
Ancora un weekend di sangue in Messico, sempre più dilaniato dalle drug wars, le guerre tra bande di narcotrafficanti che si contendono il territorio.
A Torreon, capitale dello stato di Coahuila, almeno 17 persone sono state uccise da un commando armato: tutti giovani tra i 20 e i 30 anni che stavano partecipando ad una festa.
Il commando - non è ancora stata accertata l’identità del gruppo - è arrivato nel centro residenziale “Quinta Italia Inn” a bordo di cinque veicoli.
Armati di fucili automatici Ar15 e Ak-47, i narcos hanno iniziato a sparare all’impazzata.
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Nuovo maxi sequestro ai danni del clan dei Casalesi: beni del valore di oltre 15 milioni di euro collegati al boss Giuseppe Setola, arrestato nel gennaio del 2009 nel Casertano.
Destinario del decreto di sequestro emesso dalla DDA è Gennaro Cardillo, arrestato il 10 giugno scorso per favoreggiamento aggravato: avrebbe aiutato il boss Setola nella sua latitanza, mettendogli a disposizione ristoranti e camere d’albergo della sua oasi con agriturismo sul lago d’Averno, a Pozzuoli.
Questo complesso era stato acquistato nel 1991 dalla società Country Club, intestata a Cardillo, ma controllata dal boss Setola.
Una transazione del valore di un miliardo e 200 milioni di lire che ha riguardato “l’intero terreno invaso dalle acque denominato lago d’Averno, dalla superficie complessiva di circa 55 ettari, are 77 e centiare 80“.

Nuova operazione contro il clan camorristico dei Casalesi - la quarta in una settimana - che ha portato all’arresto di 26 persone tra Napoli e Caserta.
Questa volta gli arrestati sarebbero legati alla cosca guidata da Giuseppe Setola (anche lui destinatario dell’ordinanza), il boss arrestato nel gennaio dello scorso anno ed accusato di almeno 18 omicidi, inclusi quelli dei sei nordafricani uccisi nella strage di Castel Volturno.
I 26 finiti in manette, secondo gli inquirenti, si sarebbero resi responsabili di diversi attentati con l’utilizzo di armi da guerra ai danni di commercianti ed imprenditori dell’agro aversano.
Non solo: avrebbero anche favorito la latitanza di capi e gregari della cosca tra le province di Napoli e Caserta, incluso lo stesso Setola.

La Corte d’assise d’appello di Milano, dopo quasi cinque ore di camera di consiglio, ha decido di accogliere le richieste del sostituto procuratore generale, Nunzia Gatto, e confermare la pena all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno per Olindo Romano e Rosa Bazzi.
La situazione per i coniugi Romano non è cambiata rispetto al processo di primo grado: i due sono stati giudicati colpevoli di aver ucciso a colpi di spranghe e coltelli Raffaella Castagna, il figlio Youssef di appena 2 anni, la nonna del piccolo, Paola Galli e una vicina di casa, Valeria Cherubini.
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La tanto anticipata svolta nel processo per la strage di Erba non c’è stata: i giudici della seconda Corte d’Assise d’Appello di Milano si sono già riuniti in camera di consiglio per decidere le sorti di Olindo Romano e Rosa Bazzi, già condannati all’ergastolo in primo grado.
Entro la fine della giornata sarà emessa la sentenza di secondo grado. Se i giudici decideranno di accogliere la richiesta del sostituto procuratore generale, Nunzia Gatto, la condanna all’ergastolo verrà confermata.
I due imputati non hanno rilasciato dichiarazione spontanee, ma hanno fatto sapere di non voler essere ripresi dalle telecamere al momento della lettura del verdetto.
Continua a leggere: Strage di Erba: oggi la sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Milano

