
Nuovo blitz anti ‘ndrangheta, questa volta non per il traffico di droga, ma per quello dei clandestini.
Due le cosche coinvolte, quella dei Cordì di Locri e quella degli Iamonte di Melito Porto Salvo. Gli affiliati, attraverso una serie di contratti di assunzione fittizi, permettevano agli immigrati di chiedere il visto d’ingresso per il nostro Paese.
La squadra mobile di Reggio Calabria ha eseguito 67 ordinanze di custodia cautelare in carcere: 32 destinate ad italiani, le altre 35 a cittadini indiani.
L’accusa mossa nei confronti del clan degli Iamonte è di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, mentre al clan dei Cordì si è aggiunta l’aggravante delle modalità mafiose.

La ‘ndrangheta è tornata a colpire: questa volta la vittima si chiama Pietro Chiefari, commerciante 53enne ucciso a Davoli Marina, nel Catanzarese.
Chiefari, che gestiva un negozio di frutta, ieri sera è stato avvicinato da alcuni sconosciuti che l’hanno crivellato di colpi, uccidendolo all’istante.
Stando a quanto hanno reso noto le forze dell’ordine, Chiefari era stato recentemente coinvolto nell’operazione Mithos, che aveva permesso di individuare alcuni esponenti delle cosche Gallace-Novella, la cui influenza arriva fino al litorale laziale.
Via | L’Unione Sarda

17 arresti, 48 indagati e sequestro di beni immobili per 5 milioni di euro. Questo è il risultato al termine della maxi-operazione “Parco Sud” che ha portato ad una chiara accusa: associazione per delinquere di stampo mafioso. Imprenditori lombardi, amministratori locali, persino un cancelliere del Tribunale di Milano a braccetto con i boss delle famiglie Barbaro e Papalia di Platì riportano alla luce il problema delle infiltrazioni mafiose al Nord che spesso, per miopia - a voler essere indulgenti - si fa finta di non vedere. L’intervento di Letizia Moratti nell’ormai nota puntata di Annozero ne è un esempio lampante: la mafia a Milano non c’è. Tant’è che venne bocciata la Commissione Antimafia per vigilare sull’Expo 2015.
Ma poi salta fuori questa brutta storia di infiltrazioni mafiose soprattutto nell’ambito del movimento terra e dello smaltimento rifiuti di cui la ‘ndrangheta ha il monopolio. Magari ora bisognerà fare qualche passo indietro. Lo hanno scritto più volte anche i nostri amici milanesi di 02blog citando un’inchiesta de Il Sole 24 Ore che presentava la Lombardia come ponte di comando per la ‘ndrangheta. E sempre su 02blog Gabriele, pubblicando la mappa delle cosche a Milano, si chiedeva “Sempre tutto tranquillo per quanto riguarda gli appalti per l’Expo 2015?”
A quanto pare no, anche se il procuratore capo Manlio Minale usa i piedi di piombo:
Certamente c’è un interesse. Lavoriamo sempre sugli interessi che i lavori dell’Expo possono creare per le organizzazioni mafiose, anche se al momento non ci risultano riferimenti diretti di infiltrazioni. L’esclusione del movimento terra dai contratti rimane una porta aperta per le cosche
E’ terminata ieri mattina, dopo ben 9 anni, la latitanza di Antonio «Gambazza» Pelle, 77 anni, boss dell’omonima cosca di San Luca che da anni si contrappone a quella dei Nirta-Strangio.
L’arresto è avvenuto all’ospedale di Polistena, Reggio Calabria, dove Pelle era stato ricoverato d’urgenza nel reparto di chirurgia e sottoposto ad un intervento. La moglie, durante la corsa in ospedale, non si era certo preoccupata di muoversi utilizzando i soliti accorgimenti ed è stato grazie a questa sua mancanza che gli agenti che la stavano pedinando sono giunti al super latitante.
Il boss, inserito nella lista dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia stilata dal Ministero dell’Interno, era stato ricoverato sotto falso nome, ma subito dopo l’intervento ha trovato i militari ad attenderlo. Al momento, da quanto si è appreso, si trova ancora in ospedale, piantonato dagli agenti.
Quando si sarà rimesso, il 77enne capo crimine dovrà scontare 16 anni di carcere per due condanne per reati di associazione mafiosa, traffico di droga e sequestro persona.
Via | Newz

Dopo i gioielli falsi di ieri, oggi le scarpe da ginnastica: circa 90mila finte sneakers Nike sono state sequestrate dai carabinieri del Ros a Roma nell’ambito di un’operazione denominata “Rilancio“.
Dodici persone sono state arrestate con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’introduzione in Europa di merce contraffatta: alcuni di loro, da quanto si è appreso, sarebbero in contatto con cosche della ‘ndrangheta.
L’organizzazione clandestina aveva basi in Vietnam, Repubblica Ceca ed Italia e la merce veniva importata in Europa attraverso il porto Gioia Tauro, Reggio Calabria. Ma come hanno fatto ad eludere i controlli portuali? Tra i componenti della banda vi era un funzionario doganale, prontamente arrestato insieme agli altri.
La merce sequestrata, del valore di oltre dieci milioni di euro, era destinata a tutti i Paesi dell’Unione Europea.
Via | Corriere

