Oltre 400 carabinieri sono stati coinvolti, sin dalle prime luci dell’alba, in una vasta operazione antidroga che ha portato all’arresto, tra il comune di Licata (AG) e altri comuni dell’hinterland, di 56 persone, accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti.
Per alcuni di loro i reati ipotizzati sono ben più gravi: si va da tentativo di omicidio al porto e alla detezione abusiva di armi, ma anche ricettazione, furto e violazione della legge elettorale.
La banda di spacciatori, stando a quanto hanno reso noto carabinieri di Licata e del comando provinciale di Agrigento, si riforniva tra Palermo, il Nord Italia e la Germania e riusciva a coprire una vasta zona dell’Agrigentino.
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Della modella e presunta narcotrafficante colombiana Angie Sanclemente Valencia ci siamo occupati pochi giorni fa: la giovane era ricercata da cinque mesi in quanto ritenuta il capo di una banda di narcos operante tra il Messico, l’Argentina e l’Europa.
Ora la sua fuga è finita: la Sanclemente Valencia (qui la sua scheda sul sito dell’Interpol), è stata arrestata a Buenos Aires. Si era nascosta in un ostello universitario nel quartiere Palermo della città.
A nulla è servito l’appello del suo avvocato, che vi abbiamo segnalato giorni fa:
Angie Sanclemente Valencia, pur essendo innocente, è diventata latitante, si è fatta prendere dal panico. La paura di essere violentata in carcere, a maggior ragione per una persona di una bellezza scultorea come Angie, spiega ampiamente il motivo che l’ha spinta a fuggire. Non c’è alcun elemento a suo carico, né prove dirette né prove indirette. La mia cliente è una vittima e la detenzione preventiva sarebbe discriminatoria nei suoi confronti.
Via | La Nacion

Lo scorso 24 gennaio vi abbiamo parlato della condanna a 7 annni di carcere per l’ex Governatore della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, autore di una fuga di notizie che favorì Cosa Nostra.
Cuffaro, condannato nel 2008 a 5 anni di carcere per favoreggiamento aggravato dall’avere agevolato i boss Cosa nostra, nel processo d’appello si è visto aumentare la sua condanna di due anni.
Questo perché, secondo i giudici della Corte d’Appello di Palermo, l’ex governatore avrebbe favorito anche l’organizzazione di Cosa Nostra, non solo i suoi boss.
Alla luce di questo i giudici ritennero opportuno aggravare la condanna di secondo grado di Cuffaro ad aggiungere due anni. Ora, a distanza di qualche mese, sono state pubblicate le motivazioni di quella sentenza.
Continua a leggere: Talpe alla Dda: ecco come l'ex governatore Salvatore Cuffaro aiutò Cosa Nostra
Aggredito a calci dopo esser stato investito. Sembra assurdo, ma è quanto è accaduto ieri pomeriggio ad un pedone di Palermo.
L’uomo stava passeggiando in Corso Dei Mille quando la casalinga 35enne Anna Carollo, ubriaca al volante della sua auto, l’ha investito, facendolo cadere a terra.
La Carollo ha fermato l’auto, è scesa e anziché prestare soccorso al pedone, l’ha preso a calci, intimandogli di alzarsi subito perchè, a suo dire, non si era fatto nulla.
La donna, originaria di Palermo ma residente ad Altofonte, non si è tranquillizzata nemmeno dopo l’arrivo dei Carabinieri.

Dopo mesi di indagini, pedinamenti ed intercettazioni, questa mattina all’alba la Guardia di Finanza ha arrestato a Palermo il 59enne Giuseppe Liga, presunto successore dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo.
Liga era soprannominato “l’architetto“, nome indicato in alcuni pizzini sequestrati al momento dell’arresto dei Lo Piccolo e recentemente confermato da quattro pentiti, Isidoro Cracolici, Francesco Franzese, Gaspare Pulizzi e Marcello Trapani.
Alla fine, grazie ad intercettazioni e pedinamenti, la sua identità è stata confermata: Liga, reggente regionale del Movimento cristiano lavoratori, avrebbe portato avanti gli affari dei boss, storici capimafia di Tommaso Natale, il clan più importante del capoluogo siciliano.
Le accuse mosse nei suoi confronti sono associazione mafiosa, estorsione e fittizia intestazione di beni.
Continua a leggere: Mafia: arrestato a Palermo Giuseppe Liga, successore dei boss Lo Piccolo

