
E’ scattata stamattina all’alba l’operazione, denominata Cianliu, della Guardia di Finanza contro la criminalità organizzata cinese: 73 aziende sequestate, insieme a 181 immobili e 166 auto di lusso.
Ventiquattro persone (17 cinesi e 7 italiani) sono finite in manette in otto regioni - Toscana, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Sicilia - con l’accusa di associazione di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio di proventi illeciti derivanti dai reati di evasione fiscale, favoreggiamento dell’ingresso e della permanenza nel territorio dello Stato di cittadini cinesi clandestini per il successivo sfruttamento nell’impiego al lavoro.
I cittadini cinesi finiti in manette sono accusati anche di sfruttamento della prostituzione, contraffazione, frode in commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci o in violazione delle norme a tutela del “Made in Italy”, ricettazione e appropriazione indebita.
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Il nucleo Radiomobile dei carabinieri di Asti ha sgominato, dopo un’indagine durata più di un anno, una piccola organizzazione dedita allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione.
Sette persone sono finite in manette, tutte albanesi e romene di età compresa tra i 20 e i 26 anni, accusati anche di traffico di sostanze stupefacenti, finanziato proprio dallo sfruttamento della prostituzione.
La banda operava nella provincia di Asti: almeno nove ragazze romene venivano tenute in condizioni di schiavitù, costrette a prostituirsi, picchiate e minacciate.
Ognuna di loro, stimano gli agenti che hanno eseguito gli arresti, portava ai loro aguzzini circa 350 euro al giorno, soldi che venivano poi impiegati nel traffico di cocaina.

Vi abbiamo parlato ieri della maxi operazione, condotta tra Inghilterra e Romania, che ha decapitato un’organizzazione dedita al traffico di essere umani.
Bambini di età compresa tra i 7 e 15 anni venivano portati via dai genitori e fatti entrare illegalmente in Inghilterra, dove venivano costretti a prostituirsi, a commettere piccoli furti o a chiedere l’elemosina.
Oggi le autorità britanniche hanno diffuso ulteriori dettagli su quest’organizzazione composta da almeno 17 persone.
Questi bambini - 168 in totale, non ancora ritrovati - riuscivano a guadagnare tra i 230 euro al giorno a testa, cioè più di 11 mila euro ogni anno.

E’ partita questa mattina all’alba un’operazione dei Carabinieri di Bari contro due gruppi criminali, dediti allo sfruttamento della prostituzione, operanti nei comuni baresi di Grumo Appula, Palo del Colle, Terlizzi, Bari e nei territori dei comuni di Pesaro e Urbino, nelle Marche.
Circa quaranta ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite da oltre duecento militari sparsi per i vari comuni coinvolti: gli arrestati dovranno rispondere all’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.
I criminali operavano così: reclutavano donne dal Sud America, le facevano venire in Italia, le sistemavano in alcuni container situati in terreni agricoli presi in affitto e le costringevano a prostituirsi.
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Si è conclusa questa mattina all’alba, con l’esecuzione di 17 ordinanze di custodia cautelare, un’inchiesta atta a smantellare un clan criminale dedito allo sfruttamento della prostituzione nella piana d’Albenga.
Tabula Rasa, questo il nome dell’inchiesta e della relativa operazione, ha portato all’arresto di 17 persone - italiani, rumeni ed albanesi - con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto illegale di armi da guerra e il già citato sfruttamento della prostituzione.
Gli arresti sono stati eseguiti dai comandi provinciali di Savona, Genova, Torino e Imperia al termine di due anni di indagini iniziate nel 2008 dopo l’omicidio di una giovane prostituta.
Da quanto è emerso fin’ora, pare che le prostitute fossero costrette ad obbedire, come succede spesso in questi casi, con minacce e violenze. Il ruolo dell’aguzzino era ricoperto dalla donna del capo dell’organizzazione.

