
Tempo fa Louis Appleby, capo del National Confidential Inquiry into Suicide and Homicide by People with Mental Health Problems (NCISH), ha dichiarato che ogni anno in Inghilterra vengono registrati almeno 50 omicidi compiuti da persone che negli ultimi 12 mesi sono stati in cura per problemi mentali.
E’ da questi dati che il filmaker Julian Hendy è partito per il suo documentario, Why Did You Kill My Dad?, “perchè hai ucciso mio padre?“, che cerca di fare un po’ di chiarezza proprio sul numero di questo episodi.
C’è anche una forta spinta personale: il padre di Hendy, Philip, di 75 anni, fu ucciso a Bristol nel 2007 dal 42enne Stephen Newton, affeto da disturbi mentali.
Newton, che era anche sotto effetto di anfetamine, entrò in casa di Hendy ed accoltellò l’uomo a morte.
Nel giugno dello scorso anno aveva fatto parecchio discutere la riduzione della condanna per il 35enne Stefano Lucidi, che il 22 maggio del 2008 investì lo scooter sul quale stavano viaggiando Alessio Giuliani e la sua fidanzata Flaminia Giordani, di 22 e 23 anni, uccidendoli.
In primo grado era stato condannato a 10 anni di carcere per omicidio volontario, ma in appello il capo d’accusa fu derubricato in omicidio colposo e la pena fu ridotta a 5 anni.
L’ultima speranza per i familiari delle due vittime era il terzo grado di giudizio, che non ha portato l’esito sperato.
La IV sezione penale della Cassazione, infatti, ha confermato la condanna a cinque anni di reclusione per quello che è ormai conosciuto come il “pirata della strada di via Nomentana” che, è bene ricordarlo, stava guidando senza patente ed è passato con il semaforo rosso.

Aggiornamenti sul caso di Jordan Brown, il bambino di 12 anni che nel febbraio dello scorso anno uccise a fucilate la 26enne Kenzie Marie Houk, nuova compagna di suo padre, incinta di 8 mesi.
Il bambino, che all’epoca dei fatti aveva 11 anni, era stato prontamente arrestato con l’accusa di duplice omicidio e rinchiuso nel carcere della contea di Lawrence, Pennsylvania.
Si disse che il piccolo aveva agito per gelosia nei confronti della donna e, usando un fucile da caccia in versione “baby” di sua proprietà, aveva deciso di mettere fine a quella “rivalità” sparando in testa alla donna ed uccidendo anche il bimbo che portava in grembo.
Ora, ad un anno di distanza, sta per iniziare il processo che lo vede imputato. In Pennsylvania, e in altri stati americani, non ci sono limiti di età sotto i quali non è possibile processare un minore per omicidio e condannarlo alla stessa pena di un adulto: detto questo Jordan Brown rischia una condanna all’ergastolo, senza possibilità di libertà condizionata.
Un uomo di 41 anni è morto la scorsa notta ad Artena, vicino Roma, investito insieme alla sua famiglia - moglie di 42 anni e figlio di 12 - mentre si trovava alla guida della sua Ford Fiesta.
A provocare l’incidente è stato un ragazzo di 17 anni, romeno, che si trovava alla guida di un furgone. Stava viaggiando insieme ad un connazionale di 36 anni.
Il giovane, senza patente, viaggiava ad alta velocità ed ha invaso la corsia opposta della carreggiata, andandosi a scontare con l’auto in cui stava viaggiando la famiglia.
Il padre è morto sul colpo, mentre la moglie e il figlio sono attualmente ricoverati in prognosi riservata nell’ospedale di Velletri. I due romeni, subito dopo lo scontro, sono fuggiti a piedi e sono stati rintracciati qualche ora dopo, uno alla stazione Termini di Roma e l’altro nella stazione ferroviaria di Labico.