Un nuovo arresto per stalking è stato eseguito a Palermo: un uomo di 60 anni, M.F., ha perseguitato e molestato, prima verbalmente poi fisicamente, una donna con cui aveva intrattenuto una relazione.
I due si erano frequentati per qualche tempo e quando lei, straniera, aveva scoperto che lui era sposato, aveva messo fine alla relazione.
Lui non accettò la decisione della donna ed iniziò a seguirla e a minacciarla, fino ad una vera e propria aggressione avvenuta lo scorso dicembre.
In quell’occasione la donna lo denunciò e questo non fece altro che far diventare il 60enne più violento.
Continua a leggere: Palermo: 60enne picchia e minaccia la sua amante, arrestato per stalking

Si è conclusa con quattro denunce l’indagine su un furto avvenuto nella scuola media statale Luigi Pirandello di Ficarazzi, in provincia di Palermo.
La refurtiva - quattro computer ed altro materiale informatico del valore complessivo di 4mila euro - è stata recuperata dai Carabinieri della Compagnia di Bagheria e i responsabili sono stati individuati.
Si tratta di quattro ragazzini, tre dei quali minorenni, che avrebbero agito “per noia, per movimentare un po’ le loro serate“. Le accuse nei loro confronti sono di ricettazione e furto aggravato.
Curiose anche le modalità dell’arresto: la baby gang è stata sorpresa mentre stava per derubare un appartamento.

Un pensionato di 67 anni è stato arrestato a Palermo con l’accusa di violenza sessuale ai danni di un bambino di 7 anni.
Il fatto si sarebbe verificato durante le vacanze di Natale: l’uomo, parente di alcuni familiari della giovane vittime, avrebbe avvicinato il piccolo e, in cambio di 50 centesimi e qualche caramella, avrebbe compiuto le violenze.
Il piccolo ha subito raccontato tutto ai suoi genitori che, per prima cosa, si sono rivolti ai familiari dell’uomo. Questi, anziché suggerire di denunciare la cosa, hanno offerto una polizza assicurativa di 30mila euro per evitare l’arresto dell’uomo e il relativo scandalo in paese.
I familiari della vittima non si sono lasciati corrompere e, su consiglio di un medico di famiglia, hanno sporto denuncia contro il pedofilo, che è stato prontamente arrestato.
Via | Libero

Favoreggiamento aggravato dall’avere agevolato Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio: con queste accuse l’ex Governatore siciliano ed ora anche ex senatore dell’Ucd Salvatore Cuffaro è stato condannato in appello a 7 anni di reclusione.
Due anni in più rispetto alla condanna nel processo di primo grado, svoltosi nel gennaio del 2008. Cuffaro, autore di una fuga di notizie che consentì al boss Giuseppe Guttadauro di ritrovare una microspia in casa sua, inizialmente fu condannato solo per aver favorito i boss di Cosa Nostra.
Ora la Corte d’Appello di Palermo si è spinta oltre ed ha stabilito che l’ex governatore avrebbe favorito anche l’organizzazione di Cosa Nostra stessa. Ecco spiegati i due anni in più.
Continua a leggere: Talpe alla Dda: 7 anni all'ex governatore Salvatore Cuffaro

Tredici ordinanze di custodia cautelare sono state eseguita dalla polizia di Gela per reati che vanno da traffico continuato di stupefacenti a fabbricazione, detenzione e porto di armi clandestine.
Un appartamento di una palazzina popolare del Villaggio Aldisio era stato trasformato in una sorta di supermarket della droga. Si vendeva di tutto, dall’hashish, alla marijuana, alla cocaina, all’eroina, senza dimenticare le armi, che spesso venivano fabbricate artigianalmente.
La droga veniva principalmente da Catania e durante i frequenti trasporti veniva addirittura nascosta tra i pannolini del figlio di colui che è considerato il capo dell’organizzazione, Giuseppe Marangolo, 32 anni, che è anche il titolare dell’appartamento dove avveniva lo spaccio.
Tra i membri della banda, trovate i nomi dopo il salto, c’è anche un armiere che si occupava di costruire pistole usando pezzi di giocattoli e tondini d’acciaio rubati nel petrolchimico dell’Eni.