
La cosiddetta Broken Britain, di cui ci siamo occupati spesso, è più viva che mai: le ultime statistiche rivelano che ogni giorno in Inghilterra vengono condannati circa 160 giovani criminali.
Si va dai reati minori all’omicidio e la fascia di età è molto bassa: negli ultimi tre anni 114 studenti di scuola elementare sono stati condannati per episodi di violenza, mentre 176 hanno avuto una condanna per furto.
Analizzando i dati dal 1997 ad oggi si evince che i crimini commessi da ragazzini sono aumentati del 13%, nonostante le costosissime campagne di sensibiliazzione attuate dal governo.
Quando hai 10 o 11 anni e aggredisci un poliziotto o altri reati, è un chiaro esempio che le cose stanno andando davvero male.
Continua a leggere: Broken Britain: il crimine giovanile è salito del 13%

Aggiornamenti sul caso di Jordan Brown, il bambino di 12 anni che nel febbraio dello scorso anno uccise a fucilate la 26enne Kenzie Marie Houk, nuova compagna di suo padre, incinta di 8 mesi.
Il bambino, che all’epoca dei fatti aveva 11 anni, era stato prontamente arrestato con l’accusa di duplice omicidio e rinchiuso nel carcere della contea di Lawrence, Pennsylvania.
Si disse che il piccolo aveva agito per gelosia nei confronti della donna e, usando un fucile da caccia in versione “baby” di sua proprietà, aveva deciso di mettere fine a quella “rivalità” sparando in testa alla donna ed uccidendo anche il bimbo che portava in grembo.
Ora, ad un anno di distanza, sta per iniziare il processo che lo vede imputato. In Pennsylvania, e in altri stati americani, non ci sono limiti di età sotto i quali non è possibile processare un minore per omicidio e condannarlo alla stessa pena di un adulto: detto questo Jordan Brown rischia una condanna all’ergastolo, senza possibilità di libertà condizionata.

Andres Ronald Avedano, colombiano di 25 anni, è stato arrestato a Trieste nel corso di un’indagine su un caso di violenze sessuale ai danni di una ragazzina minorenne che si prostituiva in cambio di ricariche telefoniche e piccole somme di denaro.
Si tratta della terza persona arrestata in relazione al caso: il primo, un cittadino italiano di 65 anni, era finito in manette lo scorso novembre, mentre a dicembre era stato arrestato un 45enne, sempre italiano, anche lui accusato di violenza sessuale ai danni della stessa minorenne.
L’arresto dei due pedofili italiani non era servito da deterrente per il cittadino colombiano, che era rimasto in contatto con la 13enne: qualche giorno fa gli agenti di Trieste, che stavano monitorando la ragazzina, hanno intercettato una foto piuttosto esplicita inviata dalla 13enne al colombiano.

Si è concluso questa mattina a Cagliari il processo ad un 52enne di Quartu, accusato di aver violentato per anni la figlia quando ancora era minorenne.
I genitori della bambina erano divorziati e lei, che aveva continuano a vivere con sua madre, trascorreva del tempo anche col padre. Gli abusi sono iniziati quando aveva poco meno di sei anni e sono andati avanti per ben 7 anni.
Di punto in bianco l’uomo ha smesso di cercarla, ma lei ha continuato a mantenere il silenzio fino a quando la madre, insospettita dal suo comportamento sempre più aggressivo e nervoso, l’ha portata da uno psicologo.
Da lì è emersa la verità e la denuncia a partita subito dopo. L’uomo è stato arrestato e si è sempre dichiarato innocente, sostenendo che la figlia si fosse inventata tutto.
Il suo legale, Massimo Orgiana, aveva anche chiesto l’assoluzione dell’uomo, ma il gup Cristina Ornano ha valutato attendibile il racconto della giovane vittima ed ha condannato l’uomo a scontare 10 anni di carcere.
Via | L’Unione Sarda

La signora Cheryl Roberts, la vedete in foto, ha 60 anni e da qualche tempo aveva iniziato a sospettare che suo marito David, con il quale stava insieme da 18 anni, fosse un pedofilo.
Lui passava quasi tutto il giorno davanti al PC e in un’occasione Cheryl aveva intercettato un messaggio ambiguo che suo marito aveva scambiato con una minorenne.
A quel punto ha deciso di approfondire la questione: si è collegata ad internet, ha creato un finto profilo di un 14enne chiamata Kelly ed ha visitato il profilo del marito, che ha fatto il resto.
David l’ha subito contattata ed ha iniziato a flirtare con lei, chiedendo di mettere una webcam e di farsi vedere. Lui ha fatto lo stesso. Così, in un’altra stanza, Cheryl ha visto suo marito in webcam che si iniziava a spogliare per una 14enne.

