
La settima puntata di Storie Maledette, lo storico programma ideato, scritto e condotto da Franca Leosini, si intitola Nell’abisso di un sacchetto di plastica ed è dedicata alla vicenda di Lorena Radice, 45enne di Monza, ritrovata senza vita il 26 dicembre del 2006, soffocata da un sacchetto di plastica.
45 anni, brillante e affascinante signora, Lorena è manager, nonché erede della prestigiosa “Eliche Radice”, azienda leader nel settore della nautica. Sposata da 14 anni con Nazareno Caporali, 45 anni commercialista, Lorena ha due figli in tenera età e un terzo in via di adozione. Inizialmente, le indagini si orientano sull’ipotesi del suicidio, ma le numerose ecchimosi sul corpo di Lorena, alcune contraddizioni nel racconto del marito, ma, su tutto, i risultati delle perizie del Ris di Parma, portano a una diversa e terribile conclusione: Lorena sarebbe stata assassinata dal marito.
Si svolge il processo e il 7 gennaio scorso Nazareno Caporali viene condannato all’ergastolo con l’accusa di omicidio premeditato. Lui si è sempre dichiarato innocente ed è su questo aspetto che punterà Franca Leosini che, in una lunga intervista all’uomo, cercherà di ricostruire la vicenda riportando la dinamica emersa dalle indagini e ascoltando la versione dei fatti di Caporali.
L’appuntamento è per questa sera, alle 23.45, su RaiTre.
Via | Storie Maledette

Grande esclusiva per il quotidiano Cronaca Qui che, in relazione al delitto di Garlasco, riporta passi della relazione di 88 pagine stilata dai Ris di Parma dopo la perizia effettuata sul computer di Alberto Stasi, tutt’ora unico indagano per l’omicidio dell’ex fidanzata Chiara Poggi.
Sono chiari i volti dei bambini, neanche adolescenti, costretti a subire abusi. Piccoli soli o insieme ad altri compagni di sventura che con occhi terrorizzati guardano in faccia chi li abusa o chi filma la scena. Bambini, qualcuno non ha neanche cinque anni, costretti a svestirsi, a toccare corpi di adulti, a sorridere nonostante tutto. Impossibile confondere i loro volti con quelli di maggiorenni, impossibile dimenticare i loro sguardi.
Filmati che, secondo quanto affermato dai Ris, il 25enne Stasi avrebbe visionato anche un’oretta prima che Chiara fosse uccisa. Poi nulla, «l’analisi corrente evidenzia l’assenza di attività dalle 10.37 alle 11. 57 del 13 agosto».
Questo distrugge quindi l’alibi di Stasi, che affermava di aver lavorato al computer mentre Chiara veniva uccisa, esattamente tra le 11.00 e le 11.30, del 13 agosto 2007. Secondo l’accusa il 25enne avrebbe quindi avuto tutto il tempo di recarsi presso l’abitazione della sua fidanzata e commettere l’omicidio.
Nuovi aggiornamenti sul caso di Emmanuel Bonsu, il 22enne ghanese arrestato e picchiato da alcuni agenti della polizia municipale di Parma il 29 settembre scorso.
Vi avevamo riportato le dichiarazioni degli agenti coinvolti e quelle del giovane, che aveva sporto denuncia per quanto accaduto.
Le indagini sono andate avanti e questa mattina la Procura di Parma ha inserito nel registro degli indagati un commissario ed un ispettore capo della polizia municipale, insieme ad otto agenti della stessa. Queste le accuse: calunnia, ingiuria, percosse aggravate, falso ideologico e abuso di potere.
Continua a leggere: Parma: indagati dieci vigili per il pestaggio di Emmanuel Bonsu

