
Non sopportava più il suo capo così un addetto alla manutenzione di una scuola media di Swanlea, Inghilterra, decise di mettere in atto un piano per rovinare la reputazione del boss, il 62enne Eddie Thompson.
I fatti risalgono al 2006, la verità qualche settimana dopo, ma la notizia è stata diffusa solo ora che è iniziato il processo.
Neil Weinerm, 39 anni, si procurò alcune immagini pedopornografiche e le nascose nel pc del suo capo. Poi inviò le stesse foto, in forma anonima, alle autorità locali e, come se non bastasse, segnalò una seconda volta il tutto con una telefonata anonima.
Il pc di Eddie Thompson fu controllato e il materiale ritrovato: l’uomo fu quindi arrestato con l’accusa di posesso di materiale pedopornografico.

Di Facebook e pedofilia ci siamo occupati più volte in passato. A quanto pare, però, la situazione in Inghilterra, è ben più grave rispetto ad altri Paesi.
Non è un caso, infatti, che negli ultimi mesi si è spesso parlato di pene troppo leggere per i pedofili online, di criminali sfuggiti alla giustizia (e quindi in libertà) e proprio per questo sono nati siti come maps.police.uk che permette ai cittadini di conoscere le statistiche relative ai reati commessi nel proprio quartiere.
La domanda del titolo fa riferimento ad una questione sollevata ieri da Jim Gamble del Child Exploitation and Online Protection Centre, secondo il quale i responsabili di Facebook si comportano in modo superficiale di fronte alla questione pedofilia online.
Nell’ultimo anno i pedofili su Facebook sono triplicati e i responsabili del social network fanno finta di niente. Sempre secondo Gamble:
I social network non possono essere così arroganti di fronte alle richieste delle associazioni che vogliono proteggere i minori. E’ tempo di prendere alcune decisioni. Rispetto ad altri social network Facebook non ha mai riportato alle autorità le segnalazioni fatte da alcuni utenti circa la presenza di presunti pedofili.
Continua a leggere: Facebook non prende seriamente la questione pedofilia?

In Inghilterra se si viene sorpresi in possesso di materiale pedopornografico si rischia fino a 10 anni di carcere. O almeno così dovrebbe essere.
La pratica, però, è ben diversa e la maggior parte dei pedofili online se la cavano con una condanna inferiore ai 12 mesi di reclusione.
A denunciare questa situazione è uno studio appena pubblicato dalla Napo, l’associazione nazionale inglese dei funzionari per le persone in libertà vigilata.
L’associazione si è concentrata sulle condanne troppo lievi per questo tipo di reati ed ha scoperto che la riabilitazione è pressochè assente, anche a causa del troppo poco tempo che i condannati passano in carcere.
Continua a leggere: UK: pene troppo leggere per i possessori di materiale pedopornografico

Si è concluso ieri a Chicago il processo al 50enne John Mantanes, ex dentista di Park Ridge, accusato di possesso di materiale pedopornografico, per la precisione 1380 foto e 141 video.
Stando a quanto emerso, Mantanes non è mai stato protagonista di abusi veri e proprio ai danni di minori, ma la brutalità del materiale trovato in suo possesso ha fatto salire l’entità della sua condanna.
Diciassette anni e mezzo di carcere, di cui ne sconterà, senza possibilità di sconti, l’85%, cioè quasi 15 anni. Così il procuratore Patrick Fitzgerald ha commentato questa sentenza:
Si tratta di un caso esemplare che dimostra che anche chi si affaccia sul mercato della pornografia infatile può essere soggetto a lunghe pene detentive.
Via | Chicago Daily Herald
L’ennesimo ed importante colpo contro la pedofilia online è stato messo a segno nelle ultime ore dagli agenti della polizia postale siciliana, in collaborazione con il Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online di Roma e della polizia federale tedesca.
Oltre trecento perquisizioni in tutte le regione italiane per un totale, fin’ora, di 253 persone indagate per produzione, diffusione e possesso di materiale pedopornografico.
Al centro dell’operazione, e dell’indagine che ha portato alla sua realizzazione, c’era un sito internet il cui server risiedeva in Germania: da lì, decine e decine di pedofili, acquistavano e si scambiavano ogni tipo di materiale con protagonisti bambini di tutte le età.
Per quattordici persone, quelle in possesso del materiale più scabroso, sono scattate invece le manette.
Via | SkyTg24

Gli otto uomini che vedete nelle due foto sono dei pericolosi pedofili riconosciuti colpevoli la notte scorsa ad Edimburgo di diversi casi di violenza sessuale ai danni di minorenni, tra i quali un bimbo di 3 anni ed un neonato, e possesso, produzione e divulgazione di materiale pedopornografico.
Tutto ha avuto inizio mesi fa quando il 41enne ha portato a riparare il suo computer: al suo interno i tecnici hanno trovato la fotografia di un ragazzino. Da lì è partito l’allarme e sono iniziate le indagini delle autorità.
Il PC dell’uomo è stato messo sotto controllo e grazie ai suoi contatti via chat sono state ricostruite le sue frequentazioni. Una vera e propria gang di pedofili operante prevalentemente ad Edimburgo, Glasgow e Dundee, ma con collegamenti ed amicizie in tutto il mondo.
Si scambiavano materiale pedopornografico, consigli su come abusare delle loro vittime e suggerimenti per non farsi beccare.
Ieri, dopo un processo durato alcune settimane, una giuria composta da sette donne e sette uomini ha giudicato gli imputati colpevoli dei 54 capi d’accusa totali. La pena verrà stabilità il mese prossimo.