Ieri vi abbiamo parlato del caso di D.M., sacerdote di San Giorgio a Cremano, nel Napoletano, sorpreso in auto mentre era impegnato in atti sessuali con una ragazzina di 15 anni, da lui adescata su internet.
Il sacerdote, però, non è stato arrestato perchè, secondo gli agenti della Polizia Stradale di Napoli, “erano assenti le condizioni richieste dalla legge“. La decisione, rivela una nota, è stata presa “previa informazione ed intesa con il magistrato di turno della Procura della Repubblica di Napoli“..
Il fatto sta creando un piccolo scandalo: perchè in tanti casi come questo è sempre scattato l’arresto e stavolta il tutto si è concluso solo con una denuncia?
A questo proposito Vincenza Calvi, presidente dell’associazione antipedofilia “Un Patto Per La Vita“, ha fatto sapere che intende denunciare i poliziotti che non hanno effettuato l’arresto.
E’ stato fermato a San Giorgio a Cremano, alle porte di Napoli, il sacerdote D.M., sorpreso ieri pomeriggio mentre era impegnato in atti sessuali con una minorenne, una ragazzina di 15 anni.
Stando a quanto rivela Leggo in esclusiva, il sacerdote avrebbe adescato la minorenne in chat: si era finto professore ed aveva iniziato a scambiarsi messaggi con la giovane, dandole consigli e riempendola di complimenti.
Le conversazioni sono andate avanti per settimane, la giovane era convinta di aver trovato un amico, un confidente, e a quel punto ha acconsentito ad incontrarlo.
La 15enne, studentessa al secondo anno del liceo scientifico, è salita a bordo dell’auto dell’uomo - che aveva nascosto l’abito talare nell’abitacolo - e quando il sacerdote si è fermato in un’area di sosta sulla tangenziale all’altezza di Capodimonte, ormai era troppo tardi per tornare indietro.

E’ finito in manette a Roccelletta di Borgia, in provincia di Catanzaro, il 59enne Pietro Lamberto, accusato di violenza sessuale ai danni di una ragazzina di 11 anni.
L’uomo, addetto ai servizi sociali del capoluogo calabrese, è stato sorpreso con la minorenne in una casa estiva di proprietà di un suo conoscente, dopo la denuncia presentata alle autorità dalla madre della giovane.
La ragazzina, stando a quanto si è appreso nel corso delle indagini, aveva da tempo smesso di andare a scuola, era stata plagiata dal 59enne ed aveva sviluppato “una grave condizione di disagio psicologico e sociale“.