Un operaio di 53 anni residente di Castelnovo Monti, sull’Appennino reggiano, è stato arrestato due giorni fa con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e violenza privata.
L’uomo, stando a quanto è emerso fin’ora, avrebbe picchiato per circa dieci anni la moglie e il figlio e violentato la figlia quando era ancora minorenne. Calci, pugni e cinghiate erano all’ordine del giorno e in più di un’occasione il figlio, all’epoca minorenne, è stato legato al letto con delle catene.
Non è andata meglio alla moglie, di cui non è stata diffusa l’identità, minacciata di morte con una certa frequenza, spesso anche con coltelli. Le violenze sessuali ai danni della figlia, invece, sarebbero andate avanti fino al 2005 e fin’ora non erano mai state denunciate.
La donna nel 2008 chiese ed ottenne la separazione, ma anche in quel caso fu minacciata di morte insieme ai figli e per questo motivo nessuno aveva mai sporto denuncia. Alla fine la verità è venuta a galla e dopo alcune settimane di indagini ed accertamenti, il padre-orco è finito in manette.
Via | Il Giornale Di Reggio

Dopo l’arresto di qualche giorno fa nel Bresciano, oggi un altro pedofilo è finito dietro le sbarre, questa volta a Torino.
Si tratta di un pensionato di 75 anni, arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata e atti osceni nei confronti di una minorenne siciliana, figlia di alcuni amici di famiglia. L’uomo, residente a Torino, avrebbe abusato più volte, per diversi anni, della bambina nel corso della sue visite ai genitori di lei.
La vittima alla fine ha ceduto ed ha confessato tutto, facendo così partire le indagini che, grazie ad intercettazioni ambientali e pedinamenti, hanno condotto all’arresto dell’uomo, che al momento si trova agli arresti domiciliari.
L’operazione è stata condotta dalla squadra mobile di Trapani in collaborazione con quella di Torino.
Via | Leggo

Dopo l’inizio del processo contro Alec Pearn, torniamo a parlare di Broken Britain e di un delitto rimasto, almeno per il momento, impunito.
E’ successo tutto nel maggio scorso a Manchester: Moses Mathias, 16 anni, uccise con un colpo di pistola in testa il coetaneo Giuseppe Gregory, forse per questioni legate alla droga.
Il giovane è stato identificato quasi subito, ma di lui non si è trovata nessuna traccia. Sembra scomparso e viste le circostanze le autorità hanno deciso di non seguire il solito iter.
In circostanze normali l’identità del giovane, che è ancora minorenne, sarebbe dovuta restare segreta fino al suo arresto, ma questa volta si è deciso di fare un’eccezione: volto e nome di Mathias sono stati resi pubblici a Manchester, nella speranza che la popolazione possa aiutare le indagini.
Continua a leggere: Manchester: 16 anni, un omicidio alle spalle ed una taglia sulla sua testa
Ci siamo occupati più volte della cosiddetta Broken Britain, di adolescenti o poco più uccisi a coltellate da coetanei a seguito di risse o discussioni di ogni genere.
A questo proposito il governo inglese si era adoperato promuovendo una campagna di sensibilizzazione contro l’uso dei coltelli da parte dei giovani. 12 milioni di sterline spesi per convincere i giovani che ci sono altre strade oltre all’uso della violenza.
Il risultato, però, non è stato quello sperato. Negli ultimi nove mesi, infatti, gli omicidi di adolescenti in tutta la Gran Bretagna sono saliti a 103, rispetto ai 96 dell’anno precedente.
Ma questo, secondo il Governo, è tutt’altro che scoraggiante:
Stiamo iniziando a vedere dei segni positivi. Il primo approccio, in questi casi, non è quello di ridurre i reati, ma di evitare che aumentino. Poi si potrà pensare alla riduzione.
Ha adescato una ragazzina via internet, l’ha tempestata di complimenti e messaggi piuttosto spinti per oltre sei mesi e alla fine l’ha convinta ad un incontro.
La madre della giovane, una volta fiutato il pericolo, quando la figlia 15enne aveva ormai preso il treno da Scunthorpe per Camberwell, Londra, ha allertato le autorità e fanno scattare le manette.
La particolarità di questa vicenda, unica nel suo genere in Gran Bretagna, è che la persona arrestata per molestie sessuali nei confronti di una minorenne è una ragazza, la 21enne Sarah Wilson, la vedete in foto, che dovrà ora scontare 20 mesi di carcere.
Via | BBC News