Tutti gli articoli con tag palermo

Palermo: 60enne picchia e minaccia la sua amante, arrestato per stalking

pubblicato da Daniele Particelli in: Dei delitti e delle pene

stalking

Un nuovo arresto per stalking è stato eseguito a Palermo: un uomo di 60 anni, M.F., ha perseguitato e molestato, prima verbalmente poi fisicamente, una donna con cui aveva intrattenuto una relazione.

I due si erano frequentati per qualche tempo e quando lei, straniera, aveva scoperto che lui era sposato, aveva messo fine alla relazione.

Lui non accettò la decisione della donna ed iniziò a seguirla e a minacciarla, fino ad una vera e propria aggressione avvenuta lo scorso dicembre.

In quell’occasione la donna lo denunciò e questo non fece altro che far diventare il 60enne più violento.

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Palermo: denunciata baby gang responsabile di un furto nella scuola media di Ficarazzi

pubblicato da Daniele Particelli in: Furti e ladri Bande e delinquenti

Ficarazzi

Si è conclusa con quattro denunce l’indagine su un furto avvenuto nella scuola media statale Luigi Pirandello di Ficarazzi, in provincia di Palermo.

La refurtiva - quattro computer ed altro materiale informatico del valore complessivo di 4mila euro - è stata recuperata dai Carabinieri della Compagnia di Bagheria e i responsabili sono stati individuati.

Si tratta di quattro ragazzini, tre dei quali minorenni, che avrebbero agito “per noia, per movimentare un po’ le loro serate“. Le accuse nei loro confronti sono di ricettazione e furto aggravato.

Curiose anche le modalità dell’arresto: la baby gang è stata sorpresa mentre stava per derubare un appartamento.

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Pedofilia: in manette pensionato 67enne a Palermo, avrebbe abusato di un bimbo di 7 anni

pubblicato da Daniele Particelli in: Violenza Sessuale

caramelle

Un pensionato di 67 anni è stato arrestato a Palermo con l’accusa di violenza sessuale ai danni di un bambino di 7 anni.

Il fatto si sarebbe verificato durante le vacanze di Natale: l’uomo, parente di alcuni familiari della giovane vittime, avrebbe avvicinato il piccolo e, in cambio di 50 centesimi e qualche caramella, avrebbe compiuto le violenze.

Il piccolo ha subito raccontato tutto ai suoi genitori che, per prima cosa, si sono rivolti ai familiari dell’uomo. Questi, anziché suggerire di denunciare la cosa, hanno offerto una polizza assicurativa di 30mila euro per evitare l’arresto dell’uomo e il relativo scandalo in paese.

I familiari della vittima non si sono lasciati corrompere e, su consiglio di un medico di famiglia, hanno sporto denuncia contro il pedofilo, che è stato prontamente arrestato.

Via | Libero

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Talpe alla Dda: 7 anni all'ex governatore Salvatore Cuffaro

pubblicato da Daniele Particelli in: Boss Mafia Inchieste e processi

Salvatore Cuffaro

Favoreggiamento aggravato dall’avere agevolato Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio: con queste accuse l’ex Governatore siciliano ed ora anche ex senatore dell’Ucd Salvatore Cuffaro è stato condannato in appello a 7 anni di reclusione.

Due anni in più rispetto alla condanna nel processo di primo grado, svoltosi nel gennaio del 2008. Cuffaro, autore di una fuga di notizie che consentì al boss Giuseppe Guttadauro di ritrovare una microspia in casa sua, inizialmente fu condannato solo per aver favorito i boss di Cosa Nostra.

Ora la Corte d’Appello di Palermo si è spinta oltre ed ha stabilito che l’ex governatore avrebbe favorito anche l’organizzazione di Cosa Nostra stessa. Ecco spiegati i due anni in più.

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Operazione Focus: 13 arresti a Gela per traffico di stupefacenti e fabbricazione di armi clandestine

pubblicato da Daniele Particelli in: Strano ma vero Droga e Narcotraffico Bande e delinquenti

villaggio Aldisio

Tredici ordinanze di custodia cautelare sono state eseguita dalla polizia di Gela per reati che vanno da traffico continuato di stupefacenti a fabbricazione, detenzione e porto di armi clandestine.