Un 59enne residente ad Atripalda, in provincia di Avellino, è finito in manette questa mattina con l’accusa di atti sessuali con minorenne continuati e aggravati.
La vittima è una ragazza di 15 anni, che recentemente aveva iniziato a frequentare il laboratorio artigianale dell’uomo, un restauratore di mobili antichi.
Il 59enne, invece, aveva tutt’altri interessi: dopo qualche giorno di apprendistato erano iniziato gli abusi, dalle molestie a veri e proprio episodi di violenza sessuale.
Ad accorgersi di quanto accadeva in quella bottega sono stati i genitori della giovane, che si sono accorti di un rapido cambiamento d’umore nella ragazza e l’hanno spinta a confessare.
Tre ragazzi bresciani di 22 anni sono attualmente sotto processo con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una minorenne - 16 anni all’epoca dei fatti - fidanzata di un loro amico.
I fatti risalgono al 25 aprile del 2008: la vittima, il suo fidanzato e i tre imputati avevano preso in affitto un appartamento ai lidi ferraresi per il fine settimana.
Rientrati da una serata in discoteca, i tre, secondo la ricostruzione fornita alla giovane, abusarono di lei mentre il suo fidanzato dormiva nell’altra stanza.
Gli abusi si ripeterono anche il giorno successivo, stavolta solo da parte di due di loro, ma la denuncia fu fatta solo tre mesi dopo, nel luglio dello stesso anno.
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Ecco una di quelle sentenze destinate a far discutere. I quattro che vedete in foto si chiamano Antonio Lo Bue, Calogero Mancuso, Giuseppe Faraci e Salvatore Randazzo, hanno rispettivamente 44, 46, 25 e 24 anni, e nel maggio del 2006 furono arrestati con l’accusa di aver stuprato ed ucciso il 13enne Francesco Ferreri a Barrafranca, in provincia di Enna.
I quattro furono condannati in primo grado: ergastolo a Faraci, indicato come esecutore materiale del delitto, e dai 10 ai 12 anni per gli altri tre imputati, condannati per violenza sessuale.
Ieri, a distanza di quasi cinque anni da quel 16 dicembre, si è concluso il processo davanti alla Corte D’Appello di Caltanissetta: i quattro imputati sono stati assolti.
Così la madre del giovane ha commentato l’assoluzione dei quattro imputati:
Non non mi fermerò, voglio giustizia per mio figlio. Si può immaginare come mi senta, ma andrò avanti. Non è possibile che per un giudice gli imputati erano colpevoli e per l’altro non c’entrino nulla.
Ennesimo episodio di violenza compiuto da un gruppo di giovani per le strade di Roma. E’ accaduto ieri sera in via della Garbatella, mentre un uomo di 64 anni e sua moglie, di 49, stavano uscendo da un parcheggio con la loro automobile.
I due hanno avuto la sfortuna di incappare in un gruppo di ragazzi, anche loro in automobile, in cerca di una lite. Dall’aggressione verbale a quella fisica il passo è stato breve, come si legge su Libero:
Il gruppo si e’ scagliato contro l’uomo e poi anche contro la moglie, picchiandoli selvaggiamente, con calci e pugni. Sul posto sono accorsi i Carabinieri e l’ambulanza del 118 che hanno soccorso immediatamente i coniugi.
I due sono stati portati al pronto soccorso dell’ospedale Cto Alesini: il 64enne dovrebbero rimettersi nel giro di 25 giorni, mentre la moglie se l’è cavata con una prognosi di una settimana.
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Nick Pearton, lo vedete in foto, è il decimo adolescente ucciso a Londra dall’inizio del 2010, vittima della cosiddetta Broken Britain.
Il suo omicidio risale al 5 maggio: il 16enne è stato massacrato a coltellate e a colpi di mazze da baseball nell’Home Park da una gang di sette giovanissimi con cui aveva già discusso in passato.
I sette, tutti di età compresa tra i 14 e i 21 anni, l’hanno attirato nel parco con una banale scusa e, al suo arrivo, l’hanno circondanto ed aggredito.
Alcuni passanti, di fronte alla scena, hanno allertato le autorità e i paramedici, ma al loro arrivo il giovane era già morto.

“Vi ringrazio di avermi fermato…“. E’ quanto ha detto il 50enne Enrico Marelli, perito informatico residente a Capiago Intimiano, in provincia di Como, quando i carabinieri lo hanno arrestato con le pesanti accuse di tentata violenza sessuale con minorenne, detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico e pornografia minorile.
Marelli, che è stato per anni presidente dell’Associazione basket Senna, utilizzava internet per adescare minorenni: social network per creare contatti, poi messenger per restare in contatto con loro.
Si spacciava per 37enne, mandava la sua foto e cercava di fissare un incontro. Lo scorso 7 aprile ha contattato un ragazzino di 12 anni e gli ha dato appuntamento per la sera stessa.
Fortunatamente il ragazzino ha subito raccontato tutto ai suoi genitori e all’appuntamento con Marelli si sono presentati i Carabinieri di Como.

Non è la prima volta che ci occupiamo di minorenni pronte a vendere il loro corpo, dal vivo o in foto, in cambio di soldi o ricariche telefoniche.
Nel gennaio di quest’anno era emerso il caso di una 13enne di Trieste che per anni - per la precisione dall’età di 7 anni - si prostituiva in cambio di piccoli regali o ricariche telefoniche.
Ora una vicenda simile è stata scoperta dai Carabinieri di Tolmezzo, in provincia di Udine.
Una 13enne realizzava autoscatti hard e li inviava via mms ai compagni di scuola e ad altri giovani veneti e friulani.