Ancora fango sugli assistenti sociali inglesi. Questa volta si torna a parlare di quelli di Sheffield, nel South Yorkshire, che non riuscirono ad impedire al cosiddetto “mostro di Sheffield” di violentare per 25 anni le due due figlie.
Della vicenda, che ha moltissimi punti in comune col mostro di Amstetten Josef Fritzl, ci siamo ampiamente occupati tra il novembre ed il dicembre del 2008, quando scoppiò il caso:
quest’uomo ha abusato delle sue due figlie per ben 25 anni, con una frequenza di circa tre volte alla settimana. Mentre la moglie dormiva, l’uomo si recava nella stanza della figlia - mai entrambe, di solito alternava le violenze - e la trascinava fuori dal letto costringendola ad avere rapporti sessuali con lui. Gli abusi sono iniziati quando le piccole avevano circa otto anni e tanta era la violenza e tanto era il terrore che solo pochi mesi fa le due giovani sono riuscite a confessare tutto alle autorità e denunciare quindi il padre-orco.

Rifiuto la proposta di protezione che mi è stata offerta, non posso essere equiparata al rango di pentita o di collaboratrice di giustizia. Non ho sbagliato. Sono altri che hanno sbagliato.
A parlare è la 24enne Annamaria Scarfò, la giovane di San Martino di Taurianova la cui storia ha fatto, e sta facendo, molto discutere: violentata per circa tre anni da una dozzina di persone del suo paese, la giovane nel 2002 denunciò e fece arrestare i suoi aggressori.
Questo non mise la parola fine alla vicenda, visto che i familiari delle vittime continuarono a minacciarla, insultandola per strada e impedendole persino di trovare un lavoro in paese.
A quel punto il questore di Reggio Calabria, dopo la denuncia della giovane, decise di emettere alcuni provvedimenti di ammonimento nei confronti di familiari delle persone che vennero arrestate per le violenze.

Per ben 13 anni ha abusato delle sue quattro figlie, che ora hanno dai 10 ai 21 anni, e nessuno si è accorto di nulla. Lui, un uomo di 35 anni nato a Milano e residente a Cesena, è stato arrestato ieri con l’accusa di violenza sessuale reiterata e aggravata ai danni di minori.
Dopo il divorzio dell’uomo dalla sua compagna - madre delle quattro figlie, due delle quali frutto di un precedente matrimonio - una delle giovani aveva iniziato a rifiutarsi di passare il weekend a casa del padre.
Da lì la madre si è insospettita ed ha chiesto spiegazioni. Di fronte ad un secco “non voglio più vedere papà, è malato e deve essere curato” la donna si è rivolta alle autorità e la lunga storia di abusi è venuta a galla.
Si è scoperto che le violenze, si parla di rapporti non completi, andavano avanti da circa 13 anni e tutte e quattro le figlie ne erano state vittime.

Si è concluso oggi a Middlesbrough, nel Regno Unito, il processo che ha visto imputata la 36enne Angela Sullivan, accusata di aver abusato sessualmente di uno studente di 12 anni.
Nel corso del processo, ve lo avevamo anticipato qualche settimana fa, si è parlato di quasi 200 rapporti sessuali nel giro di 10 mesi, rapporti di cui la donna aveva tenuto traccia in un diario, affiancando un numero di stelle pari alla qualità del rapporto vicino ad ogni data.
La Sullivan, dopo essersi invetata una serie di scuse per giustificare le sue azioni, nel corso del processo si è dichiarata colpevole di tutti i capi d’accusa ed ha anche ammesso di aver ricompensato il ragazzino con un paio di scarpe nuove.
Per questo la donna, madre single, è stata condanna a scontare 9 anni di carcere.
Via | Times
Continua a leggere: UK: madre 36enne circuisce ragazzino di 12 anni, condannata a 9 anni di carcere

E’ risaputo che nei piccoli paesi spesso la gente tende a fare gruppo molto più facilmente che in città, a difendersi gli uni con gli altri, ma quello che è accaduto a San Martino di Taurianova, piccola frazione di appena 2000 abitanti, ha davvero dell’incredibile e dell’assurdo.
Facciamo un salto indietro: una bambina di 13 anni viene violentata da un branco di persone del suo paese e gli abusi vanno avanti per circa tre anni, seguiti da minacce di morte a lei e alla sua famiglia.
Nel 2002 la giovane trova la forza di denunciare i suoi 12 aguzzini, tutti braccianti, agricoltori e operai pregiudicati, che vengono arrestati e condotti in carcere.
Questa ondata di arresti avrebbe dovuto mettere la parola fine alla terribile vicenda, ma così non è stato.

