
Non è la prima volta che ci occupiamo di minorenni pronte a vendere il loro corpo, dal vivo o in foto, in cambio di soldi o ricariche telefoniche.
Nel gennaio di quest’anno era emerso il caso di una 13enne di Trieste che per anni - per la precisione dall’età di 7 anni - si prostituiva in cambio di piccoli regali o ricariche telefoniche.
Ora una vicenda simile è stata scoperta dai Carabinieri di Tolmezzo, in provincia di Udine.
Una 13enne realizzava autoscatti hard e li inviava via mms ai compagni di scuola e ad altri giovani veneti e friulani.

Andres Ronald Avedano, colombiano di 25 anni, è stato arrestato a Trieste nel corso di un’indagine su un caso di violenze sessuale ai danni di una ragazzina minorenne che si prostituiva in cambio di ricariche telefoniche e piccole somme di denaro.
Si tratta della terza persona arrestata in relazione al caso: il primo, un cittadino italiano di 65 anni, era finito in manette lo scorso novembre, mentre a dicembre era stato arrestato un 45enne, sempre italiano, anche lui accusato di violenza sessuale ai danni della stessa minorenne.
L’arresto dei due pedofili italiani non era servito da deterrente per il cittadino colombiano, che era rimasto in contatto con la 13enne: qualche giorno fa gli agenti di Trieste, che stavano monitorando la ragazzina, hanno intercettato una foto piuttosto esplicita inviata dalla 13enne al colombiano.

La vicenda legata alla morte di Stefano Cucchi ha riportato sulle prime pagine il problema della repressione e della violenza da parte degli organi di polizia sui singoli, che siano fermati, arrestati o detenuti, che finiscono spesso in tragedia. Ma soprattutto ha consentito di far riaffiorare alla luce tragiche ed affini vicende come quella di Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino, Niki Aprile Gatti, Marcello Lonzi, Manuel Eliantonio. La lista da fare per i soli casi più noti sarebbe ben più lunga, ma oggi ci soffermeremo sul caso di Riccardo Rasman di Trieste.
Ne abbiamo parlato più volte, seguendo le tappe della vicenda sia nel momento dell’inizio del processo fino alla condanna per omicidio colposo di tre dei quattro poliziotti che lo hanno arrestato e - di fatto - torturato.
I tre poliziotti Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biase sono stati condannati per il reato di omicidio colposo ad una pena equivalente a 6 mesi di carcere e 60mila euro di provvisionale Il quarto agente, Francesca Gatti, è stata prosciolta dalle accuse. Ricordiamo che, dopo l’intervento dei poliziotti, Riccardo è stato è stato trovato il 27 ottobre 2006 nello stabile di via Grego 38, a Borgo San Sergio con le manette e le mani dietro la schiena, filo di ferro alle caviglie, diverse ferite e con segni di “imbavagliamento con blocco totale o parziale della bocca, effettuato con un cordino o con qualcosa di simile. Questo imbavagliamento avrebbe causato una ulteriore restrizione, soprattutto della respirazione”.
A provocare la morte di Riccardo Rasman è stata la pressione esercitata da tre agenti di polizia per oltre cinque minuti e mezzo sul suo corpo riverso sul pavimento […]