Una nuova e raccapricciante storia di abusi sessuali ha portato all’arresto, nelle ultime ore, di due persone in provincia di Taranto: una donna di 38 anni e il suo suocero, di 82 anni. La vittima, invece, è una ragazzina di 14 anni.
La 38enne, da qualche tempo, aveva iniziato a vendere sua figlia all’anziano pedofilo che, con 50 euro ad incontro, era libero di violentare la 14enne nel proprio garage.
A far partire l’indagine che ha poi portato all’arresto dei due è stato il padre della ragazza e marito della 38enne: lo scorso novembre l’uomo aveva notato che suo padre passava le sue giornate chiuso in casa insieme alla 14enne e sua madre e in più era riuscito a vedere che il suo genitore riusciva a spendere la pensione nel giro di pochi giorni.
Ha segnalato tutto alle autorità e in poco tempo la verità è venuta a galla: l’82enne è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale e al momento sta sta scontando gli arresti domiciliari in una casa di riposo - nella sua abitazione sono state trovate numerose confezioni di Viagra - mentre la madre della 14enne è stata rinchiusa nel carcere di Taranto con l’accusa di sfruttamento della prostituzione.
Via | CronacaQui

Luminita Constandache, 22 anni, Speranta Feraru e Ionel Raulet, entrambi pregiudicati di 23 anni, sono stati arrestati due mattine fa a Genova, nel quartiere Sampierdarena, accusati di sfruttamento della prostituzione, estorsione, lesioni e minacce nei confronti di una loro connazionale, una ragazza romena di 21 anni.
La giovane era stata convinta da Raulet a venire in Italia con lui con la promessa di un matrimonio, di un lavoro onesto e quindi della possibilità di inviare denaro alla propria famiglia. Ovviamente gli intenti dell’uomo erano ben diversi.
La 21enne in poco tempo si è ritrovata sul ciglio della strada, a prostituirsi per il gruppetto di tre sfruttatori, ai quali riusciva a consegnare circa 500/600 euro al giorno.
Quando ha capito Raluet non aveva alcuna intenzione di sposarla, ma che l’aveva portata in Italia soltanto per sfruttarla, la 21enne ha deciso di “mettersi in proprio”.

Dopo l’omicidio di cui vi abbiamo parlato poco fa, è ancora la Puglia a fare notizia. Più precisamente la città di Andria, in provincia di Barletta-Andria-Trani, dove sei cittadini romeni sono stati arrestati con l’accusa di sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù e violenza sessuale.
Il gruppetto era riuscito a convincere una connazionale a trasferirsi in Italia con la promessa, come al solito, di un lavoro sicuro ed onesto.
La 18enne ci ha creduto e li ha raggiunti. A quel punto i sei hanno iniziato a minacciarla di morte, costringendola a prostituirsi e ad avere rapporti sessuali con loro.
Non contenti, poi, si facevano consegnare l’intero incasso della giornata.
Alla fine la giovane si è convinta a denunciare i suoi aguzzini che ora si trovano dietro le sbarre con l’accusa in concorso di sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù e violenza sessuale.
Via | Diario Del Web

Fingeva di essere un osservatore di squadre calcistiche nazionali, così da poter stare a contatto coi ragazzini ed adescarli per conto di altri pedofili.
In poco tempo aveva avviato un vero e proprio giro di sfruttamento della prostituzione minorile: convinceva i giovani, tutti minorenni, a partecipare ad incontri sessuali in cambio di denaro.
Protagonista ed organizzatore di questi incontri era un 40enne calabrese da anni trasferitosi a Milano: ieri, dopo mesi di indagini, la squadra mobile della città ha fatto scattare le manette. Maggiori dettagli veranno diffusi nelle prossime ore.
Via | Corriere Di Milano
Lei prostituta ucraina, lui cliente pagante e imprenditore. In poco tempo quella che era nata come una scappatella si era trasformata in amore e lui, per lei, aveva lasciato la moglie e i figli.
Gli ostacoli, però, non era finiti: il protettore e compagno della donna, il 29enne albanese Osmani Jeton non era molto d’accordo ed aveva fatto di tutto per impedire che la donna lasciasse il lavoro.
Da lì l’idea, poi realizzata pochi giorni prima di Pasqua, di far fuori l’ultimo ostacolo e vivere così il loro amore senza problemi: misero in scena un omicidio di stampo camorristico, uccidendo Jeton, incaprettandolo e gettandolo sulla riva del Volturno, a Castelvolturno.
Poi diedero fuoco alla sua auto e lasciarono agirono gli investigatori che però, a distanza di pochi mesi, sono riusciti a scoprire tutto.