
Il Vicariato di Roma in una nota inviata alla redazione di “Chi l’ha visto” ha dato il via libera ad un’ispezione della tomba di Enrico De Pedis, sepolto nella chiesa romana di Sant’Apollinare a Roma. Nulla da eccepire se la la Procura vorrà ispezionare la tomba e se l’autorità giudiziaria o la famiglia di De Pedis vorranno traslare altrove la salma.
“Renatino” De Pedis, ex elemento di spicco della banda della Magliana ucciso nel 1990 nei pressi di Campo de’ fiori, è ritenuto coinvolto nel sequestro di Emanuela Orlandi, figlia di un funzionario vaticano, rapita nel 1983 a Roma all’età di 15 anni.
Secondo quanto riferito ai magistrati da Sabrina Minardi, tra il 1982 e il 1985 legata sentimentalmente a De Pedis, la ragazza sarebbe stata uccisa circa due settimane dopo il rapimento. La donna avrebbe indicato agli inquirenti anche il luogo in cui venne abbandonato il corpo di Emanuela.
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Continuano le indagini sulla scomparsa di caso Emanuela Orlandi, la 15enne cittadina vaticana di cui si sono perse le tracce il 22 giugno del 1983.
A dare una svolta, a più riprese, era stata Sabrina Minardi, ora arrestata, ex fidanzata del capo della banda della Magliana Enrico “Renatino” De Pedis.
Fu lei ad indicare le tre persone che al momento risultano indagate: Sergio Virtù, 49 anni, , autista di fiducia di De Pedis, Angelo Cassani, 49 anni, detto “Ciletto” e Gianfranco Cerboni, 47 anni, detto “Giggetto”.
Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto procuratore Simona Maisto, secondo i quali “il quadro comincia a chiarirsi“, ritengono di aver individuato altre due persone che avrebbero preso parte al rapimento.
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Di Sabrina Minardi abbiamo parlato spesso, soprattutto in relazione al caso di Emanuela Orlandi, la figlia di un funzionario vaticano, sparita nel nulla il 22 giugno 1983 all’età di 15 anni.
La Minardi, ex compagna del capo della banda della Magliana Enrico “Renatino” De Pedis, è una testimone chiave nelle nuove indagini sulla scomparsa della giovane.
Grazie alle sue rivelazioni, infatti, gli inquirenti sono riusciti ad identificare ed iscrivere nel registro degli indagati tre persone, Sergio Virtù, 49 anni, indicato come autista di fiducia di De Pedis, Angelo Cassani e Gianfranco Cerboni, detti rispettivamente “Ciletto” e “Giggetto“.
Ora la donna, che in passato era stata rinviata a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’induzione e allo sfruttamento aggravato della prostituzione, è stata arrestata ieri sera dalla squadra mobile della Questura di Roma “in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per cumulo pene“.
Via | RaiNews24

Si torna a parlare del caso Emanuela Orlandi, figlia di un funzionario vaticano, sparita nel nulla il 22 giugno 1983 all’età di 15 anni.
A dare una nuova svolta alle indagini sono state le dichiarazioni della superteste Sabrina Minardi, ex compagna del capo della banda della Magliana Enrico “Renatino” De Pedis.
E’ stata lei a fare il nome di Sergio Virtù, 49 anni, indicato come autista di De Pedis e come la persona che quel 22 giugno scortò Emanuela Orlandi a Torvajanica.
Virtù, arrestato per altri reati e attualmente rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, da ieri è indagato da ieri per i reati di omicidio volontario aggravato e sequestro di persona.
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Si torna a parlare del caso Emanuela Orlandi: dopo le affermazioni di Sabrina Minardi, ex compagna del capo della banda della Magliana Enrico “Renatino” De Pedis, e le conferme giunte dal pentito Antonio “l’accattone” Mancini, ora anche il pentito storico Maurizio Abbatino ha confermato che a sequestrare la Orlandi furono De Pedis e i suoi uomini.
L’ex capo della banda ha anche rivelato al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che le informazioni in suo possesso sono frutto di confidenze raccolte da altri componenti della Banda. Ha fatto anche i nomi di alcuni degli uomini che avrebbero aiutato De Pedis a mettere in atto il suo piano.
Alcuni di questi sono ancora in vita e saranno interrogati nelle prossime ore. Le motivazioni sono le stesse fornite dalla Minardi e da Mancini: il rapimento doveva essere un segnale, un modo per mandare un messaggio al Vaticano con cui era in atto un continuo flusso di denaro da riciclare.
Via | WallStreetItalia
Delle affermazioni di Sabrina Minardi sul caso Emanuela Orlandi ci siamo occupati un paio di settimane fa: la donna, che tra l’82 e l’84 è stata la compagna del capo della banda della Magliana Enrico “Renatino” De Pedis, ha affermato che ha rapire ed uccidere la 15enne era stato lo stesso De Pedis.
Ora il suo racconto è stato confermato da un altro supertestimone, il pentito Antonio “l’accattone” Mancini, ex capo della banda, che nelle ultime ore ha ribadito al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e al pm Simona Maisto quanto già affermato in precedenza, con l’aggiunta di nuovi dettagli.
Secondo Mancini, Emanuela Orlandi, figlia di un dipendente del Vaticano, sarebbe stata rapita dalla Banda della Magliana per problemi finanziari tra l’organizzazione criminale romana e il Vaticano.
Il rapimento doveva essere un segnale, un modo per mandare un messaggio al Vaticano con cui era in atto, sempre secondo Mancini, un continuo flusso di denaro da riciclare.