Si cercano in queste ore i responsabili della violenza sessuale di gruppo avvenuta all’alba di domenica a Sistiana, alla periferia di Trieste. Vittima una ragazza americana di 19 anni, stuprata a turno da un gruppetto di tre ragazzini, che si sono poi dileguati senza lasciare alcuna traccia.
L’episodio è avvenuto in “una zona vicina al mare, dove di solito si va per trascorrere piacevolmente il tempo, tra stabilimenti balneari, ristoranti e discoteche“.
Al momento gli inquirenti hanno ritenuto opportuno non rilasciare ulteriori dettagli sulla vicenda: al momento si stanno visionando le registrazioni fatte dalle telecamere presenti nella zona, con la speranza che la giovane vittima riesca ad identificare i suoi aggressori.
Parallelamente i vestiti e il resto del materiale raccolto sul posto sono stati mandati a Padova per gli esami del caso. Maggiori dettagli verranno diffusi nelle prossime ore.
Via | Il Giornale
Continua a leggere: Ragazza americana violentata dal branco a Trieste, si cercano gli aggressori
Della vicenda di Riccardo Rasman ne abbiamo approfonditamente parlato in un articolo del luglio scorso in cui ne raccontavamo i tragici dettagli che lo hanno portato alla morte. Per rispolverarvi velocemente la memoria, Riccardo è morto dopo l’intervento di una pattuglia di quattro agenti di polizia che hanno applicato su di lui atti di pura ed ingiustificata violenza con manette, piedi di porco e calci, causandogli numerose lesioni ed una conclusiva morte per asfissia ed un collasso cardiocircolatorio. Non entriamo in dettagli già trattati.
Era il 27 ottobre 2006. Ora tre dei quattro agenti, dopo aver subito un processo, sono stati condannati con rito abbreviato a sei mesi di carcere e 60mila euro di provvisionale. Condannati quindi il capopattuglia Mauro Miraz e i suoi colleghi Maurizio Mis e Giuseppe De Biase, scagionata Francesca Gatti quarto componente della pattuglia. L’accusa? Omicidio colposo. Non doloso. La pena inflitta è la minore: per l’omicidio colposo sono previsti da 6 mesi a 5 anni. E questo è solo il primo grado, eh. Resta comunque il fatto che è la prima volta in Italia che vengono condannati degli agenti di polizia per omicidio colposo. Per le motivazioni però bisognerà attendere, quindi attenderemo.
Per rendere ancora più chiara la vicenda vi segnaliamo un lungo intervento sul blog di Beppe Grillo in cui si possono vedere e leggere i passaggi del processo, oltre alle interviste ai familiari ed alcune crude immagini che documentano la morte di Riccardo Rasman. Video che vi proponiamo anche qui sopra. Sul caso era stata portata in parlamento anche un’interrogazione parlamentare presentata al Ministero dell’Interno il febbraio scorso.
Via | Il Piccolo - Trieste
Continua a leggere: Riccardo Rasman: condannati per omicidio colposo i 4 agenti di polizia
Riccardo Rasman era alto 1 metro e 85, pesava 120 chili ed era affetto da “sindrome schizofrenica paranoide”. Il 27 ottobre del 2006 muore nella propria casa di Trieste dopo l’intervento di due pattuglie della polizia, aveva 34 anni ed è morto per “asfissia da posizione” dopo aver subito lesioni e violenze da quattro poliziotti.
La sindrome di Riccardo iniziò durante la leva militare, durante il quale subì numerosi episodi di quello che viene banalmente definito “nonnismo”, ma che invece è un misto di violenza e prepotenza. E’ da lì che Rasman inizia a vivere con la paura delle divise. Nei video una bella video-inchiesta sul caso.
La sera del 27 ottobre 2006 l’intervento delle pattuglie avvenne dopo la segnalazione di “spari” provenienti dalla casa di Riccardo, erano petardi per festeggiare il nuovo lavoro da netturbino. Arrivano gli agenti che gli intimano di aprire la porta, lui si rifiuta per paura rannicchiandosi sul letto. Gli urla contro. Loro sfondano la porta e nessuno li ferma.
Riccardo è stato trovato con le manette e le mani dietro la schiena, filo di ferro alle caviglie, diverse ferite e con segni di “imbavagliamento con blocco totale o parziale della bocca, effettuato con un cordino o con qualcosa di simile. Questo imbavagliamento avrebbe causato una ulteriore restrizione, soprattutto della respirazione”. Anche se immobilizzato “esercitavano sul tronco, sia salendogli insieme o alternativamente sulla schiena, sia premendo con le ginocchia, un’eccessiva pressione che ne riduceva gravemente le capacità respiratorie”. Da lì la morte per asfissia. La perizia legale recita:
“per causare le lesioni riscontrate gli agenti hanno usato mezzi di offesa naturale in maniera indiscriminata anche verso parti del corpo potenzialmente molto delicate, ma anche oggetti contundenti come potevano essere il manico dell’ascia rinvenuta nell’alloggio o il piede di porco usato dai vigili del fuoco per forzare la porta d’ingresso. Gli stessi agenti hanno ammesso di averlo utilizzato contro il braccio destro di Riccardo”
Un caso legato inevitabilmente a quello di Federico Aldrovandi, anche per un avvocato in comune, Fabio Anselmo. Dopo due anni finalmente il processo.
Continua a leggere: Riccardo Rasman: ucciso da 4 poliziotti, dopo due anni il processo

Un tempo le riviste si facevano nei caffè letterari - e a Trieste pare che ci sia ancora un certo Claudio Magris a tenere alta questa bandiera - ora si fanno sul web. Ci può stare: ma vuoi mettere toccare con mano, sfogliare una pagina? Non c’è neanche da mettere. Ed infatti in questi giorni arriva nelle librerie, forte del successo nel web, Milano Nera, rivista noir ideata dal giornalista Paolo Roversi
«Ad ondate regolari qualcuno afferma che il giallo è morto, che è letteratura di serie B, o che comunque se i giallisti fossero scrittori seri scriverebbero altro. Ecco: “MilanoNera” nasce per confutare tutte queste tesi».
Rileggetevi l’intervista a Gianni Biondillo, il giallista di Quarto Oggiaro, e vedrete che non è così.
Si può vivere di sola scrittura oggi?
Il 95% di chi scrive in Italia non vive di scrittura. Se uno vuole fare soldi nella vita è meglio che faccia l’idraulico. Ultimamente sono sempre meno architetto e sempre più scrittore, credo che sia un caso fortunato non dovuto al merito
La presentazione della rivista è in programma a Milano martedì 20 maggio alle 18.15 alla Libreria del Corso di corso Buenos Aires 49/51.
Continua a leggere: Nasce Milano Nera, rivista letteraria noir
Certe cose, di cui anche in passato ci eravamo occupati, non accadono solo a Napoli, anzi. Se c’era chi aveva raccontato di carrette del mare affondate al largo del golfo, ora viene fuori che anche nella civilissima Trieste certe cose accadono:
I militari del Gico (Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata) della Guardia di Finanza di Trieste hanno sequestrato nella mattinata di martedì una discarica abusiva sul lungomare del capoluogo giuliano, utilizzata per scaricare rifiuti in mare. L’area si trova nella zona dello scalo legnami, ha una superficie di oltre 20.000 metri quadrati (quasi quattro campi di calcio) e vi sono stati stoccati oltre 4.000 metri cubi di rifiuti speciali.
Così riporta il Sole 24Ore. Nel frattempo, chi si ricorda di dire a De Gennaro che i tre mesi in cui aveva promesso di combinare qualcosa sono già finiti da un pezzo? Mah, nessuno, anche perchè sono stati prorogati. In fondo nessuno credo abbia davvero creduto che ce la potesse fare. Dopo il salto potete vedere un’intervista realizzata da alcuni studenti della Facoltà di Giurisprudenza all’uomo che avrebbe dovuto risolvere la crisi campana dei rifiuti. Qui sopra un video recentissimo - di ieri - delle proteste contro la discarica di Chiaiano.
Continua a leggere: Trieste, discarica abusiva in mare. E a Rifiutopoli intanto...