Dopo la camorra e la ‘ndrangheta, anche Cosa Nostra è stata oggetto di sequestri nelle ultime ore da parte della Direzione Investigativa Antimafia di Messina.
Beni per un valore complessivo di 10 milioni di euro tra aziende, conti correnti, immobili e camion appartenenti al boss Carmelo Bisognano, 44 anni, sono stati posti sotto sequestro nell’ambito di un’indagine che è stata coordinata da Guido Lo Forte, procuratore distrettuale antimafia, e dal sostituto Giuseppe Verzera.
Bisognano, considerato il capo storico della cosca dei Mazzaroti di Barcellona Pozzo di Gotto, è stato condannato in primo grado per associazione mafiosa nell’ambito del maxi processo Mare Nostrum, che si è concluso poco più di un anno fa con ben 139 condanne, tra le quali 31 ergastoli.
Carmelo Bisognano è attualmente detenuto in regime di 41 bis, conosciuto anche come il “carcere duro per i mafiosi” che prevede, tra gli altri, la limitazione delle somme e dei beni che possono essere ricevuti dall’estero, la censura della corrispondenza e la limitazione della cosiddetta ora d’aria.
Via | La Sicilia
Di Paolo Nirta, capo della ‘ndrina di San Luca e responsabile della strage di Duisburg, avvenuta nel Ferragosto del 2007, abbiamo parlato più volte, l’ultima in occasione del suo arresto, avvenuto ad Amsterdam dopo ben 10 anni di latitanza.
Da quel 24 novembre Nirta, 35 anni, era temporaneamente detenuto in un carcere olandese in attesa dell’estradizione, avvenuta proprio in questi giorni.
Secondo quanto hanno rivelato le autorità il trasferimento è andato a buon fine e Nirta si troverebbe già in un carcere di Reggio Calabria, dove dovrà scontare 14 anni per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.
A quella condanna potrebbe aggiungersi presto quella per la sua partecipazione alla già citata strage di Duisburg in cui morirono sei persone.
Via | Tele Reggio Calabria
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Ricercato da circa 10 anni per associazione mafiosa e traffico internazionale di stupefacenti, è finito oggi in manette a Roma Candeloro Parrello, 53 anni, boss dell’omonima cosca della ‘ndrangheta da anni in lotta coi Piccolo.
Operava principalmente a Roma, dove gestiva un grosso giro di appartamenti, alberghi e ristoranti di lusso, centri estetici, negozi hi-tech, molti dei quali erano già stati sequestrati ad inizio dicembre:
In particolare la polizia ha sequestrato 4 ville intorno a Roma (Grottaferrata, Olgiata, Infernetto, Frascati, quest’ultima un vero bunker con telecamere e campi da tennis); tre appartamenti nella capitale; terreni a Latina e qualcuno a destinazione agricola vicino Reggio Calabria; 21 auto di lusso (una Ferrari, una Porsche, 4 Bmw e altri veicoli di grossa e media cilindrata); un’imbarcazione da diporto di 18 metri; 7 società di servizi (rappresentanza, ristorazione e solarium)
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E’ morto davanti ad uno dei due supermercati di cui era proprietario, ucciso da diversi colpi di arma da fuoco che lo hanno raggiunto alla schiena e in testa in quello che agli inquirenti è sembrato un agguato mafioso in piena regola.
E’ accaduto ad Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone e la vittima, Antonio La Porta, 54 anni, era anche il titolare della discoteca Kalhua nella vicina Capo Rizzuto. Vicino al corpo dell’uomo sono stati rinvenuti il suo portafogli e l’incasso della giornata, il che fa quindi escludere una rapina finita male.
Sembra che l’uomo fosse vicino alla ‘ndrina degli Arena, che recentemente sembra sia in lotta con altri gruppi locali per contendersi il controllo della zona: negli ultimi mesi, infatti, Isola di Capo Rizzuto era stato teatro di altri tre omicidi, come si legge nell’archivio di Repubblica e in quello di Nuova Cosenza.
Via | Tele Reggio Calabria
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A parlare è il pm Nicola Gratteri, calabrese di nascita che da ben 23 anni lotta in prima linea contro la ‘Ndrangheta con più di 120 latitanti arrestati e diversi attentati alla sua vita falliti.
L’interessante intervista, di cui vi proponiamo qualche piccolo estratto, è stata fatta fa Tamara Ferrari per il settimanale Vanity Fair, numero 47. Nella lunga chiacchierata Gratteri ci dai il suo punto di vista su molti argomenti, dalla nuova Commissione parlamentare italiana, “è solo uno speco di denaro“, alle pene poco adeguate passando per la carenza di carceri in Italia.
L’intero sistema va modificato, a cominciare dal rito abbreviato per i mafiosi che andrebbe tolto:
Nei procedimenti contro la mafia il rito abbreviato complica tutto. Se su 50 imputati 40 lo scelgono e dieci no, quando si va in udienza per questi ultimi bisogna riesaminare la posizione degli altri 40 già giudicati e risentire tutti i testimoni. Quindi dov’è il risparmio di tempo?
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