
E’ stato fermato ieri sera della squadra mobile di Piacenza il presunto assassino di Chiara Brandonisio, la 34enne massacrata a sprangate giovedì mattina a Ceglie del Campo, Bari, mentre si stava recando al lavoro in bicicletta.
Le autorità, dopo il ritrovamento della sua auto abbandonata non lontano dal luogo dell’omicidio, avevano scoperto l’identità del sospettato ed avevano intensificato le ricerche. Ieri sera, l’arresto.
Domenico Iania, 52enne originario della Calabria, è stato rintracciato a Morfasso, piccolo comune in provincia di Piacenza, mentre si stava recando in Questura per costituirsi.
Al momento pare confermata la ricostruzione emersa nei giorni scorsi: la Brandonisio e Iania si erano conosciuti su internet e per diversi mesi avevano portato avanti una relazione esclusivamente virtuale.
Continua a leggere: Omicidio Chiara Brandonisio: arrestato il 52enne Domenico Iania
Un nuovo caso di omicidio-suicidio è stato registrato ad Asseggiano, quartiere periferico di Mestre, poco dopo le 9 di stamattina. All’origine di tutto, stando a quanto si è appreso, ci sarebbe una passione non corrisposta, avances non gradite.
Lui, Fabio Riccato, aveva 31 anni, lei, Eleonora Noventa, 16. I due, ieri sera, avevano discusso: sembra che Riccato si fosse invaghito della giovane, che però non ricambiava le sue attenzioni. Dopo la violenta lite di ieri, oggi la tragedia.
Riccato l’ha aspettata in strada e quando, poco dopo le 9, l’ha vista avvicinarsi in bicicletta, ha estratto la pistola ed ha sparato 3 colpi contro di lei, uccidendola.
Poi ha rivolto l’arma contro se stesso e si è ucciso con un colpo al petto.
E’ morta la notte scorsa, dopo due giorni di agonia, la 34enne Chiara Brandonisio, residente a Carbonara di Bari, massacrata a sprangate giovedì mattina, mentre si stava recando al lavoro in bicicletta.
L’identità dell’assassino sarebbe già nota alle forze dell’ordine: si tratterebbe di un 60enne di origini calabresi ma residente nel Piacentino.
Molti dettagli sono ancora riservati, ma alcune indiscrezioni sono trapelate: Chiara, separata dal 2004, forse aveva conosciuto il suo assassino su Facebook, ma non l’aveva ancora incontrato.
Qualche scambio di sms - attualmente al vaglio degli inquirenti - e poco altro. L’ipotesi più plausibile è che l’assassino, spinto dalla voglia di conoscere Chiara di persona, si sia appostato nei pressi della sua abitazione.

E’ finita ieri a Kingston, in Giamaica, la latitanza del 41enne Christopher “Dudus” Coke, considerato dagli Stati Uniti come uno dei narcotrafficanti più pericolosi del mondo.
La sua cattura era solo questione di tempo: nell’ultimo mese, infatti, due quartieri della città erano stati al centro di violenti scontri tra le autorità locali e gli uomini di Coke, che si sono lasciati dietro almeno 76 morti.
Ieri l’arresto, avvenuto in una zona periferica della città, e quasi sicuramente l’estradizione negli Stati Uniti, dove rischia di venir condannato all’ergastolo.
Coke, come riportano i principali quotidiani statunitensi, è considerato il leader del cartello Shower Posse, organizzazione criminale di ispirazione mafiosa caratterizzata dall’eccessivo uso di violenza.

