La Procura della Repubblica di Reggio Calabria assieme al nucleo investigativo provinciale della Polizia Ambientale e Forestale di Reggio Calabria hanno portato oggi a 10 arresti per un’indagine iniziata nel 2005 relativa allo smaltimento di rifiuti tossici nella centrale a carbone di Cerano (Brindisi). Gli arrestati, di cui 4 in carcere e 6 agli arresti domiciliari sono accusati di associazione a delinquere finalizzata all’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi e disastro ambientale. Tra questi compaiono alcuni dirigenti ENEL del posto.
La Federico II di Cerano è la più grande centrale termoelettrica d’Italia a carbone e, a quanto scoperto dalle indagini, i rifiuti tossici di smaltimento venivano occultati occultati in una cava di argilla nel comune di Motta S. Giovanni (Reggio Calabria) adiacente un’industria di laterizi. In un’area, peraltro, sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico. Tramite certificazioni false gli scarti passavano come “non pericolosi” e buttati nella cava per poter essere recuperati in seguito per la creazione (fittizia) di mattoni. Mattoni tossici, quindi.
Sono tonnellate gli scarti tossici ritrovati nelle cave, a due passi dal mare e dai terreni agricoli: sono state stimate circa 100mila tonnellate di rifiuti smaltiti dal gruppo criminale soltanto nel periodo 2006/2007. Il profitto? Oltre 6milioni e 400mila euro l’anno, mica male. Nel frattempo si torna a parlare di un’ipotesi nucleare in Puglia, che con questi presupposti non lascia per niente ben sperare.
Fonte | SudNews

Imprenditori che non si fanno problemi a trafficare rifiuti tossici, amianto, solventi. Ce n’è per tutti. Ora nel foggiano è stata scoperta dai Carabinieri del Noe, a Deliceto, una delle più grandi discariche abusive d’Europa. Si parla di qualcosa come 500mila metri cubi di spazzatura; i dodici imprenditori accusati di traffico illecito di rifiuti hanno provocato un disastro ambientale di proporzioni ancora difficili da quantificare. Di sicuro devastante, visto che per la discarica avevano deviato il corso del fiume Cervaro (!). Infatti tra le accuse per loro c’è un pò di tutto:
associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito dei rifiuti, disastro ambientale, falso, deturpamento di bellezze naturali, danneggiamento e deviazione delle acque di un fiume, forse per non farla apparire, anche durante i controlli aerei, come luogo di stoccaggio abusivo di rifiuti
Oltre ai dodici arrestati ci sarebbero altri cento indagati secondo Teleradioerre, che quantifica in sei o sette milioni il valore dei beni sequestrati, tra i quali una cinquantina di autocarri.
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Sembra sempre che certe cose succedano solo al Sud, solo a Napoli, piuttosto che in Puglia. Non è proprio così, in effetti succedono anche a Trieste, o in Piemonte. infatti la Procura di Ivrea ha ordinato l’arresto di sette persone - di cui cinque ai domiciliari - per la gestione della Asa di Castellamonte. Potete vedere il sito dell’azienda qui, non si trova granchè, nè un nome nè un cognome.
La Reuters sostiene di aver tentato di contattarli per un commento, ma di non aver ottenuto risposta. Che cosa avrebbe combinato di male la Asa di Castellamonte, e in particolare il suo direttore, tra gli arrestati? Avrebbero smaltito in maniera scellerata rifiuti tossici o pericolosi, come amianto per esempio, inquinando anche falde acquifere:
Gli inquirenti sospettano che la truffa consistesse nell’utilizzare false certificazioni di laboratorio per gestire abusivamente i rifiuti e disperderli su alcuni terreni agricoli nelle province di Torino e Alessandria, o in discariche abusive, traendone ingenti vantaggi economici. In alcuni casi, spiega la nota, la procura di Ivrea avrebbe riscontrato danni ambientali dovuti alle infiltrazioni tossiche nei terreni e nelle falde

E’ stata definita la “discarica tossica più grande d’Europa” e non si trova nè a Napoli nè in Puglia, ma nel tranquillo Abruzzo. In una regione poco avvezza agli onori delle cronache uno non si aspetterebbe mai di trovare una discarica abusiva di rifiuti tossici e cancerogeni sita proprio a cavallo di un fiume. Una falda idrica da niente, da lì un acquedotto pesca acqua potabile per circa 450mila persone. 600mila in estate. 165 mila metri cubi di rifiuti a 20 metri di distanza dalla sponda destra del fiume Pescara.