Probabile svolta nel processo d’appello ad Olindo Romano e Rosa Bazzi, già condannati in primo grado all’ergastolo per il quadruplice omicidio dell’11 dicembre 2006, noto come la strage di Erba.
Domani, secondo il calendario, dovrebbe tenersi l’ultima udienza, poi i giudici si ritireranno in camera di consiglio e dovrebbero uscirne con la sentenza entro la fine della giornata.
Questo è il programma, ma non è detto che venga rispettato: in queste ultime ore, infatti, sono emerse due intercettazioni del supertestimone Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage di Erba, risalenti al dicembre del 2006, pochi giorni dopo il massacro.
I due file audio, che saranno presentati domattina in Tribunale, sembrano confermare quanto sostenuto dalla difesa dei coniugi Romano: la confessione di Frigerio sarebbe stata indotta dal maresciallo dei carabinieri Luciano Gallorini.

E’ ripreso questa mattina a Milano, come vi abbiamo anticipato ieri, il processo che vede imputati Olindo Romano e Rosa Bazzi, già condannati in primo grado all’ergastolo per il quadruplice omicidio dell’11 dicembre 2006, noto come la strage di Erba.
Poco fa abbiamo letto l’intervista ad Edoardo Montolli, autore insieme a Felice Manti de “Il grande abbaglio“, nel quale vengono messi in evidenza i molti punti oscuri di questo processo, gli stessi punti oscuri che la difesa sta utilizzando per provare l’innocenza dei due coniugi.
Se Rosa Bazzi e Olindo Romano non sono colpevoli, chi ha commesso la strage? La difesa è pronta a sostenere la testimonianza di un detenuto che ha trascorso parte della sua pena nel carcere di Como insieme ad Azouz Marzouk, padre e marito di due delle vittime della strage.
Questo detenuto ha scritto una lettera nella quale sostiene che in questo processo sono state condannate le persone sbagliate. Secondo l’uomo, il delitto sarebbe maturato in carcere, come vendetta trasversale nei confronti di Marzouk.
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Olindo Romano, condannato all’ergastolo insieme alla moglie Rosa Bazzi per la strage di Erba, continua a ribadire la sua innocenza.
Questa volta l’ha fatto in una lettera scritta a Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage, e pubblicata in esclusiva da News Mediaset:
Ci chiedevamo come facevano a raggirare, manipolare le persone. Sino quando poi è toccato a noi essere manipolati, usati da chi smaschera questi truffatori. Eppure non ha esitato a usare i loro stessi metodi, con noi e con lei Signor Frigerio. Lei sa che non sono io il suo aggressore. Non sono io che ha visto quella sera.

Procede il tentativo della difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo per la stage di Erba, di far passare i due imputati per innocenti.
A confermare la loro convinzione ci ha pensato la criminologa Roberta Bruzzone, chiamata dalla difesa come consulente.
Secondo lei i coniugi Romano non sono mai stati sulla scena del delitto. Ed è pronta a provarlo:
Abbiamo una serie di elementi che illustreremo. Dimostrano come quasi nulla di ciò che hanno raccontato i coniugi Romano quadra con i rilievi scientifici.

Come vi abbiamo anticipato nel weekend, è ripreso oggi davanti alla Corte d’Assise di Como il processo d’appello per Olindo Romano e Rosa Bazzi, gli autori della strage di Erba condannati all’ergastolo nel novembre del 2008.
Dopo il procuratore generale e i legali delle parti civile, oggi a prendere la parola è la difesa dei coniugi, di cui avevamo già accennato la strategia.
L’arringa è iniziata con un secco “è estremamente difficile difendere persone che sono già state giudicate colpevoli dall’inizio” e sta andando avanti con la contestazione di tutti gli elementi dell’accusa, a partire dalla testimonianza di Mario Frigerio, uno sopravvissuto al massacro.
Secondo la difesa si tratta di una testimonianza indotta da qualcuno proprio per incastrare i due coniugi, nei confronti dei quali “sin dall’inizio è stato emesso un verdetto di colpevolezza, non dai giudici ma da eventi esterni“.
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