequestri di persone alle spalle: tre ragazzi, un ecuadoregno appena maggiorenne, un marocchino e un brasiliano ancora minorrenni, sono stati arrestati in queste ore dalla Squadra Mobile di Alessandria.
Avevano un proprio modus operandi, che per mesi ha funzionato: avvicinavano giovani prostitute con la scusa di un rapporto sessuale e una volta entrati negli appartamenti delle ragazze, davano il via alle violenze.
Le tenevano in ostaggio e, sotto la minaccia di coltelli, le costringevano a consegnar loro tutto e il denaro e gli oggetti di valore in loro possesso. In un’occasione avrebbero anche compiuto violenza sessuale di gruppo nei confronti di una di loro.

Continua in Messico l’orrore delle drug wars, con la conta dei morti che non accenna a diminuire. Nel tardo pomeriggio di ieri a Palmillas, nello stato di Sinaloa, sono stati rinvenuti i corpi mutilati e decapitati di cinque giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni.
Insieme ai corpi è stato rinvenuto anche un messaggio, lasciato dagli autori del massacro, con un avvertimento per la popolazione, qualcosa come “questo è ciò che succede agli informatori“, e la rivendicazione di una zona chiamata “El Charco“.
Due dei corpi, inoltre, presentavano delle incisioni a forma di “Z“, chiara firma del gruppo armato dei Los Zetas, che opera in parte per il Cartello del Golfo e in parte in modo autonomo.

Si è concluso il processo che ha visto imputata la 20enne Sarah-Jane Hilliard, accusata di aver ingiustamento accusato un suo coeataneo di violenza sessuale.
Nel luglio scorso la Hilliard si è era presentata alle autorità raccontando di essere stata violentata dal giovane Grant Bowers nei bagni della stazione di Basildon, Essex, e di pretendere un risarcimento di 7.500 sterline.
Bowers era stato subito arrestato con l’accusa di violenza sessuale, ma dopo qualche giorno un’amica della ragazza si era fatta avanti affermato che la Hilliard aveva mentito.
A quel punto la verità emerse: era stata la Hilliard ad adescare il giovane e portarlo nel bagno, per poter poi dichiarare di esser stata violentata ed ottenere un risarcimento.

Ecco un altro di quei sondaggi, tutti inglesi, destinati a far discutere. L’ultima volta il Ministero dell’Interno inglese aveva interrogato 1.065 persone sull’argomento “violenza sulle donne” e ben una persona su sette riteneva giusto che “un uomo picchi la propria fidanzata se questa si presenta in pubblico vestita con abiti sexy“.
L’argomento di questo nuovo sondaggio è lo stupro ed è stato condotto in una serie di cliniche che si occupano proprio delle vittime di questi reati.
Il 54% delle donne intervistate ritiene che la colpa di uno stupro è da attribuire alla vittima, “indossare abiti provocanti, ballare in modo sexy e flirtare ti rende in parte responsabile“.
Un uomo su tre - sempre considerando il campione di mille persone intervistate - crede che fare sesso con la propria partner quando lei non vuole non è da considerarsi stupro e il 13% degli uomini ha ammesso di aver fatto sesso con partner troppo ubriache da rendersi conto di quanto stava accadendo.
Continua a leggere: Lo stupro? In parte è colpa delle vittime. Lo afferma il 50% delle donne inglesi