Non si può non essere d’accordo con Antonella quando parla di un “silenzio generalizzato su alcuni processi” causato da un’eccessiva - ma forse normale - ridondanza di informazioni che fanno parlare, ma soprattutto pensare, d’altro.
Il caso dell’inchiesta Hiram è sicuramente emblematico. Ne abbiamo parlato spesso e siamo stranamente tra i pochi ad averlo fatto negli ultimi mesi, quando i riflettori su arresti,arrestati e strilloni sui rapporti tra mafia e massoneria sono andati scemando.
Il processo però va avanti - qui le registrazioni delle ultime udienze - lasciando aperti numerosi dubbi. Ad esempio quelli su Marcello Dell’Utri e le sue dirette implicazioni nella vicenda a cui non ha voluto rispondere nonostante alcune intercettazioni lo vedessero direttamente coinvolto. Come quella del 3 luglio 2006 alle ore 21.13 in cui Francesca Surdo (poliziotta anticrime del Viminale arrestata) e Rodolfo Grancini, Presidente del Circolo del Buon Governo dello stesso Dell’Utri parlavano di come incontrare esponenti delle Forze dell’Ordine in luoghi difficilmente intercettabili, come la Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola di cui era rettore il sacerdote gesuita Ferruccio Romanin ed anch’esso coinvolto nell’inchiesta.
Uno stralcio dell’intercettazione tratto dal blog di Roberto Galullo:
Dell’operazione Hiram ne abbiamo già parlato in passato quando vi furono i primi arresti per poi elencarne tutti i nomi. Mafia e Massoneria strettamente unite per consentire il rallentamento o “l’aggiustamento” dei processi penali davanti la Corte di Cassazione attraverso alcuni infiltrati. Sul caso fu anche convocato ad interrogatorio Marcello Dell’Utri per l’amicizia con Rodolfo Grancini, uno dei primi arrestati nell’operazione, ma il senatore non volle rispondere.
Il processo va avanti e ieri si è tenuta l’importante udienza dedicata all’illustrazione dei mezzi di prova e all’elencazione degli imputati. Oltre al già citato Rodolfo Grancini erano presenti in qualità di imputati anche Calogero Russello, Michele Accoando, Guido Preparaio, Renato De Gregorio e Calogero Licata.
L’associazione, criminale a tutti gli effetti, e composta da medici, imprenditori, boss mafiosi e membri di logge massoniche, lavorava da lungo tempo all’interno di un ingranaggio che consentiva - tramite appositi ufficiali infiltrati - di agevolare i processi per alcuni “amici”. Tra questi anche Giovan Battista Agate, boss della famiglia di Mazara del Vallo.
Nel registro degli indagati risultano anche due agenti della Guardia di Finanza di servizio a Roma oltre al gran maestro della “Serenissima Gran Loggia Unita d’Italia”, Stefano De Carolis Villas, che in qualche modo teneva collegata tutta l’organizzazione. Parlando di massoneria non poteva non spuntare il nome di Licio Gelli, anch’esso contattato per rilasciare dichiarazioni sull’inchiesta, ma che però si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il 4 giugno riprenderà il processo, vedremo i risvolti.
Via | Antimafiaduemila

“Hiram” è il nome di una delicata inchiesta che coinvolge direttamente ambienti massonici, mafia ed imprenditoria coordinata dai pm Fernando Asaro, Pierangelo Padova, sotto la guida del procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e del procuratore capo di Palermo Francesco Messineo.
Il 17 giugno scorso su richiesta della Dda di Palermo l’inchiesta portò all’arresto di otto persone con le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo a sistemi informatici e rivelazione di segreto d’ufficio. L’ipotesi investigativa su cui si fonda l’inchiesta coinvolge anche la Corte di Cassazione, infatti secondo i pm il gruppo degli arrestati - vicini o appartenenti a logge massoniche - “si adoperava dietro il pagamento di ingenti somme di denaro per l’insabbiamento di processi penali in Cassazione, al fine di far maturare i tempi di prescrizione.” Una notizia di cui avevamo già parlato qui e poi elencando tutti i nomi degli arrestati che riproponiamo in breve.
Rodolfo Grancini, faccendiere con solide amicizie in ambienti politici ed ecclesiastici romani; Michele Accomando, imprenditore di Mazara del Vallo arrestato nel 2007 per mafia e condannato a 9 anni e tre mesi di carcere; Calogero La Licata, funzionario del ministero delle finanze in servizio ad Agrigento; Guido Peparaio, impiegato del ministero della Giustizia in servizio presso la cancelleria del seconda sezione della Corte di Cassazione e Francesca Surdo, poliziotta palermitana impiegata nella segreteria del direttore del Servizio centrale operativo della polizia di Stato. Calogero Russello, 68 anni, già indagato per mafia, e Nicola Sorrentino.
Il gruppo criminale pagava somme che si aggiravano attorno ai 20mila euro per consentire il rallentamento - o “l’aggiustamento” - dei processi penali davanti la Corte di Cassazione, grazie anche - come abbiamo visto - ad alcuni infiltrati ad hoc.
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Ieri vi avevamo accennato all’operazione Hiram, che aveva portato ad alcuni arresti in Sicilia: massoneria e mafia unite per ritardare processi. Tra gli arrestati dai carabinieri del comando provincale di Trapani e Agrigento per i presunti intrecci tra la loggia massonica e cosa nostra ci sono per esempio Michele Accomando, 60 anni, imprenditore di Mazara del Vallo, già finito in carcere l’anno scorso per qualche pasticcio con degli appalti pubblici.
E che sarà mai, con una condanna per mafia a nove anni e quattro mesi. Poi c’è Renato Gioacchino Giovanni de Gregorio, 59 anni, ginecologo palermitano, condannato anche in appello per violenza sessuale ai danni di una minorenne. Avrebe poi tentato di pagare del denaro per insabbiare tutto. Si legge tutto quanto su L’Unione Sarda o dopo il salto.
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Certo la Massoneria ha sempre quell’alone di segretezza, quel non so che di affascinante che anche per un pm è impossibile resistere. Era nata una relazione malata tra l’associazione clandestina e l’altra, quella criminale - e a volte la distinzione è sottile, mi rendo conto - per rallentare alcuni processi:
una sorta di joint venture, per riuscire a ritardare l’iter giudiziario di alcuni processi di mafia tra Agrigento e Trapani. E’ quello che è emerso dall’operazione antimafia ‘Hiram’ dei Carabinieri di Trapani e Agrigento che ha portato all’arresto di otto persone fermate all’alba in diverse città. L’inchiesta vede coinvolti professionisti, medici, imprenditori, boss e alcuni iscritti a logge massoniche . In manette anche una poliziotta, un ginecologo e un impiegato presso la cancelleria della Corte di Cassazione. L’accusa è a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d’ufficio
Nel mentre lo scandalo si allarga visto che in queste ore sono in corso perquisizioni negli uffici della Cassazione. Un nuovo scandalo P2? Quasi sicuramente no. Ma uno scandalo che la dice lunga su certi ambienti, dove il Potere con la P maiuscola è qualcosa di osceno, inimmaginabile, per noi comuni mortali. Date un’occhiata al sito del Grande Oriente d’Italia per esempio, tutto in ordine. E nessuno dice che non siano in ordine: ma se sono in ordine, perchè tutta questa segretezza? Se sono in ordine perchè vengono fuori vicende come questa, quando il quotidiano livornese “Corriere di Livorno“, di proprietà di Cristiano Lucarelli, ha pubblicato la lista dei massoni locali?
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