Se a qualcosa è servita vicenda del video di Piero Marrazzo a base di trans e cocaina, è servita a sdoganare i transessuali - o le transessuali - al grande pubblico. All’inizio, era Natalì, la favorita di Marrazzo, a finire sulle copertine - e anche in un memorabile servizio in cui appariva truccata come Marilyn Monroe su Novella 2000. Prima, c’è stata lei.
Poi, c’è stata Brenda, la trans testimone, coinvolta forse nella vicenda, presunta ricattatrice di altre prostitute della zona, morta in circostanze decisamente da chiarire nel rogo della sua casa. Ma prima di morire, aveva fatto in tempo a salire i gradini della celebrità cronachistico gossippara, anche grazie alla curiosità morbosetta dei media - e di riflesso, degli italiani.
Infine: China, la migliore amica di Brenda, la sua confidente, ieri arrestata. Un arresto sul quale è lecito esprimere qualche dubbio. Un modo per togliere un testimone scomodo dalle indagini, facendolo espellere dal nostro Paese:
Ma gli inquirenti romani vogliono arrivare o no alla verità sulla morte di Brenda, il trans profondamente implicato nel caso Marrazzo? Qualche dubbio comincia a sorgere, visto quanto è capitato a China, amico di Brenda e, probabilmente, custode di molti suoi segreti. China, infatti, prima è stata - troppo rapidamente - espulsa dall’Italia, senza che si attendesse la conclusione dell’inchiesta e poi è stata arrestata, ieri, perché “non ha ottemperato all’ordine di abbandonare il territorio nazionale”
Il tutto mentre il vortice continua a girare e inghiotte anche la madre di Brenda - ieri sera da Vespa - fino alla prossima icona. O alla prossima puntata di Porta a Porta.
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Gli interrogatori relativi allo scandalo che ha visto coinvolto l’ex Governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo, hanno portato alla luce dettagli che aggraverebbero la posizione di due dei quattro carabinieri arrestati con l’accusa di averlo ricattato per mantenere il silenzio.
Tre transessuali hanno ammesso di esser stati vittime di rapine da parte di due agenti di polizia, gli stessi coinvolti nello scandalo scoppiato qualche giorno fa.
Tutto sarebbe avvenuto nella primavera di quest’anno nei dintorni di via Gradoli a Roma, ma al momento pare che non siano state ancora formulate ulteriori accuse a carico dei due agenti definiti “mele marce” dallo stesso Marrazzo.
Ulteriori approfondimenti al riguardo saranno effettuati nelle prossime ore da parte del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Rodolfo Sabelli. Nel frattempo si sta cercando di ricostruire il ricatto ai danni dell’ex governatore, di cui ci siamo occupati nei giorni scorsi, e non è escluso che nei prossimi giorni il numero degli iscritti al registro degli indagati possa salire.

Continuano ad emergere dettagli sullo scandalo che ha coinvolto l’ormai ex Governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo, sorpreso insieme ad un transessuale da alcuni carabinieri accusati di averlo ricattato per mantenere il silenzio.
Come vi abbiamo detto ieri, Piero Marrazzo è stato nuovamente interrogato ed oggi sono stati alcuni stralci di quelle dichiarazioni che hanno contribuito a confondere ancora di più le carte in tavola, contraddicendo quanto sostengono i quattro carabinieri arrestati.
Ad ascoltarlo c’erano il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli:
Mi sentivo come se fossi sequestrato. Contro di me hanno usato violenza e intimidazione. Nell’abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza e con violenza. Mi spinsero in un angolo impedendomi di tirare su i pantaloni che mi stavo levando quando sono entrate. Ridotto in quel modo mi trovavo in uno stato psicologico di inferiorità e umiliazione. Inoltre, in più occasioni vennero a contatto con me quasi a volermi intimidire, come per farmi capire che erano armati.

