
Nuovo blitz anti ‘ndrangheta, questa volta non per il traffico di droga, ma per quello dei clandestini.
Due le cosche coinvolte, quella dei Cordì di Locri e quella degli Iamonte di Melito Porto Salvo. Gli affiliati, attraverso una serie di contratti di assunzione fittizi, permettevano agli immigrati di chiedere il visto d’ingresso per il nostro Paese.
La squadra mobile di Reggio Calabria ha eseguito 67 ordinanze di custodia cautelare in carcere: 32 destinate ad italiani, le altre 35 a cittadini indiani.
L’accusa mossa nei confronti del clan degli Iamonte è di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, mentre al clan dei Cordì si è aggiunta l’aggravante delle modalità mafiose.

Agostino Longo, pensionato di 82 anni, ieri mattina è stato trovato senza vita da sua nipote, legato e con la testa avvolta in un maglione nella sua abitazione di Petrara di Cittanova, in provincia di Reggio Calabria.
Gli investigatori non hanno dubbi: l’uomo è deceduto per soffocamento nel corso di una rapina compiuta da ignoti nella sua abitazione, che l’hanno sorpreso in camera da letto e dopo avergli legato le mani con una cinta, gli hanno avvolto la testa in un maglione, forse per non farlo gridare.
Longo viveva da solo e al momento pare non ci siano testimoni che possano aiutare a capire le dinamiche e magari aiutare ad identificare gli autori della rapina. Al momento si indaga su alcuni giovani appartenenti alla micro-criminalità locale e negli ambienti dei tossicodipendenti della Piana di Gioia Tauro.
Via | ReggioTV
Antonio Morano, 20 anni, e Salvatore Celini, 19, sono stati vittima di un agguato a Rosarno, Reggio Calabria, ieri sera poco dopo la mezzanotte.
I due stavano rientrando a casa in automobile quando dei killer non ancora identificati sono entrati in azione: hanno sparato una serie di colpi verso i due ragazzi, uccidendo Morano e ferendo gravemente Celini.
I killer si sono dati alla fuga, mentre i soccorsi hanno trasportato in ospedale le due vittime: Morano, raggiunto da diversi colpi alla testa, è giunto in ospedale già cadavere mentre Celini, che ha riportato una ferita alla regione mandibolare, è attualmente ricoverato al policlinico universitario di Catanzaro.
Le indagini per capire la dinamica e il movente dell’agguato sono in corso da parte degli agenti del commissariato di Gioia Tauro, ma al momento non ci sono piste certe, anche se si tende a pensare ad un regolamento di conti.
Via | Il Quotidiano Della Calabria
Continua a leggere: Sparatoria a Rosarno: un morto ed un ferito, forse un regolamento di conti

Si è conclusa ieri sera, dopo otto anni, la latitanza Carmelo Barbaro, uno dei capi della ‘ndrangheta a Platì, Reggio Calabria, condannato nel 2001 a scontare 22 anni di carcere per associazione mafiosa e omicidio ed inserito nella lista dei 30 latitanti più pericolosi.
Il boss, indicato da alcuni collaboratori di giustizia come l’esecutore materiale di alcuni degli omicidi commessi nel corso della guerra di mafia a Reggio, è stato arrestato nello studio medico di un chirurgo plastico della città, dove Barbaro si era recato per farsi rifare un lifting e cancellare alcuni tatuaggi.
L’arresto è avvenuto dopo un anno di pedinamenti a persone ritenute vicine a Barbaro: ieri sera i carabinieri hanno atteso che l’uomo entrasse nello studio, situato nella zona di Ponte della Libertà, ed hanno fatto irruzione.
Il medico e l’infermiera hanno cercato di nascondere la vera identità di Barbaro e per questo le manette sono scattate anche per loro.
Via | IGN
Continua a leggere: 'Ndrangheta: arrestato il superboss Carmelo Barbaro, latitante dal 2001
L’uomo che vedete in foto si chiama Alessandro Olivo ed è stato arrestato a Sellia Marina, Catanzaro, con l’accusa di omicidio volontario. La vittima, il 72enne Santo Scumace, è stata uccisa con una trentina di colpi di roncola nella sua abitazione.
Olivo, 32 anni, si è introdotto in casa dell’anziano forzando una porta secondaria e dopo averlo sorpreso in camera da letto, ha messo in atto il suo piano.
Il motivo di tale gesto, stando a quanto è emerso nelle ultime ore, è da ricondurre ad alcune proposte sessuali fatte da Scumace ad Olivo, diventate sempre più frequenti ed insostenibile col passare del tempo.
Si è anche parlato di atteggiamenti particolari tenuti dall’anziano e non tollerati da Olivo, ma non sono stati resi noti ulteriori dettagli in merito.
E’ terminata ieri mattina, dopo ben 9 anni, la latitanza di Antonio «Gambazza» Pelle, 77 anni, boss dell’omonima cosca di San Luca che da anni si contrappone a quella dei Nirta-Strangio.
L’arresto è avvenuto all’ospedale di Polistena, Reggio Calabria, dove Pelle era stato ricoverato d’urgenza nel reparto di chirurgia e sottoposto ad un intervento. La moglie, durante la corsa in ospedale, non si era certo preoccupata di muoversi utilizzando i soliti accorgimenti ed è stato grazie a questa sua mancanza che gli agenti che la stavano pedinando sono giunti al super latitante.
Il boss, inserito nella lista dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia stilata dal Ministero dell’Interno, era stato ricoverato sotto falso nome, ma subito dopo l’intervento ha trovato i militari ad attenderlo. Al momento, da quanto si è appreso, si trova ancora in ospedale, piantonato dagli agenti.
Quando si sarà rimesso, il 77enne capo crimine dovrà scontare 16 anni di carcere per due condanne per reati di associazione mafiosa, traffico di droga e sequestro persona.
Via | Newz