E’ dall’inizio del secolo scorso che Bussi sul Tirino, paesino della provincia di Pescara, convive con un’industria chimica sotto i piedi dei propri cittadini. All’inizio la Società Italiana di Elettrochimica (Franco-Svizzera), si installò nel sito per la produzione di cloro.
Per poi passare per un’evoluzione chimica di società in società partendo dall’alluminio, al silicio, a scopi bellici con la produzione di acido benzoico ed addirittura gas nervino. Dagli anni ‘30 la gestione Montecatini, che dal 60′ sfrutta il sito per la produzione di cloro, clorometani, cloruro ammonico, piombo tetraetile e trielina.
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In questi giorni come logico l’attenzione è su Napoli, e sull’inchiesta di cui vi abbiamo parlato nel post precedente. Anche in Puglia però si muove qualcosa. Nei giorni scorsi le Fiamme Gialle hanno scoperto a San Donato di Lecce una discarica abusiva: c’era un pò di tutto, ma soprattutto nove tonnellate di rifiuti tossici, in una zona di circa 30mila metri quadrati. Dietro allo sversatoio ci sarebbe un commerciante di vernici e prodotti chimici di Lecce
In particolare - a quanto si e’ saputo - le Fiamme gialle hanno trovato nel terreno cumuli di rifiuti speciali, tossici e pericolosi, tra cui oli esausti, inchiostri, cataste di pneumatici, vernici in parte contenute in bidoni in parte sversate sul terreno, rottami di auto, materiale plastico e di risulta edile, tra cui lastre in eternit
Non è la sola discarica che i finanzieri mettono sotto sequestro dall’inizio dell’anno: è la settima. In totale, come spiega RaiNews24, l’area coperta sarebbe di 178mila metri quadrati. Potete leggere qualcosa di più sulla vicenda su LeccePrima. Qui sopra un servizio di SalentoWebTv sulla situazione delle campagne leccesi, invase dalla spazzatura.
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A Saviano si muore di cancro, e lo Stato fa finta di non saperlo. Sono parole forti le mie, ma come potrebbero essere altrimenti dopo aver letto la lettera che 3 persone hanno inviato al Presidente Napolitano. Gennaro A. Allocca, Gennaro Esposito e Bruna Gambardella hanno chiesto più volte di fare esami per verificare il livello di diossina nel loro sangue:
Estremamente preoccupati per l’aumento esponenziale dei livelli di diossina riscontrati dalle nostre parti (abbattuti migliaia di capi di bestiame contaminato) abbiamo formalmente chiesto alle autorità sanitarie (ASL NA4; Assessorato regionale alla sanità; Ministero della Salute) di essere sottoposti ad indagini diagnostiche per verificare il livello di contaminazione del nostro organismo: siamo stati ignorati!
La Commissione Parlamentare Antimafia ha divulgato le sue conclusioni sul binomio camorra-rifiuti in Campania, dipingendo senza mezze misure un quadro dalle tinte davvero fosche. Un interessante articolo de L’Espresso ne riporta alcuni passaggi:
Negli ultimi anni parte della pubblica amministrazione e del commissariato straordinario per i rifiuti hanno concluso con le imprese collegate alla criminalità organizzata della Campania vere e proprie joint ventures con lo sfruttamento dei canali dell’emergenza… La condizione di emergenza che affligge la gestione dei rifiuti da quattordici anni ha rappresentato per la camorra la strada attraverso la quale incrementare stabilmente le proprie fonti di reddito e accrescere il controllo sul territorio e gli enti locali.
Adesso, la camorra non aspetta altro che scatti la solita molla: la necessità di interventi rapidi che non permetterà verifiche approfondite sulle imprese che si occuperanno dell’emergenza. Siamo in un circolo vizioso. Un cane che si morde la coda. O meglio un topo: ultimamente abbondano.
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Continua il disastro rifiuti in Campania, e stavolta la notizia arriva - ahimè - dall’Irpinia. “Verde Irpinia” si chiamava un tempo per la rigogliosità del territorio; tra le province del Sud Italia una delle principali per aree di protezione naturalistica, con due parchi regionali e diverse oasi WWF. Ma lo sfacelo regionale ormai rischia di trasformarla da terra d’elezione per il turismo verde a nuova destinazione di materiali tossici da far sparire. Già nelle ultime settimane c’erano stati diversi sequestri di automezzi carichi di sostanze tossiche e Irpinia News riporta che questo sabato i Carabinieri di Montella hanno bloccato sulla SS 7 “Ofantina bis” un nuovo camion che trasportava materiali ferrosi, rottami di risulta, scarti di alluminio e batterie esauste. L’autista del tir aveva già diversi precedenti penali per reati contro il patrimonio e per lui è scattato immediatamente il foglio di via obbligatorio dalla provincia.