Giorni fa abbiamo fotografato la situazione pedofilia online in Bulgaria, ritenuta un fenomeno in netta crescita rispetto agli anni precedenti. Il motivo, secondo gli esperti, è da attribuire ad una mancanza legislativa sull’uso di internet, indietro rispetto all’Unione Europea e gli Stati Uniti.
Una situazione simile si sta verificando in Giappone, dove i crimini relativi alla produzione e alla distribuzione di materiale pornografico infantile sono esponenzialmente aumentati, stabilendo un record risprtto agli ultimi anni.
Solo qualche cifra: le vittime di violenza sessuale sono salite del 21,6% rispetto al 2008 e anche i reati perpetrati attraverso internet sono aumentati del 50%. Crescita del 38,3% per i reati legali alla pornografia infantile.
Anche in questo caso parte della colpa si può attribuire ad un vuoto legislativo: la pedopornografia non è mai stato considerato un grande tabù in Giappone e solo a partire dal 2000 il governo sta prendendo seriamente la questione.
Continua a leggere: Pedofilia e pedopornografia in aumento in Giappone
L’ennesimo caso di violenza sessuale su minori è stato registrato a Castelsilano, comune dell’Alto Marchesato crotonese, dove un uomo di 52 anni è stato arrestato con l’accusa di aver violentato per mesi una bambina di 11 anni, che abitava a pochi passi da lui.
Le violenze sono iniziate lo scorso dicembre, ma sono emerse solo quando la bambina - accompagnata dalla madre, preoccupata dallo strano comportamento della figlia - è stata visitata da una ginecologa dell’ospedale di San Giovanni in Fiore.
Si è così scoperto che la bambina aveva subito violenza e non ci è voluto molto per individuare il colpevole: il vicino di casa che chiedeva spesso alla bambina di andare a comprargli le sigarette.

L’ha tenuta prigioniera in cantina per anni, senza farle mai vedere la luce del sole, l’ha violentata infinite volte, l’ha messa incinta ed ha tenuto sequestrati due dei figli nati da quei rapporti. E ora, come se non bastasse, chiede anche dei soldi.
Stiamo parlando del mostro di Amstetten Josef Fritzl, condannato all’ergastolo nel marzo dello scorso anno, pena da scontare in un istituto psichiatrico.
La BBC ha rivelato che da circa 11 mesi, Fritzl scrive alla figlia Elisabeth chiedendole soldi: circa 3000 euro al mese per poter “studiare da avvocato e potersi così difendere da solo“.
Ogni due settimane Elisabeth si vede recapitare lettere da parte dell’uomo che sta cercando di dimenticare. Lei, come è facile immaginare, continua ad ignorare le missive.

Il numero di bambini ed adolescenti bulgari presi di mira dai pedofili è in continua crescita e parte della colpa è da attribuire ai social network e siti di incontri online.
A rivelarlo è stato Yavor Kolev, capo del Dipartimento dei Crimini Informatici, nel corso di un convegno sulla sicurezza online. I ragazzini più a rischio sono quelli di età compresa tra i 10 e i 13 anni.
Sono loro, infatti, quelli che con più leggerezza pubblicano le loro foto e i loro recapiti su social network e siti di incontri online. si è stimato che circa il 40% dei teenager ha incontrato almeno una persona conosciuta online.
Le nostre regole sull’uso sicuro di internet dovrebbero seguire quelle adottate dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. C’è stato un aumento costante di giovani caduti nelle trappole di pedofili, abbiamo circa 7 o 8 segnalazioni al mese in questo senso. I loro genitori sono preoccupati e si rivolgono a noi.

Una volta scelte le sue vittime, iniziava a fissarle per incuter loro timore, poi prendeva a pedinarle e alla fine, quando era abbastanza vicino, le afferrava da dietro e le portava dietro ad un cespuglio e, sotto la minaccia “stai zitta o ti spezzo il collo”, dava il via alle violenze.
E’ questa la descrizione, fatta nel tribunale di Liverpool, del modus operandi di uno stupratore seriale di appena 17 anni, condannato ieri a scontare un tempo indefinito dietro le sbarre, con un minimo di 5 anni prima di poter avanzare richiesta per la libertà vigilata.
Le vittime, due quelle accertate, sono bambine al di sotto gli 11 anni, violentate a pochi passi dalle loro abitazioni.
Il primo caso è stato registrato nell’aprile scorso, quando il giovane aveva ancora 16 anni: ha violentato una bambina di 10 anni ed è stato arrestato con l’accusa di stupro. Gli fu concessa la libertà vigilata, dopo il pagamento di una cauzione, a patto che si trasferisse fuori dalla contea inglese di Merseyside.