Dopo i gioielli falsi di ieri, oggi le scarpe da ginnastica: circa 90mila finte sneakers Nike sono state sequestrate dai carabinieri del Ros a Roma nell’ambito di un’operazione denominata “Rilancio“.
Dodici persone sono state arrestate con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’introduzione in Europa di merce contraffatta: alcuni di loro, da quanto si è appreso, sarebbero in contatto con cosche della ‘ndrangheta.
L’organizzazione clandestina aveva basi in Vietnam, Repubblica Ceca ed Italia e la merce veniva importata in Europa attraverso il porto Gioia Tauro, Reggio Calabria. Ma come hanno fatto ad eludere i controlli portuali? Tra i componenti della banda vi era un funzionario doganale, prontamente arrestato insieme agli altri.
La merce sequestrata, del valore di oltre dieci milioni di euro, era destinata a tutti i Paesi dell’Unione Europea.
Via | Corriere
La Procura della Repubblica di Reggio Calabria assieme al nucleo investigativo provinciale della Polizia Ambientale e Forestale di Reggio Calabria hanno portato oggi a 10 arresti per un’indagine iniziata nel 2005 relativa allo smaltimento di rifiuti tossici nella centrale a carbone di Cerano (Brindisi). Gli arrestati, di cui 4 in carcere e 6 agli arresti domiciliari sono accusati di associazione a delinquere finalizzata all’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi e disastro ambientale. Tra questi compaiono alcuni dirigenti ENEL del posto.
La Federico II di Cerano è la più grande centrale termoelettrica d’Italia a carbone e, a quanto scoperto dalle indagini, i rifiuti tossici di smaltimento venivano occultati occultati in una cava di argilla nel comune di Motta S. Giovanni (Reggio Calabria) adiacente un’industria di laterizi. In un’area, peraltro, sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico. Tramite certificazioni false gli scarti passavano come “non pericolosi” e buttati nella cava per poter essere recuperati in seguito per la creazione (fittizia) di mattoni. Mattoni tossici, quindi.
Sono tonnellate gli scarti tossici ritrovati nelle cave, a due passi dal mare e dai terreni agricoli: sono state stimate circa 100mila tonnellate di rifiuti smaltiti dal gruppo criminale soltanto nel periodo 2006/2007. Il profitto? Oltre 6milioni e 400mila euro l’anno, mica male. Nel frattempo si torna a parlare di un’ipotesi nucleare in Puglia, che con questi presupposti non lascia per niente ben sperare.
Fonte | SudNews

Attimi di terrore ieri pomeriggio in uno studio legale di Ladispoli, a circa 40 chilometri da Roma, dove il 67enne Santo Barbino, originario di Reggio Calabria, è entrato ed ha fatto fuoco contro le persone presenti.
Nella sparatoria hanno perso la vita Francesco Terracciano, 70 anni, e Paolo Salineri, 39 anni, rispettivamente titolare dello studio e associato. Gratamente ferito, invece, il figlio di Terracciano, Marco, 33 anni, che è riuscito a fare il nome dell’omicida prima di perdere i sensi ed essere trasportato all’ospedale San Camillo di Roma.
Da quanto si è appreso l’omicida è un imprenditore edile condannato in passato a risarcire un dipendente che gli aveva fatto causa. L’avvocato di quest’ultimo era stato proprio Francesco Terracciano.
Pare che Barbino avesse già minacciato lo studio legale in passato, ma le sue intenzioni - secondo quanto è emerso dall’interrogatorio - erano quelle di uccidere soltanto Terracciano, gli altri due si sono messi in mezzo per difenderlo.
Via | RaiNews24
Di Paolo Nirta, capo della ‘ndrina di San Luca e responsabile della strage di Duisburg, avvenuta nel Ferragosto del 2007, abbiamo parlato più volte, l’ultima in occasione del suo arresto, avvenuto ad Amsterdam dopo ben 10 anni di latitanza.
Da quel 24 novembre Nirta, 35 anni, era temporaneamente detenuto in un carcere olandese in attesa dell’estradizione, avvenuta proprio in questi giorni.
Secondo quanto hanno rivelato le autorità il trasferimento è andato a buon fine e Nirta si troverebbe già in un carcere di Reggio Calabria, dove dovrà scontare 14 anni per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.
A quella condanna potrebbe aggiungersi presto quella per la sua partecipazione alla già citata strage di Duisburg in cui morirono sei persone.
Via | Tele Reggio Calabria
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