Si continua a parlare di Piero Marrazzo, il Governatore della Regione Lazio autosospesosi, sorpreso insieme ad un transessuale da alcuni carabinieri che hanno fatto irruzione in un appartamento di via Gradoli 96 a Roma il 3 luglio scorso.
I punti fin’ora oscuri continuano a rimanere tali anche dopo il nuovo interrogatorio a cui ieri è stato sottoposto Marrazzo, nel quale è parso piuttosto confuso ed ha contraddetto informazioni rivelate in precedenza.
Se prima aveva negato di aver fatto uso di cocaina, ieri l’ex Governatore della Regione Lazio ha ammesso di averne fatto uso, sostenendo però che quel 3 luglio, prima dell’irruzione dei Carabinieri, la droga non c’era.
L’elevato importo in contanti che avevo con me la mattina del 3 luglio si giustifica perché nei miei incontri era previsto il consumo di cocaina. Cocaina di cui è capitato che anche io facessi uso.

La vicenda del video in cui Piero Marrazzo, il Governatore della Regione Lazio autosospesosi, appare insieme a un transessuale, continua a essere sulle prime pagine. Se ne è parlato nell’ultima puntata di Annozero, nel corso della quale sono state mostrate due video ricostruzioni dell’irruzione dei quattro carabinieri nell’appartamento di via Gradoli 96 a Roma.
Vi abbiamo già parlato del presunto coinvolgimento di altri politici e personaggio noti del mondo dello spettacolo e delle cifre dietro questa storia e ora spunta la presenza di un quinto carabiniere, Donato D’Autilia, pugliese di 42 anni, in servizio a Roma, indagato a piede libero dalla Procura per ricettazione.
D’Autilia, in almeno due occasioni, sarebbe apparso insieme a Testini, Tagliente, Simeone e Tamburrino, i quattro carabinieri fermati, durante i mesi della trattativa per la vendita del video del ricatto. Sarebbe stato lui, stando a quanto si è appreso in queste ore, a custodire per un po’ di tempo, il famigerato video di 2 minuti e 48 secondi, che in realtà sarebbe parte di un filmato lungo 13 minuti.
E mentre c’è chi sospetta che il condominio di via Gradoli fosse un vero e proprio punto di ritrovo di attori e politici, Il Giornale ha pubblicato tutti i verbali del caso Marrazzo.

La vicenda del video in cui Piero Marrazzo, il Governatore della Regione Lazio autosospesosi, appare insieme a un transessuale, continua a essere sulle prime pagine. Oggi saltano fuori nuove rivelazioni: prima di tutto, saltano fuori nuove cifre. La prima, 5mila euro, è il prezzo pagato da Marrazzo per l’incontro con Natalì: un cifra enorme, per un incontro di sesso a pagamento con un transessuale.
Una cifra che potrebbe sottintendere altro; che fosse compreso lo stupefacente - ma anche lì: altro che i 10 grammi di consegna minima del defunto corriere Rino, di cui avevano parlato i trans della zona - che comunque Marrazzo non ha assunto, o che fosse compreso il silenzio, come più probabile, vista la delicatezza della situazione. E questa è la prima cifra.
La seconda, sono i 200mila euro, cui il prezzo cui il video era stato proposto a Chi, il settimanale di gossip di Alfonso Signorini, edito da Mondadori, e di cui tanto si scrisse su polisblog a riguardo del gossip ad uso politico. Prezzo definito “scandaloso”, ma di mercato, dallo stesso Signorini…
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La vicenda del video in cui Piero Marrazzo sarebbe ritratto insieme a un trans, ha causato un terremoto politico di cui potete leggere su polisblog. Qui ci vogliamo concentrare invece sull’aspetto più criminoso: a partire dalla cocaina presente sulla scena del “delitto”, che tale non è. E cercando qualche notizia sui quattro Carabinieri della Compagnia Trionfale che avevano orchestrato il ricatto.
Prima di tutto, a sentire cosa raccontano le varie Natalì, Brenda, e dintorni: sembra che Marrazzo, il Governatore della Regione Lazio, non fosse il solo vip a frequentare la zona, e ce ne fossero anche parecchi altri. Le “preferite” di Piero Marrazzo, pare fossero Brenda e Natalì - la prima soprannominata Brendona, vista la stazza imponente - e il video incriminato sarebbe girato con Natalì.
Come scrive oggi Bonini su Repubblica, ci sono due punti controversi: la droga, la cocaina, e il denaro che circola in questa storia. La cocaina, perché a quanto dichiarato dai transessuali della zona, era la moneta di scambio con cui venivano lasciati in pace dai militari - marci fino al midollo - dell’Arma…
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