L’episodio però - ed è questo che fa preoccupare maggiormente - non è isolato. Le indagini nei confronti delle ditte proprietarie degli autocarri sequestrati hanno portato a ipotizzare l’esistenza di un vero traffico di materiale ferroso proveniente dal napoletano e dal casertano e destinato alla fusione nelle fonderie dell’Alta Irpinia, senza alcuna selezione del materiale raccolto. Inutile sottolineare il possibile danno ambientale. E inutile sottolineare che in qualche modo bisogna reagire. “Hirpus” nella lingua osca significava Lupo, l’animale sacro a Marte, e gli Irpini sono sempre stati un popolo guerriero. Riuscirono a opporsi addirittura alla dominazione romana. Ora, mi sa, bisogna proprio combattere un’altra guerra.
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Villaricca-Giugliano-Qualiano, è quello che Legambiente ha chiamato il «piano regolatore della camorra», il primo deposito illecito dei rifiuti della camorra. Fin dal 1989, quando in un ristorante alla periferia di Villaricca si riunirono i camorristi di Pianura e dell’area flegrea, quelli del clan dei casalesi, imprenditori massoni appartenenti a logge toscane e amici di politici e alcuni imprenditori aversani proprietari di discariche. Siglarono un accordo: la camorra accettava di privarsi di una parte delle tangenti pagate dagli imprenditori sui rifiuti, per cederla a politici compiacenti in cambio delle autorizzazioni necessarie per scaricare rifiuti di ogni genere, provenienti anche da fuori regione, e senza controllo.
Così comincia il dramma campano. La ricostruzione è stata fatta dalla Procura di Napoli nel 1992. Inizialmente la Campania doveva essere solo un luogo di transito verso la Somalia, ma poi, viste le difficoltà nel trasporto internazionale, è diventata anche luogo di stoccaggio. Ora sono 1.200 le discariche abusive di rifiuti tossici individuate, per un giro di soldi che supera i 2 miliardi di euro all’anno, non tutti dovuti alla spazzatura. La camorra, infatti, ha prima guadagnato scavando illegalmente le cave, poi riempiendole con i rifiuti pericolosi, infine coprendole con le case costruite con appalti pilotati.
Come riporta Valeria Chianese ne l’Avvenire:
L’area dei tre comuni citati è avvelenata da metalli pesanti, fenoli, amianto, Pcb e altre sostanze altamente tossiche. L’area del Giuglianese è invece la zona dove il costo per smaltire rifiuti urbani, industriali, speciali, ospedalieri, cimiteriali e tossiconocivi, provenienti da diverse regioni d’Italia, è il più basso. Ed è anche, con l’altro ‘triangolo della monnezza’, Acerra-Marigliano-Pomigliano, quella dove si muore di più per cancro.
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Che la situazione spazzatura in Campania fosse critica lo si sapeva da tempo e io che ci vivo lo so meglio di altri. Che il trattamento illecito dei rifiuti costituisca un giro d’affari di proporzioni vastissime pure è noto. Ma che si trovasse un intero camion sotterrato, questo ancora non s’era sentito. Eppure è successo. Una decina di giorni fa circa, al Comune di Marigliano è arrivato un esposto anonimo (inviato anche alla procura di Nola e di Napoli). Lo scrivente indicava che in località Verduzzio, nelle vicinanze del cimitero di Marigliano, era interrato un camion pieno di rifiuti tossici. Nell’esposto si indicavano con precisione il foglio catastale e le relative particelle.
Pare, addirittura, che poiché si stava scavando in un posto sbagliato, una seconda segnalazione sia poi giunta al Comune per indicare il punto preciso. Alle 11:00 di ieri è stata effettivamente rinvenuta la cisterna di un camion, da cui fuoriusciva un odore nauseabondo. Sul posto sono accorsi quindi il comandante dei vigili urbani, il sindaco Felice Esposito Corcione e il comandante della guardia forestale Geramia Gavezza, che hanno incaricato per gli interventi del caso i VVFF, l’ASLNA4 e l’ARPAC. In serata è arrivata anche una troupe di Striscia la Notizia che ha riportato alla ribalta nazionale l’impensabile ritrovamento.
Al di là dello sdegno per il fatto in sé, non posso che restare allibito dall’apprendere che qualcuno (o più di uno) sapeva e nessuno parlava. Erano trent’anni che si vociferava questa cosa, e infatti una parte dell’area era sottoposta a sequestro. Solo adesso che si pensa di costruire una discarica a Boscofangone la verità salta fuori. Chi ci crede alle coincidenze?
Via | Marigliano.biz
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