
Si è conclusa questa mattina all’alba, con l’esecuzione di 17 ordinanze di custodia cautelare, un’inchiesta atta a smantellare un clan criminale dedito allo sfruttamento della prostituzione nella piana d’Albenga.
Tabula Rasa, questo il nome dell’inchiesta e della relativa operazione, ha portato all’arresto di 17 persone - italiani, rumeni ed albanesi - con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto illegale di armi da guerra e il già citato sfruttamento della prostituzione.
Gli arresti sono stati eseguiti dai comandi provinciali di Savona, Genova, Torino e Imperia al termine di due anni di indagini iniziate nel 2008 dopo l’omicidio di una giovane prostituta.
Da quanto è emerso fin’ora, pare che le prostitute fossero costrette ad obbedire, come succede spesso in questi casi, con minacce e violenze. Il ruolo dell’aguzzino era ricoperto dalla donna del capo dell’organizzazione.

Una nuova e raccapricciante storia di abusi sessuali ha portato all’arresto, nelle ultime ore, di due persone in provincia di Taranto: una donna di 38 anni e il suo suocero, di 82 anni. La vittima, invece, è una ragazzina di 14 anni.
La 38enne, da qualche tempo, aveva iniziato a vendere sua figlia all’anziano pedofilo che, con 50 euro ad incontro, era libero di violentare la 14enne nel proprio garage.
A far partire l’indagine che ha poi portato all’arresto dei due è stato il padre della ragazza e marito della 38enne: lo scorso novembre l’uomo aveva notato che suo padre passava le sue giornate chiuso in casa insieme alla 14enne e sua madre e in più era riuscito a vedere che il suo genitore riusciva a spendere la pensione nel giro di pochi giorni.
Ha segnalato tutto alle autorità e in poco tempo la verità è venuta a galla: l’82enne è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale e al momento sta sta scontando gli arresti domiciliari in una casa di riposo - nella sua abitazione sono state trovate numerose confezioni di Viagra - mentre la madre della 14enne è stata rinchiusa nel carcere di Taranto con l’accusa di sfruttamento della prostituzione.
Via | CronacaQui

Luminita Constandache, 22 anni, Speranta Feraru e Ionel Raulet, entrambi pregiudicati di 23 anni, sono stati arrestati due mattine fa a Genova, nel quartiere Sampierdarena, accusati di sfruttamento della prostituzione, estorsione, lesioni e minacce nei confronti di una loro connazionale, una ragazza romena di 21 anni.
La giovane era stata convinta da Raulet a venire in Italia con lui con la promessa di un matrimonio, di un lavoro onesto e quindi della possibilità di inviare denaro alla propria famiglia. Ovviamente gli intenti dell’uomo erano ben diversi.
La 21enne in poco tempo si è ritrovata sul ciglio della strada, a prostituirsi per il gruppetto di tre sfruttatori, ai quali riusciva a consegnare circa 500/600 euro al giorno.
Quando ha capito Raluet non aveva alcuna intenzione di sposarla, ma che l’aveva portata in Italia soltanto per sfruttarla, la 21enne ha deciso di “mettersi in proprio”.

Dopo l’omicidio di cui vi abbiamo parlato poco fa, è ancora la Puglia a fare notizia. Più precisamente la città di Andria, in provincia di Barletta-Andria-Trani, dove sei cittadini romeni sono stati arrestati con l’accusa di sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù e violenza sessuale.
Il gruppetto era riuscito a convincere una connazionale a trasferirsi in Italia con la promessa, come al solito, di un lavoro sicuro ed onesto.
La 18enne ci ha creduto e li ha raggiunti. A quel punto i sei hanno iniziato a minacciarla di morte, costringendola a prostituirsi e ad avere rapporti sessuali con loro.
Non contenti, poi, si facevano consegnare l’intero incasso della giornata.
Alla fine la giovane si è convinta a denunciare i suoi aguzzini che ora si trovano dietro le sbarre con l’accusa in concorso di sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù e violenza sessuale.
Via | Diario Del Web

Fingeva di essere un osservatore di squadre calcistiche nazionali, così da poter stare a contatto coi ragazzini ed adescarli per conto di altri pedofili.
In poco tempo aveva avviato un vero e proprio giro di sfruttamento della prostituzione minorile: convinceva i giovani, tutti minorenni, a partecipare ad incontri sessuali in cambio di denaro.
Protagonista ed organizzatore di questi incontri era un 40enne calabrese da anni trasferitosi a Milano: ieri, dopo mesi di indagini, la squadra mobile della città ha fatto scattare le manette. Maggiori dettagli veranno diffusi nelle prossime ore.
Via | Corriere Di Milano
Lei prostituta ucraina, lui cliente pagante e imprenditore. In poco tempo quella che era nata come una scappatella si era trasformata in amore e lui, per lei, aveva lasciato la moglie e i figli.
Gli ostacoli, però, non era finiti: il protettore e compagno della donna, il 29enne albanese Osmani Jeton non era molto d’accordo ed aveva fatto di tutto per impedire che la donna lasciasse il lavoro.
Da lì l’idea, poi realizzata pochi giorni prima di Pasqua, di far fuori l’ultimo ostacolo e vivere così il loro amore senza problemi: misero in scena un omicidio di stampo camorristico, uccidendo Jeton, incaprettandolo e gettandolo sulla riva del Volturno, a Castelvolturno.
Poi diedero fuoco alla sua auto e lasciarono agirono gli investigatori che però, a distanza di pochi mesi, sono riusciti a scoprire tutto.