Un appartamento di una palazzina popolare del Villaggio Aldisio era stato trasformato in una sorta di supermarket della droga. Si vendeva di tutto, dall’hashish, alla marijuana, alla cocaina, all’eroina, senza dimenticare le armi, che spesso venivano fabbricate artigianalmente.

La droga veniva principalmente da Catania e durante i frequenti trasporti veniva addirittura nascosta tra i pannolini del figlio di colui che è considerato il capo dell’organizzazione, Giuseppe Marangolo, 32 anni, che è anche il titolare dell’appartamento dove avveniva lo spaccio.

Tra i membri della banda, trovate i nomi dopo il salto, c’è anche un armiere che si occupava di costruire pistole usando pezzi di giocattoli e tondini d’acciaio rubati nel petrolchimico dell’Eni.

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65 arresti nel corso dell'operazione Triade: sgominata banda di trafficanti di droga che agiva con il nulla osta di Cosa Nostra

pubblicato da Daniele Particelli in: Droga e Narcotraffico Mafia Bande e delinquenti Criminalità organizzata

spaccio_droga

Si è conclusa con l’operazione Triade un’inchiesta sul traffico di droga gestito da un’organizzazione che agiva col benestare di Cosa Nostra, a cui andavano parte dei proventi.

Un blitz iniziato all’alba che ha visto coinvolti circa 400 carabinieri del Comando provinciale di Palermo ed ha portato all’arresto di 65 persone, mentre due al momento risultano latitanti.

Si tratta di tre bande criminali - da qui il nome dell’operazione - operative prevalentemente nella provincia di Palermo, ma che avevano collegamenti anche con bande camorriste e gruppi di narcos spagnoli.

Non solo: le tre bande non si limitavano al traffico e allo spaccio di stupefacenti, ma si occupavano anche di fare rapine a commercianti locali e istituti di credito in modo da ottenere fondi per l’acquisto delle sostanze.

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Arrestato il boss Giovanni Gianni Nicchi: ecco le immagini del covo

pubblicato da Daniele Particelli in: Boss Mafia Criminalità organizzata

Dell’arresto del boss Giovanni “Tiramisù” Nicchi, astro nascente di Cosa Nostra, candidato a prende il posto di Domenico “Mimmo” Raccuglia, ci siamo già occupati sabato pomeriggio, poche ore dopo l’irruzione degli agenti della sezione Catturandi nel suo appartamento a pochi passi dal Tribunale di Palermo.

Insieme al 28enne Nicchi, latitante da tre anni, sono finiti in manette anche Alessandro Presti e Giusy Amato, rispettivamente di 19 e 27 anni, entrambi accusati di favoreggiamento.

Venerdì prossimo, 11 dicembre, Nicchi dovrà apparire davanti ai giudici della Corte D’Appello di Palermo, dove in questi giorni è in corso il secondo grado del processo “Gotha“, che vede alla sbarra oltre quaranta imputati ritenuti vicini al boss Bernardo Provenzano.

Nel processo di primo grado, concluso nel gennaio del 2008, Nicchi era stato condannato a scontare 15 anni di carcere, mentre al termine del processo “All Bridge” è stato condannato a 6 anni di reclusione.

Via | Il Sole 24 Ore e YouReporter

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Gli speciali di Crimeblog: la Trattativa Stato-Mafia - Terza parte

pubblicato da Fabio Mascagna in: Politici Mafia

Strage di Via D'Amelio 1

(qui e qui la prima e la seconda parte dello speciale trattativa stato-mafia)

La Strage di Via D’Amelio. Arriviamo al 19 Luglio 1992: alle ore 16,58 una Fiat 126 caricata con 100 kg di tritolo causò una violentissima esplosione in via Mariano D’Amelio a Palermo uccidendo Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Claudio Traina, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Eddie Walter Cosina. La sentenza è stata eseguita. Sul Corriere uno speciale che consente di mettere insieme i pezzi di cronaca dell’epoca, in cui si parla anche delle molte discrepanze della vicenda: gli uomini della scorta e Borsellino sapevano che Via D’Amelio era una strada a rischio, ancora di più in quel momento, ma le richieste preventive per la rimozione dei veicoli in sosta in quel tratto non fu mai accolta dal comune di Palermo.