Sembra che non ci sia più nulla da chiarire sull’omicidio della 74enne Maria Libera Marucci, uccisa nel tardo pomeriggio di sabato nella sua abitazione di Baselice, nel Beneventano.
Ad ucciderla, strangolata con un fil di ferro, sarebbe stato suo figlio, il muratore 39enne Gabriele Barbato, residente nello stesso paese della donna.
A spingerlo ad uccidere, stando a quanto hanno rivelato gli inquirenti, sarebbero stati motivi economici: la donna, infatti, non aveva ancora assegnato al figlio le proprietà di famiglia in qualità di unico erede.
L’uomo, sposato, ha confessato il delitto ed è stato rinchiuso nel carcere di Benevento.
Via | BariMia
Ancora arresti contro la criminalità organizzata: dopo l’ennesimo colpo al clan camorristico dei Casalesi e l’operazione Eleio contro 15 membri del clan mafioso di Porta Nuova a Palermo, a Bari è in corso l’operazione Osiride.
31 persone, ritenute vicine al clan mafioso Di Cosola, sono state arrestate con le accuse, a vario titolo, di di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, omicidi, rapine, estorsioni, ricettazione e detenzione e porto di armi clandestine.
Il clan Di Cosola, ce ne siamo occupati tempo fa, è particolarmente attivo nel sud-est del capoluogo pugliese ed è considerato rivale dei Parisi-Stramaglia nella lotta per l’egemonia criminale nel territorio.
Continua a leggere: Operazione Osiride: 31 arresti nel Barese contro il clan Di Cosola

E’ fissato per il prossimo 1° dicembre l’inizio del processo d’appello per Luigi Spaccarotella, l’agente della Polstrada condannato in primo grado a 6 anni di carcere per l’omicidio di Gabriele Sandri, ucciso con un colpo di pistola l’11 novembre del 2007.
La prima condanna era arrivata il 14 luglio dello scorso anno: 6 anni per omicidio colposo contro i 14 chiesi dal pm Giuseppe Ledda.
Dopo quella sentenza (qui trovate le motivazioni), tutte le parti coinvolte avevano presentato ricorso in appello: la procura di Arezzo, la procura generale della Toscana, la difesa e la parte civile.
Questa volta il processo si svolgerà a Firenze.
Via | Il Reporter

Omicidio e stupro. Sono queste le accuse mosse nei confronti di un falegname residente a Zarqa, in Giordania, che domenica scorsa si è presentato in una stazione di polizia ed ha confessato tutto.
Ha stuprato sua figlia per circa quattro anni, fino a pochi mesi fa, quando la giovane è rimasta incinta. A quel punto, per evitare che la vicenda venisse a galla, l’uomo ha deciso di operare da solo la figlia e di liberarsi così del feto.
Si legge su ArabNews:
L’indagato ha eseguito un vero e proprio intervento chirurgico. Ha tagliato la pancia di sua figlia, ha aperto il suo grembo, ha tolto il feto e l’ha gettato nella
spazzatura. Poi ha cercato di ricucire il tutto con del filo, ma non è stato in grado di fermare l’emorragia.

Ecco una di quelle sentenze destinate a far discutere. I quattro che vedete in foto si chiamano Antonio Lo Bue, Calogero Mancuso, Giuseppe Faraci e Salvatore Randazzo, hanno rispettivamente 44, 46, 25 e 24 anni, e nel maggio del 2006 furono arrestati con l’accusa di aver stuprato ed ucciso il 13enne Francesco Ferreri a Barrafranca, in provincia di Enna.
I quattro furono condannati in primo grado: ergastolo a Faraci, indicato come esecutore materiale del delitto, e dai 10 ai 12 anni per gli altri tre imputati, condannati per violenza sessuale.
Ieri, a distanza di quasi cinque anni da quel 16 dicembre, si è concluso il processo davanti alla Corte D’Appello di Caltanissetta: i quattro imputati sono stati assolti.
Così la madre del giovane ha commentato l’assoluzione dei quattro imputati:
Non non mi fermerò, voglio giustizia per mio figlio. Si può immaginare come mi senta, ma andrò avanti. Non è possibile che per un giudice gli imputati erano colpevoli e per l’altro non c’entrino nulla.

Omicidio in pieno giorno a Priolo, in provincia di Siracusa, per motivi ancora da accertare.
Silvana Scarlata, 48 anni, stava passeggiando per via Pindemonte quando si è imbattuta nel suo collega, Corrado Pantano, 50 anni.
Erano da poco passate le 16. I due, precari ed impiegati come lavoratori socialmente utili presso il comune di Priolo, hanno iniziato a discutere e in pochi istanti i toni si sono accesi.
Pantano ha colpito la collega con un grosso coltello da cucina, ferendola all’addome e al torace. Poi si è dato alla fuga.