Era stato arrestato esattamente due anni fa, il 4 novembre 2006, per abusi sessuali su bambini e possesso di materiale pedopornografico e oggi Don Marco Dessì, il sacerdote di Villamassargia missionario in Nicaragua, è stato condannato in Corte d’Appello a scontare 8 anni di reclusione.
Dessì era stato condannato in primo grado a dodici anni di reclusione dal Tribunale di Parma, ma la Corte d’appello di Bologna gli ha ridotto la pena di un terzo “perchè gli sono state riconosciute le attenuanti generiche”.
La vicenda ha avuto inizio a Chinandega, in Nicaragua, dove Dessì aveva condotto un’importante missione umanitaria che aveva aiutato a costruire scuole, ospedali e ricoveri per donne e bambini. E sono stati proprio gli orfanelli di cui si occupava ad accusarlo di abusi sessuali, che hanno raccontato le violenze subite ad alcuni volontari presenti in loco e successivamente ai magistrati di Parma.
Il missionario si è sempre dichiarato innocente e si è sempre rifiutato di essere interrogato, considerando la situazione come una prova a cui Dio avrebbe voluto sottoporlo.
Continua a leggere: Otto anni a Padre Dessì, condannato per violenza sessuale su minori
Torniamo sul caso di Emmanuel Bonsu, il ragazzo aggredito a Parma da alcuni agenti della polizia municipale lo scorso 29 settembre, di cui vi avevamo parlato qui e qui.
Si inizia un pò a far luce sull’accaduto, soprattutto dopo il resoconto di due testimoni oculari, trasmesso il 6 ottobre durante la trasmissione di Rai Tre “Chi l’ha visto?” (qui il filmato), e la dichiarazione della campionessa di basket della Lavezzini Parma Francesca Zara, anche lei presente al momento dell’arresto, di cui pubblichiamo un estratto (l’audio integrale è disponibile qui):
Portavo a passeggio il mio cane quando nel parco ho notato una certa confusione. Allarmata e incuriosita ho guardato: prima ho assistito a un arresto e poi ho visto un ragazzo nero, Emmanuel, a terra. Urlava, spaventato. Intorno a lui c’erano almeno 3 persone (solo poi ho capito essere agenti in borghese) che lo malmenavano. Una di loro aveva anche una pistola
Il settimanale Panorama ha dedicato questa mattina un ampio articolo sul cosiddetto “caso Bonsu”, riportando alcuni estratti dal rapporto rilasciato dall’agente scelto Pasquale F., 30 anni, al suo comandante il 2 ottobre sui fatti accaduti qualche giorno prima:
Dato il modo energico e violento di divincolarsi non posso escludere di aver urtato involontariamente al volto Emmanuel Bonsu durante la collisione con lo stesso
Continua a leggere: Caso Emmanuel Bonsu: le dichiarazioni dei testimoni oculari e quelle dei vigili
Ieri vi abbiamo riportato la notizia dall’aggressione subita da un ragazzo ghanese da parte di alcuni agenti della Polizia municipale di Parma che, avendolo scambiato per un pusher, l’hanno sbattuto in cella e picchiato perché non voleva ammettere un reato che non aveva commesso.
Questo, in poche righe, il racconto che il 22ene Emmanuel Bonsu Foster ha rilasciato ieri all’edizione di Parma de La Repubblica, mentre nella stessa mattinata il comune di Parma si era limitato a rilasciare una dichiarazione che non faceva alcun cenno ai fatti denunciati dal ragazzo.
Poi è arrivata la testimonianza degli agenti coinvolti che contestano parecchi dettagli della versione del ragazzo, inclusa la scritta “Emanuel negro” sulla busta con i suoi effetti personali rilasciatagli dal comune di Parma. Poi il silenzio stampa da questa mattina e la nomina di un avvocato.

Scambiato per uno spacciatore, portato con forza in caserma, sbattuto in cella e picchiato, come potete vedere dall’immagine qui sopra, perché si rifiutava di ammettere il reato che non aveva commesso.
La terribile vicenda è accaduta a Parma ed è stata riportata in esclusiva questa mattina dall’edizione locale de La Repubblica, supportata da una serie di foto e da un video in cui il protagonista racconta quanto accaduto.
La vittima è il 22enne Emmanuel Bonsu Foster, originario del Ghana e regolare in Italia, che secondo quanto riportato dal quotidiano nazionale è stato fermato ieri alle 18.25 di fronte al parco ex Eridania.
L’hanno fermato all’uscita da scuola, braccato, pestato: un piede sopra alla testa, le manette e poi le botte, anche all’interno della macchina di servizio. Sette agenti della polizia municipale di Parma – questa la denuncia fatta in mattinata ai carabinieri del Comando locale – hanno aggredito alle 18,25 di ieri al parco cittadino ex Eridania Bonsu Emmanuel Foster, giovane studente ghanese di 22 anni – riducendolo con un occhio nero, una gamba malmessa (il ragazzo zoppica) e diverse lesioni, come testimonia il referto ospedaliero.
Continua a leggere: Parma: studente ghanese scambiato per pusher, pestato dalla polizia municipale