Colin Gunn, lo vedete in foto, sta scontando una condanna in un carcere di massima sicurezza per aver commissionato l’omicidio di una coppia, John e Joan Stirland, nel 2004.
In casi come questo ogni contatto col mondo esterno è vietato, ma proprio ieri si è scoperto che Gunn aveva accesso ad internet ed aveva usato Facebook per minacciare i familiari delle due vittime.
Il 42enne aveva così aggiornato il suo stato:
Prima o poi tornerò a casa e non vedo l’ora di poter guardare negli occhi certe persone e vedere quanta paura hanno di me.
Ha chiamato il 999 - il numero telefonico di emergenza inglese - per ben due volte denunciando che il suo vicino di casa voleva ucciderla. Le sue chiamate, però, non sono state considerate e la donna è stata picchiata a morte.
Joanne Butler, una donna di 38 anni con problemi mentali, è stata aggredita dal vicino di casa, Sean Wilson, e dal figlio di 13 anni di quest’ultimo, Ashlea. I due si sono introdotti nella sua abitazione, l’hanno picchiata a morte con un calzino riempito di pietre e alla fine l’hanno massacrata con un’accetta.
E’ successo a gennaio del 2006, ma questi dettagli sono stati resi noti solo ieri in un rapporto pubblicato dall’East Midlands Strategic Health Authority.
La donna, terrorizzata, chiamò il 999 ma la sua emergenza fu catalogata come “possibile violenza domestica” e nessuno si preoccupò di andare a controllare. A quanto pare non c’erano agenti disponibili in quel momento, così come dieci minuti dopo, quando la donna chiamò nuovamente.
Sembra molto probabile che il movente del delitto avvenuto la notte scorsa a Villa Rosa di Martinsicuro, in provincia di Teramo, sia di natura passionale.
Il 45enne Shkelgim Koni, operaio albanese in Italia da alcuni anni, ha sgozzato sua moglie, la 33enne Rudina, con un coltello da cucina mentre i due figli della coppia stavano dormendo nelle loro stanze.
Subito dopo ha chiamato i Carabinieri e si è costituito, mentre i due figli, di 7 e 8 anni, sono stati immediatamente affidati ad alcuni parenti.
Stando a quanto è emerso in queste ultime ore, pare che i rapporti tra i due coniugi fossero deteriorati da tempo e in questo ultimo periodo l’uomo si era convinto che la moglie avesse una relazione extra coniugale.
Via | Sambenedetto Oggi
Continua a leggere: Uxoricidio a Teramo: Shkelgim Koni sgozza la moglie e si costituisce
(qui la prima parte)
Subito dopo essersi trasferito in un appartamento tutto suo, il mostro di Milwaukee Jeffrey Dahmer viene arrestato con l’accusa di molestie sessuali ai danni di un ragazzino di 15 anni: mentre è in attesa della sentenza massacra il 26enne Anthony Sears. Arriva la condanna per le molestie e già dopo 10 mesi viene rilasciato per buona condotta.
E’ in quel momento che gli omicidi diventano sempre più frequenti: dal giugno 1990 all’aprile 1991 Dahmer massacra Edward Smith (27 anni), Raymond Smith (33 anni), David Thomas (23 anni), Ernest Miller (22 anni), Curtis Straughter (19 anni), Errol Lindsey (19 anni) ed Anthony Hughes (31 anni).
Nel maggio del 1991 le autorità commettono l’errore più grande, di cui probabilmente si stanno ancora pentendo. Konerak Sinthasomphone, 14 anni, riesce a liberarsi dalle grinfie di Dahmer e si reca subito dalla polizia, raccontando ciò che era costretto a subire.
Dahmer lo raggiunge e riesce a convincere gli agenti che Sinthasomphone è il suo compagno e che si è inventato tutto a seguito di un litigio. Le autorità decidono di non immischiarsi nella storia tra due omosessuali e lasciando andar via Dahmer insieme al 14enne, che sarà ucciso poche ore dopo.
Continua a leggere: Jeffrey Dahmer: il mostro di Milwaukee - Seconda ed ultima parte
Qualche giorno fa i nostri colleghi di Cineblog si sono occupati del film Dahmer vs. Gacy, un horror trash che mette l’uno contro l’altro due dei più noti serial killer statunitensi: John Wayne Gacy, il “clown killer”, e Jeffrey Dahmer, meglio conosciuto come il “mostro di Milwaukee”.
Se del primo ci siamo già occupati in una mini biografia, al secondo ci siamo solo riferiti in occasione dell’arresto di Walter Ellis, assassino seriale che, sempre a Milwaukee, ha fatto ucciso e fatto a pezzi 9 donne dal 1986 ad oggi.
Ben più alta è la conta dei brutali omicidi commessi da Jeffrey Lionel Dahmer: almeno 17 uomini sono stati uccisi, fatti a pezzi e in parte mangiati tra il 1978 e il 1991, anno del suo arresto.
La sua “carriera” criminale, se così si può chiamare, era iniziata 13 anni prima, nel 1978. Appena 18enne Dahmer, già alcolista, conosce ed uccide l’autostoppista 19enne Steven Hicks: lo invita a casa sua, fa sesso con lui e quando questi manifesta l’intenzione di andarsene, lo massacra a sprangate.
Continua a leggere: Jeffrey Dahmer: il mostro di Milwaukee - Prima parte

Si sta svolgendo in questi giorni il processo che vede imputati Pietro Mazzotta ed Emanuele Caruso, i 20enne che la notte del Capodanno 2009 uccisero a martellate a Filadelfia il 24enne Cristian Galati e gli diedero fuoco.
Della vicenda ci eravamo occupati a suo tempo:
Galati confessò in chat di aver incendiato l’automobile di uno dei suoi aggressori. Due degli arrestati lo contattarono on line, fingendo di essere una ragazza che voleva conoscerlo. Durante la conversazione gli chiesero di aver notizie sull’incendio della Volkswagen Golf di proprietà di Santino Accetta. Il 24enne raccontò di essere stato lui a dare alle fiamme la vettura.
I due, insieme allo stesso Accetta, 34enne proprietario dell’auto in questione, incontrarono Galati e diedero inizio alla tortura: lo colpirono a martellate, lo legarono ad un albero e gli diedero fuoco.