
Ha ucciso la moglie dalla quale stava per divorziare, poi ha inscenato un incidente stradale sperando di riuscire ad ingannare gli inquirenti.
Il 32enne Brent Mott è andato avanti per alcuni giorni con la messinscena: ha inviato sms al telefono della moglie chiedendole dove fosse, si era lamentato con amici e colleghi della sua scomparsa ed aveva anche denunciato il tutto alle autorità.
Quando i rottami della vettura sono stati ritrovati, insieme al cadavere di Kate, 35 anni, ci è voluto poco per capire che non era morta nell’incidente, ma era stata strangolata col suo pigiama.
Così la verità è emersa e ora il Mott si trova sotto processo a Liverpool con l’accusa di aver ucciso la madre dei suoi due figli piccoli.

Il pedofilo seriale Charles O’Neill, lo vedete in foto a sinistra, è stato condannato ieri al carcere a vita per l’omicidio di Allison McGarrigle, madre del bambino che O’Neill e il suo compagno avevano violentato.
La vicenda risale a circa 13 anni fa: la McGarrigle, residente a Largs, nella contea scozzese di Ayrshire, scoprì che O’Neill e il suo compagno William Lauchlan (in foto a destra) avevano violentato suo figlio.
A quel punto minacciò i due di rivolgersi alle autorità e in tutta risposta fu uccisa dalla coppia: strangolata e gettata in mare.
Per quel delitto, e per due casi di abusi ai danni di due bambini di 6 e 14 anni, la coppia è stata condannata ieri al carcere a vita: O’Neill, 47enne, dovrà scontare almeno 40 anni prima di poter avanzare richiesta per la libertà vigilata, mentre per Lauchlan ne dovranno passare 36.

Ancora una aggiornamento sul caso del “cannibale con la balestra” Stephen Griffiths, il presunto serial killer di Bradford, nello Yorkshire, di cui ci siamo già occupati anche ieri.
Mentre si attendono i risultati delle analisi effettuate sui resti umani rinvenuti due giorni fa, le autorità hanno rinvenuto quello che è stato definito un “killer’s kit”, il kit dell’assassino.
Si tratta di alcuni coltelli e seghetti avvolti in un sacchetto di tela gettato sul letto del fiume Aire a Shipley, lo stesso in cui sono stati ritrovati i resti della prostituta Suzanne Blamires.
Ora, secondo gli inquirenti, ci vorrà poco a stabilire se l’assassino è effettivamente il 40enne Stephen Griffiths, che in Tribunale si è già definito “cannibale con la balestra“.
Nuovo macabro aggiornamento sul caso del “cannibale con la balestra” Stephen Griffiths, il presunto serial killer di Bradford, nello Yorkshire, di cui ci siamo già occupati pochi giorni fa.
Tre i casi di omicidio che gli sono stati attribuiti, le tre prostitute Suzanne Blamires (scomparsa venerdì della scorsa settimana), Shelley Armitage (scomparsa il 26 aprile) e Susan Rushworth, di cui non si hanno notizie da più di un anno.
Della prima sono già stati ritrovati alcuni resti - chiusi in alcuni sacchetti della spazzatura gettati in un corso d’acqua a Shipley - mentre in queste ultime ore gli investigatori hanno fatto nuovi ritrovamenti.
Sempre nello stesso corso d’acqua, a poche centinaia di metri di distanza, sono state trovati altri resti umani, gettati lì con le stesse modalità di quelli della Blamires.
Le autorità inglesi non hanno dubbi: dopo Peter William Sutcliffe, lo squartatore dello Yorkshire responsabile dell’omicidio di 13 persone tra l’ottobre del 1975 e il novembre del 1980, c’è un nuovo serial killer nell’area.
Tre le presunte vittime, tutte prostitute. Suzanne Blamires è scomparsa venerdì scorso, di Shelley Armitage non si hanno notizie dal 26 aprile, mentre Susan Rushworth è sparita circa un anno fa.
E ora c’è anche un primo sospettato: il 40enne Stephen Griffiths, laureato in psicologia e attualmente studente all’università di Bradford, dove si sta specializzando nello studio degli omicidi e, in particolare, dei serial killer.
Griffiths è stato arrestato lunedì, ma la notizia è stata resa nota solo oggi. Ad incastrarlo sarebbe stato un video ripreso dalle telecamere a circuito chiuso installate nei pressi della sua abitazione, nel quale si vede un uomo uccidere una donna con una balestra.