La detenzione tra le mura di via Burla è finita: ora Matteo Cambi, patron di Guru, un crack da circa sessanta milioni di euro, si trova ricoverato presso la Comunità Betania di Marore. Poco distante da Parma: noi ci eravamo occupati già in passato, prima dell’estate, di quella comunità: potete leggere qualcosa a riguardo su questo vecchio post.
Ora per Cambi inizia il cammino della riabilitazione e della disintossicazione, visto che aveva dichiarato di utilizzare qualcosa come 8 grammi di cocaina al giorno, bevendoci sopra un paio di bottiglie di superalcolici. Pare fosse un grande fan dell’Amaro Montenegro: in effetti non è male come digestivo.
Ma sembra ne bevesse una bottiglia. Nella sola mattinata. Finalmente accolte le richieste di scarcerazione quindi, va da sè che deve esserci stato un cambio di atteggiamento da parte degli accusati, perchè la richiesta sia stata accolta
L’avvocato di Cambi ha voluto sottolineare la disponibilità della magistratura parmigiana, che “ha mostrato sensibità nel tenere in debito conto la salute del mio assistito”
Foto | La Repubblica Parma
Continua a leggere: Crack Guru: Matteo Cambi scarcerato, è nella Comunità Betania

Fabrizio Corona interviene, a modo suo sulla vicenda Matteo Cambi e crack Guru. Secondo il compagno di Nina Moric, Cambi in fondo non avrebbe fatto nulla di male, che sarà mai portare i libri in tribunale e fallire? In Italia lo fanno tutti, ed è ok il falso in bilancio. Dov’è il problema nell’ignorare lacci e lacciuoli come bilanci o sciocchezzuole simili? Leggo tutto questo su ParmaOk
“Non ha ammazzato nessuno, non ha fatto niente, hanno avuta una cattiva gestione della società, sperperando. Credo che tre mesi di carcere, quasi come ho fatto io, siano eccessivi soprattutto perché avevano trovato un patteggiamento, quando sono arrivati gli indiani, per pagare al 30% i debitori. Gli ho scritto diversi messaggi, gli ho detto che quando uscirà sarà più forte di prima”
Nessuna novità invece per quanto riguarda i risvolti processuali: si resta in attesa di novembre, quando, potrebbe iniziare il dibattimento.
Continua a leggere: Corona su Matteo Cambi:"Non ha ammazzato nessuno, troppi tre mesi di carcere"
Oggi dovrebbe essere la giornata buona: prevista inizialmente per il primo agosto, la decisione del Tribunale del Riesame riguardo all’assegnazione di Matteo Cambi ad una struttura in cui possa disintossicarsi, potrebbe arrivare già in mattinata.
Nel frattempo il settimanale “A” ha pubblicato le prima dichiarazioni dell’ex patron di Guru e Jam Session in cui sostiene che la cocaina abbia rovinato la sua vita, e che tutte le donne di cui si era circondato - Elisabetta Gregoraci e Anna Falchi, giusto per fare due nomi - quando le cose sembravano andare alla grande, siano tutte sparite nel nulla
“Probabilmente la droga serviva anche per fronteggiare i problemi aziendali - continua lo sfogo del patron della Guru-. Voglio uscire da questo incubo. Sono seriamente intenzionato a fare tutto ciò che è necessario per liberarmi da questa dipendenza. La coca ha cambiato tutto, almeno negli ultimi anni ha cambiato ogni mia prospettiva di vita”
Continua a leggere: Crack Guru: tra poche ore si pronuncia il Tribunale del Riesame