
Sta facendo molto discutere la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare la parziale illegittimità costituzionale dell’articolo 275 del codice di procedura penale, quello modificato col Decreto Legge del 23 febbraio 2009 e convertito nella legge 23 aprile 2009.
In quell’articolo, lo stesso che introduceva il reato di stalking, si stabiliva l’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per i delitti di prostituzione minorile, pornografia minorile, violenza sessuale, atti sessuali con minorenni, violenza sessuale di gruppo.
Ora la Corte Costituzionale ha stabilito che nei procedimenti per violenza sessuale, atti sessuali con minorenni e prostituzione minorile, anche quando sussistono gravi indizi di colpevolezza, la custodia in carcere dell’indagato non è più obbligatoria. Sarà il giudice a decidere.
Si legge nella sentenza n. 265:
Per quanto odiosi e riprovevoli, i fatti che integrano i delitti in questione ben possono essere e in effetti spesso sono meramente individuali e tali, per le loro connotazioni, da non postulare esigenze cautelari affrontabili solo e rigidamente con la misura massima.

Due uomini, di 76 e 62 anni, sono finiti in manette a Brescia con l’accusa di induzione alla prostituzione minorile, dopo diverse segnalazioni di alcuni cittadini.
I due, stando a quanto reso noto dalla Questura, agivano in due diversi parchi della città: vi si recavano per adescare minorenni di età compresa tra i 12 e i 16 anni.
Il 72enne, in particolare, cercava ragazzi dell’Europa dell’est o di origine asiatica e chiedeva loro aiuti per effettuare piccoli lavori domestici.
Una volta che condotti i ragazzini a casa, li coinvolgeva in atti sessuali e li ricompensava con piccole somme, dai 5 a dieci euro ogni volta.
Via | L’Unione Sarda
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La Camera dei Deputati ha dato il via libera alla ratifica della Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, siglata il 25 ottobre del 2007 a Lanzarote, isola dell’arcipelago delle Canarie.
Ora spetta al Senato decidere se approvare o meno l’inasprimento dei provvedimenti contro pedofili e molestatori sessuali.
Tra le modifiche effettuate c’è quella che riguarda la prostituzione minorile, ben riassunta da Il Giornale:
È punito con la reclusione da sei a 12 anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni 18; favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto. Chiunque compie atti sessuali con un minore fra i 14 e i 18 anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da sei mesi a 4 anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000. Se il minore non ha ancora compiuto i 16 anni, la pena è aumentata da un terzo alla metà. In caso di prostituzione minorile sarà escluso il patteggiamento.

Nove persone sono state indagate e quattro sono finite in manette al termine di un’operazione atta a contrastare la pedofilia e la prostituzione minorile.
Tutto ha avuto inizio a Messina lo scorso 18 gennaio, quando un bambino di 9 anni è tornato a casa con 25 euro in tasca, oltre a dolcetti e figurine. Non ci ha messo troppo a confessare che a ricompensarlo era stato l’uomo “che si faceva baciare sul petto“.
L’indagine che è scaturita da quell’episodio si è conclusa in queste ore con l’operazione “Seppia”, che ha portato alla luce una rete di pedofili attivi nella provincia di Messina.
Quattro persone sono state arrestate con l’accusa di induzione alla prostituzione minorile e atti sessuali con minori, mentre cinque persone sono state indagate.

Ecco un’altra storia assurda, tutta italiana, che ci arriva da Passignano sul Trasimeno, comune di poco più di cinquemila abitanti in provincia di Perugia, dove una donna di 40 anni, incensurata, è stata arrestata con l’accusa di aver procurato incontri sessuali alla figlia di appena 11 anni.
La storia andava avanti ormai da quattro mesi e si ripeteva con cadenza quasi quotidiana: la donna, la cui identità non è stata ancora diffusa, adescava minorenni e li invitava a casa sua per far sesso con la figlia undicenne.
In cambio dava loro piccole somme di denaro, ricariche telefoniche, a volte anche telefoni cellulari: tutto quello che dovevano fare era avere rapporti sessuali con sua figlia, farla assistere alle violenze e, a volte, lasciarsi filmare.
La donna, cartomante, era convinta che sua figlia meritasse attenzioni e gratificazioni di questi giovani ammiratori. Per lei sognava un futuro di successo e queste violenze, secondo lei, dovevano servire a far crescere la sua autostima.