Sono scattate nelle ultime ore le manette per il 39enne nigeriano Mar Yalla, che dal 2004 costringeva la sua compagna a prostituirsi per le strade di Genova.
Le accuse per Yalla sono di violenze familiari, procurato aborto in seguito a percosse, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, rapina e lesioni gravissime per un doppio procurato aborto, un terzo tentato e la perdita di un occhio da parte della convivente. L’uomo, infatti, era solito picchiare la sua compagna, una connazionale di 34 anni, e l’aveva già costretta ad abortire per ben 2 volte.
L’ultimo episodio di violenza si è verificato nel settembre scorso: la donna, incinta per la terza volta, si era rifiutata di abortire e tanto è bastato a far partire calci e pugni che hanno provocato la morte del feto. Non pago, Yalla le ha dato un potente schiaffo col dorso della mano che, vista la presenza di un grosso anello, ha accecato la donna.
Inutile la cosa in ospedale: l’aborto è stato confermato dai medici, mentre per l’occhio non si è potuto far altro che asportarlo.
Affittavano dei comuni appartamenti ad Arezzo e dintorni e li trasformavano in vere e proprie case a luci rosse, dove sfruttavano i loro familiari, ma anche donne straniere e transessuali.
E’ quanto è emerso nell’ambito dell’operazione “Prostituzione indoor“, condotta dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Arezzo, che ha portato in queste ultime ore alla denuncia di sette persone per favoreggiamento aggravato della prostituzione.
Tutto ha avuto origine da alcuni annunci a sfondo sessuale pubblicati online che hanno condotto le autorità ad un aretino di 50 anni che, all’interno delle mura domestiche, costringeva a prostitutire la moglie sudamericana, due sorelle appena maggiorenni ed altre donne straniere.
Da lì si è arrivati ad altri casi simili: dal 40enne brasiliano che faceva prostituire la sua compagna ventenne ad una 30enne brasiliana che vendeva le due sorelle appena maggiorenni, fino ad arrivare ad una 45enne argentina che costringeva la figlia ventenne a prostituirsi.
Non è ancora stato chiarito se i proprietari degli immobili fossero a conoscenza di quanto accadeva all’interno degli stessi.
Via | Arezzo News

Quattro persone sono finite in manette nelle ultime ore nell’ambito di un’indagine sulla tratta di ragazze provenienti dell’Est europeo a scopo prostituzione condotta a Torino e dintorni dal nucleo di polizia giudiziaria dei vigili urbani della città.
Aurel Dinoshi, Rigen Kocibelli e Artan Balla, rispettivamente di 28, 25 e 26 anni, tutti cittadini albanesi, e il romeno 26enne Daniel Misu sono i nomi dei membri del gruppo, che acquistavano le ragazze a circa 2000 euro l’una e le costringevano a prostituirsi a Torino, Brescia e nella zona industriale di Dalmine, in provincia di Bergamo, per moltissime ore, dalle 23 alle 6 del mattino circa.
Come luogo di scambio tra venditori ed acquirenti era stata scelta la città di Casalmaggiore, nel Cremonese, già tenuta d’occhio dalle autorità dopo che nell’ottobre dello scorso anno il romeno Daniel Misu era già stato arrestato per aver acquistato lì una ragazza.
Si calcola che ogni ragazza fruttasse all’organizzazione qualcosa come 2 milioni di euro all’anno, somme che venivano poi investite dai quattro in operazione immobiliari e commerciali in Albania.
Via | Repubblica
E’ finito in manette a Carini, in provincia di Palermo, il 50enne D.R., disoccupato che per anni ha costretto moglie e figlia minorenne a prostituirsi.
Tutto era iniziato con alcune foto erotiche, come riporta Sicilia Today in un approfondito articolo:
Il marito, utilizzando dei pretesti, immortalava la donna in scatti osé, impiegati successivamente per annunci pornografici. Quindi, dietro la minaccia di rivelare tutto, la costringe a prostituirsi con uomini adescati tramite inserzioni sui giornali e su internet.
Intanto la figlia (di lei, avuta da un precedente matrimonio) cresce e arrivano i primi terribili sospetti della madre di un possibile coinvolgimento della propria figlia nei giochi erotici di R.D.
Sospetti che purtroppo si rivelano fondati quando la donna incontra per caso un suo ex cliente le rivela di aver preso appuntamento, tramite ovviamente R.D., con una ragazza.
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