Dopo Denise Pipitone, si torna a parlare di un altro caso di bambina scomparsa, quello di Madeleine McCann, 3 anni, di cui si sono perse le tracce a Praia da Luz il 3 maggio del 2007.
Dopo una serie di piste che non hanno portato a nulla, ora è spuntato un nuovo testimone, il 65enne Carlos Moreira, che afferma di aver visto la piccola Maddie il 4 maggio del 2007, il giorno successivo al suo rapimento.
La piccola, secondo il testimone, indossava un pigiama - lo stesso che indossava prima di scomparire - ed era sdraiata nel retro di un furgoncino bianco, lo stesso avvistato da diversi testimoni oculari di fronte all’appartamento affittato dai coniugi McCann per le vacanze.
Sempre secondo Moreira, la piccola era insieme ad un uomo e una donna “dall’aspetto simile a degli zingari“. L’uomo corrisponderebbe all’identikit realizzato in precedenza dagli inquirenti.

Nuovi dettagli su Angelo Stazzi, l’ex infermiere 65enne sospettato di essere il presunto assassino di almeno sette anziani, uccisi tra Roma e l’hinterland nel corso di due anni.
Lui continua a dichiararsi innocente ma, stando alle ultime indiscrezioni, le autorità sarebbero in posesso di alcune intercettazioni telefoniche che proverebbero la sua intenzione di uccidere.
Se ne parla su La Repubblica di Roma:
Dei suoi folli “propositi” ne avrebbe fatto cenno in più di una telefonata, intercettata dalla polizia e ora al vaglio della Procura. Per questo gli inquirenti sono intervenuti all’ospedale di Tivoli (dove gli ultraottantenni venivano portati per malesseri) diverse volte, negli ultimi due mesi di lavoro del serial killer all’ospizio di Sant’Angelo Romano “Villa Alex”. Le analisi cliniche a cui questi pazienti ricoverati, e sopravvissuti, sono stati sottoposti, darebbero un esito rilevante nell’impianto accusatorio, già robusto.

Dal carcere Angelo Stazzi, sospettato di essere il presunto assassino di una decina di anziani nel corso di due anni, ha scritto una lettera ai suoi concittadini di Montelibretti, alle porte di Roma, sostenendo la sua innocenza e scusandosi con loro per aver coinvolto il paese in una storia del genere.
Vi chiedo perdono se il nostro paese è stato coinvolto in una brutta storia finita male, perciò vi dico che non sono il mostro che giornali e tv hanno fatto credere. Io non sono capace di uccidere un cane, pensate una persona.
Stazzi, ex infermiere di 65 anni, ha utilizzato il mensile “Piccola Città” per diffondere la sua lettera. In quelle righe l’uomo ha anche parlato dell’omicidio della sua collega ed amante infermiera, Maria Teresa Dell’Unto, che è il motivo per cui si trova dietro le sbarre.
Se è vero di quella relazione, ma chi di noi non ha mai avuto una relazione extra coniugale, mi sembra che io non sia il primo né l’ultimo. Purtroppo avevo deciso di chiudere questa relazione, ma è uscita una discussione e io le detti uno schiaffo e lei è caduta battendo la testa sullo spigolo del camino di casa mia e io mi sono fatto prendere dal panico e ho occultato il cadavere. Sono stato arrestato il 28 ottobre 2009 e ho mandato svariate lettere ad amici e parenti chiedendo un aiuto morale e nessuno mi ha scritto. Sono stato per 6 anni consigliere comunale, dove mi sono sempre comportato bene, organizzando le colonie per i bambini senza prendere mazzette da nessuno, anzi andavo a trovare i bambini al mare a mie spese.
Via | TgCom

Nuovi dettagli sul presunto serial killer che per circa due anni avrebbe ucciso a Roma e nell’hinterland: si chiama Angelo Stazzi e, come vi abbiamo anticipato ieri, si trova già in carcere.
Il motivo della sua detenzione è l’omicidio di una sua collega infermiera, scomparsa nel 2001. La squadra Cold Case della Questura di Roma, che si è occupata di collegare i casi e di arrivare all’identificazione del presunto serial killer, ha rivelato che Stazzi avrebbe ucciso tramite dosi letali di insulina.
Le sue vittime - secondo la Questura cinque donne e due uomini, di 78, 80, 83 anni - erano tutte persone malate e sarebbero state uccise per evitare che soffrissero ulteriormente.
Malati terminali di Alzheimer o diabedici, tutti ricoverati nella casa di riposo “Villa Alex”, a Sant’Angelo Romano, alle porte della Capitale, dove Stazzi lavorava come infermiere.

Gli investigatori della squadra “Cold case” della Questura di Roma non hanno dubbi: un serial killer ha agito indisturbato nella Capitale per circa due anni, uccidendo una decina di persone, tutti anziani.
Questi dieci decessi finora erano sembrati scollegati tra loro - decessi per fatalità o per cause naturali - ma dopo un’attenta analisi è emerso più di un filo conduttore: il luogo del decesso, il modus operandi dell’assassino e l’età delle vittime.
Gli investigatori sono anche riusciti ad identificare questo presunto serial killer: si tratterebbe di un infermiere, attualmente in carcere per un altro reato.
L’uomo avrebbe operato in strutture sanitarie ed avrebbe agito ogni volta seguendo impulsi di varia natura.