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Massimo Ciancimino: Dell'Utri in contatto diretto con i boss

pubblicato da Francesco in: Mafia

Agghiaccianti le dichiarazioni rese ieri in aula da Massimo, figlio di Vito Ciancimino, riguardo alla trattativa tra Stato e Mafia in corso sembra da oltre 15 anni. Leggete il pezzo completo su Repubblica qui. Mancano due giorni alla deposizione di Gaspar Spatuzza.

“Caro ingegnere - scriveva Provenzano - ho ricevuto la “ricetta”, ci dobbiamo incontrare nel solito posto, al cimitero, per chiarire alcune cose… Abbiamo parlato con il nostro amico senatore per quella questione, hanno fatto una riunione e sono tutti d’accordo”.

E quell’amico senatore, secondo Massimo Ciancimino, sarebbe proprio Marcello Dell’Utri. La “ricetta” che Provenzano aveva ricevuto da Vito Ciancimino, sarebbe stata la richiesta di Cosa nostra ad alcuni esponenti politici di favorire i mafiosi in carcere ed i loro patrimoni in cambio della fine delle stragi del ‘92-’93 che avevano raggiunto l’apice con gli attentati di Firenze, Roma e Milano.

Ma l’ultimo “pizzino” di Provenzano inviato a Vito Ciancimino, quello relativo all’incontro con “il nostro amico senatore”, sarebbe stato spedito nel 2000, ha spiegato Massimo Ciancimino, a conferma che la “trattativa” tra Stato e Mafia avviata con Riina e Provenzano e proseguita poi con i fratelli Filippo e Giuseppre Graviano, è continuata e non si sarebbe mai interrotta.

A Caltanissetta, Ciancimino jr ha consegnato ai magistrati anche documenti, scritti dal padre ma anche da Bernardo Provenzano. Nei prossimi giorni Massimo Ciancimino sara’ ascoltato ancora presso la Procura di Palermo. Completa il quadro La Stampa:

Un fiume di denaro dalla Sicilia a Milano per finanziare la Edilnord che costruì Milano 2. Un fiume di denaro che, secondo Massimo Ciancimino - interrogato ieri per tre ore a Caltanissetta - arrivava dalle casse di due costruttori mafiosi: Antonino Buscemi, morto in carcere mentre stava scontando una condanna, e Franco Bonura, condannato nel 2008 a venti anni.

Le ombre cupe sull’imprenditoria italiana arrivano fino a Raoul Gardini, con propaggini già oggetto di indagini intorno all’epoca del clamoroso suicidio dell’imprenditore. Sempre La Stampa:

Antonino Buscemi, considerato referente economico di Totò Riina e Bernardo Provenzano, fratello del boss Salvatore, fu la longa manus in Sicilia della Calcestruzzi di Raul Gardini: su di lui avevano indagato sia Giovanni Falcone che Paolo Borsellino.

Il grande interrogativo lo pone sempre La Stampa: Ciancimino Jr e Spatuzza tracciano parti diverse di un quadro che si sta ricollegando in maniera unitaria? Ed ecco che esce nella pagine del quotidiano un nuovo protagonista da seguire: Giuseppe Cosenza. Leggetene qui, mentre da Antimafia 2000 riprendiamo le dichiarazioni di Spatuzza relative al rapporto tra Cosenza e Schifani:

“In proposito preciso che Filippo talvolta utilizzava l’azienda Valtras dove lavoravo, come luogo d’incontri. Accanto a questa c’era il capannone di cucine componibili di Pippo Cosenza dove pure si svolgevano incontri, dove ricordo di avere visto diverse volte la persona che poi mi è stata indicata essere l’avvocato del Cosenza. Preciso che in queste circostanze questa persona contattava sia il Cosenza che il Filippo Graviano in incontri congiunti. La cosa mi fu confermata da Filippo a Tolmezzo allorquando commentando questi incontri Graviano (all’epoca non latitante, ndr) mi diceva che l’avvocato del Cosenza, che anche io avevo visto a colloquio con lui, era in effetti l’attuale Presidente del Senato. Preciso che anche io avendo in seguito visto Schifani sui giornali e in televisione l’ho riconosciuto come la persona che all’epoca vedevo. Cosenza è persona vicina ai Graviano con i quali aveva fatto dei quartieri a Borgo Vecchio, ben conosciuta anche da Giovanni Drago”.

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Cosa Nostra e il Governo Berlusconi: alla resa dei conti

pubblicato da Francesco in: Mafia

Inquietante e tutto da leggere il pezzo di D’Avanzo e Bolzoni su Repubblica di oggi:

Non è un mistero (un migliaio di pagine sono state depositate, tre giorni fa, al processo di appello a Dell’Utri che si celebra a Palermo) che un nuovo testimone dell’accusa - Gaspare Spatuzza - indica nel presidente del consiglio e nel suo braccio destro i suggeritori della campagna stragista di sedici anni fa. Queste sono le “nuove” dai palazzi di giustizia, ma quel che si scorge è molto altro. L’intero fronte mafioso è minacciosamente in movimento. “La Cosa Nostra siciliana” si prepara a chiedere il conto a un Berlusconi che appare, a ragione, in tensione e sicuro che il peggio debba ancora venire.

Accade che, nella convinzione di “essere stata venduta” dopo “le trattative” degli anni Novanta, la famiglia di Brancaccio ha deciso di aggredire - in pubblico e servendosi di un processo - chi “non ha mantenuto gli impegni”. Ci sono anche i messaggi di morte. Al presidente del Senato, Renato Schifani, siciliano di Palermo. O, come raccontano le “voci di dentro” di Cosa Nostra, avvertimenti che sarebbero piovuti su Marcello Dell’Utri. Un’intimidazione che ha - pare - molto impaurito il senatore e patron di Publitalia. Sono sintomi che devono essere considerati oggi un corollario della resa dei conti tra Cosa Nostra e il capo del governo. È il modo più semplice per dirlo.

La questione era anche stamattina qui sulle pagine di Polisblog.

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