La magistratura è riuscita a ricollegare definitivamente l’attentato a Borsellino come conseguenza del “dialogo” aperto dai carabinieri del ROS Giuseppe De Donno e Mario Mori con i vertici di Cosa Nostra attraverso Vito Ciancimino. La sentenza denominata “Borsellino bis” ha scritto nero su bianco che questa trattativa, come abbiamo già accennato, fu uno dei principali fattori esterni a Cosa Nostra che andarono ad interferire con i processi decisionali della strage. Secondo il pentito Giovanni Brusca l’eliminazione di Borsellino subì una brusca accelerazione sui tempi pianificati da Cosa Nostra perché rappresentava, in quel momento, un ostacolo alla trattativa tra alcuni pezzi delle istituzioni e l’associazione mafiosa. Borsellino diviene improvvisamente “bersaglio principale” perché viene a conoscenza di qualcosa che non avrebbe dovuto sapere.

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Gli speciali di Crimeblog: la Trattativa Stato-Mafia – Seconda parte

pubblicato da Fabio Mascagna in: Politici Mafia


(qui la prima parte dello speciale Stato-Mafia)

L’inizio della Trattativa Stato-Mafia. Dopo la strage di Capaci in cui muore Giovanni Falcone, uno degli artefici del maxiprocesso che aveva messo in crisi Cosa Nostra, lo Stato si trova a dover dare una risposta forte ed istituzionale. Succede così che il Ministro dell’Interno Scotti e quello di Grazia e Giustizia Martelli preparino un decreto antimafia con concede benefici ai pentiti ed introduce il regime del carcere duro per i mafiosi (il futuro 41 bis), proprio grazie alla collaborazione interna di Giovanni Falcone, troppo spesso tacciato di “collaborazionismo”.

In questi ultimi mesi si è venuto a sapere, soprattutto grazie alle dichiarazioni dello stesso Claudio Martelli, che due ufficiali dei Ros – Mori e De Donno – hanno frequenti colloqui investigativi con Vito Ciancimino per fargli fare da tramite con i boss Riina e Provenzano. Attraverso le versioni di Massimo Ciancimino ed i pentiti, su tutti Brusca, si sa che le trattative iniziano proprio qui. Si parla chiaramente di un incontro tra De Donno – mai smentito – con Massimo Cianciamino da dove sarebbe partito tutto.

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Giovanni Bucaro ucciso a sprangate a Palermo: i cinque killer sono liberi per scadenza dei termini di custodia cautelare

pubblicato da Daniele Particelli in: Boss Omicidi-Suicidi Bande e delinquenti

Giovanni Bucaro

Poco più di un anno fa, il 21 ottobre del 2008, il tossicodipendente e pregiudicato Giovanni Bucaro fu ucciso a bastonate da cinque killer, perché giudicato colpevole di aver picchiato la figlia del capomafia Tanino Fidanzati, con cui l’uomo aveva una relazione.

L’aggressione fu ripresa da una videocamera a circuito chiuso e i cinque furono arrestati. Uno di loro, Francesco Tarantini, confessò tutto e confermò la presenza dei suoi complici.

Ora, a distanza di poco più di un anno, i cinque killer sono stati scarcerati per scadenza dei termini di custodia cautelare.

Così ne parla La Repubblica Di Palermo:

Nelle scorse settimane il Gip, accogliendo le richieste dei difensori dei cinque indagati, aveva dichiarato la nullità dell’atto. Evitare la scarcerazione, a quel punto, era impossibile perché la procura avrebbe dovuto, in soli 15 giorni, notificare nuovamente l’avviso di conclusione delle indagini, attendere i 20 giorni che la legge garantisce ai difensori per le richieste istruttorie, chiedere una nuova fissazione dell’udienza preliminare in cui formulare la richiesta di rinvio a giudizio.

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