L’allora presidente dello Ior, cardinale Paul Marcinkus, incontrò Emanuela Orlandi a Torvajanica dopo il suo rapimento. È l’ultima rivelazione fatta da Sabrina Minardi - tra l’82 e l’84 compagna del capo della banda della Magliana “Renatino” De Pedis - ai magistrati che indagano sul caso della ragazza scomparsa nel 1983 all’età di 15 anni.
Qualche giorno fa grazie alle dichiarazioni della supertestimone gli inquirenti hanno potuto iscrivere sul registro degli indagati il primo nome dopo 26 anni; quello del “telefonista” depistatore “Mario”, un ex appartenente all’organizzazione criminale romana, che pochi giorni dopo il sequestro telefonò alla famiglia Orlandi dicendo di aver visto Emanuela.
Secondo la Minardi, lei, De Pedis e un certo “Sergio” subito dopo il rapimento portarono Emanuela a Torvajanica. Qui la ragazza rimase per 15 giorni e proprio in questo lasso di tempo avrebbe ricevuto la visita del cardinale Marcinkus.

Svolta nelle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la ragazza, figlia di un funzionario vaticano, sparita nel nulla il 22 giugno 1983 all’età di 15 anni. Ora, dopo 26 anni, c’è il primo indagato. È stato infatti identificato il telefonista, la persona che pochi giorni dopo la sparizione di Emanuela chiamò a casa Orlandi presentandosi come il 35enne “Mario”. A riconoscere la sua voce, la superteste Sabrina Minardi.
La donna tra l’82 e l’84 ebbe una relazione con Enrico - “Renatino” - De Pedis, considerato il capo della banda della Magliana, ucciso nel 1990. In quella telefonata del 28 giugno ‘83,“Mario”, un ex appartenente alla banda, attualmente a piede libero, parla con lo zio di Emanuela. Ha un forte accento romano e dice di aver incontrato un uomo accompagnato da due ragazze che vendevano cosmetici. Una di queste si presentava come “Barbara” e somigliava alla scomparsa.
Quando gli viene chiesto dell’altezza della ragazza “Mario” però esita, non risponde, e in sottofondo si sente una voce che gli suggerisce “no, di più”. Lo scorso giugno Sabrina Minardi ai magistrati aveva raccontato di aver saputo da De Pedis che Emanuela era stata uccisa pochi mesi dopo la sua scomparsa e che il suo corpo, chiuso in un sacco, era stato abbandonato in una betoniera di un cantiere a Torvajanica.
Aggiornamento dell’ultima ora sul caso Orlandi dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi degli ultimi giorni e il consenso della famiglia di De Pedis per la riapertura della tomba e la riesumazione del corpo dell’uomo.
Sembra che la famiglia di Enrico “Renatino” De Pedis, esponente di spicco della banda della Magliana, ucciso a Campo De’ Fiori nel 1990 in un regolamento di conti, sia decisa a chiudere una volta per tutte questa faccenda e tramite il suo legale ha fatto sapere che il corpo del boss sarà cremato e tolto dalla chiesa di Sant’Apollinare a Roma.
Non sono stati forniti ulteriori dettagli sul luogo della futura sepoltura.
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Il giallo Emanuela Orlandi è uno dei più oscuri casi di cronaca da un quarto di secolo a questa parte: presunti collegamenti con l’attentato a Giovanni Paolo II, con il caso Calvi, lo scandalo IOR e la banda della Magliana. E oggi un incredibile colpo di scena. Secondo le dichiarazioni di Sabrina Minardi, che ebbe una relazione con il boss della banda della Magliana, Enrico De Pedis, detto Renatino, la ragazza sarebbe stata uccisa e il suo corpo gettato in una betoniera a Torvaianica. Ma il dettaglio più inquietante starebbe nel mandante del rapimento: mons. Marcinkus, all’epoca il presidente dello Ior, la banca vaticana.
secondo me non è stato un sequestro a scopo di soldi, è stato fatto un sequestro indicato. Io ti dico monsignor Marcinkus perché io non so chi c’è dietro…ma io l’ho conosciuto a cena con Renato…hanno rapito Emanuela per dare un messaggio a qualcuno.
La donna dice di non sapere però chi prese Emanuela: “Quello che so è che (la decisione) era partita da alte vette…tipo monsignor Marcinkus…È come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro. Era lo sconvolgimento che avrebbe creato la notizia”.
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