
Lo sfruttamento di bambini a fini criminosi non è cosa nuova e ci è già capitato di occuparcene in passato. L’ultimo caso è emerso nelle ultime ore a Trieste, dove tre cittadini croati sono finiti in manette con l’accusa di acquisto e alienazione di schiavi.
La “vendita” risale al settembre dello scorso anno: i genitori di una bambina di 13 anni l’hanno venduta ad una coppia di cittadini croati residenti in provincia di Padova per ben 200 mila euro.
Lo scopo dell’acquisto? Impiegare la bambina per piccoli furti in città.
A far partire l’indagine, lo scorso settembre, era stata la scoperta di due minorenni rom che erano stati ridotti in schiavitù da una banda di zingari.
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E’ stata sgominata in queste ore un’organizzazione di narcotrafficanti dedita all’importazione di grandi quantitativi di hashish dal Marocco.
Ventidue persone sono finite in manette tra Italia, Germania, Francia e Svizzera nel corso di un’operazione, denominata “Pavone 2“, coordinata dai Carabinieri del Ros.
L’organizzazione faceva partire la droga dal Marocco a bordo di grosse imbarcazioni a vela e una volta arrivata in Spagna veniva caricata su Camper provvisti di uno speciale doppiofondo. In questo modo la droga riusciva a passare inosservata e a giungere in Lombardia, dove veniva commercializzata.
Di schianti come questo ne abbiamo visti in passato. Spesso si è trattato di incidenti e soltanto di un modo per sfogare la rabbia dopo aver trovato un negozio chiuso.
Il video che vedete qui sopra è stato ripreso a Pinson, Alabama, e le autorità hanno fatto sapere che l’uomo alla guida dell’auto ha sfondato la vetrina del negozio di proposito. La sua fuga è durata poco, l’agente armato di taser è riuscito a metterlo ko ed arrestarlo in pochi minuti.
Via | LiveLeak
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Tre giovani sono finiti in manette a Venezia con l’accusa di sequestro di persona e violenza sessuale di gruppo: si tratta di tre extracomunitari, un sudamericano di 22 anni, un egiziano di 25 e un algerino di 21.
I tre, se ne parla su La Nuova di Venezia e Mestre, hanno rapito e violentato per ore una giovane prostituta polacca, poi l’hanno abbandonata in strada.
L’episodio risale al 26 novembre scorso: i tre avrebbero avvicinato la giovane a Marghera, l’avrebbero fatta salire in auto con violenza e l’avrebbero condotta a Dolo, in provincia di Venezia, nell’abitazione del sudamericano.
Lì, stando al racconto della giovane, i tre avrebbero abusati di lei per quasi un giorno intero, sottoponendola a “violenze di ogni genere“. Alla fine, soddisfatti, l’avrebbero buttata fuori di casa, in strada.
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Le forze di polizia russe sono di nuovo al centro di uno scandalo nazionale dopo che il giornalista 47enne Konstantin Popov è deceduto mentre era stato preso in custodio dalle autorità.
Popov, residente a Tomsk, in Siberia, era stato arrestato due settimane fa: era ubriaco e stava suonando la chitarra a volume troppo alto. Alcuni vicini si lamentarono facendo così scattare le manette.
Da quel momento è iniziato il calvario: Popov, stando a quanto si è appreso, nel corso di alcuni interrogatori è stato torturato dagli agenti, picchiato sadisticamente e violentato col manico di una scopa.
Quando è arrivato in ospedale, in coma, era ormai troppo tardi: è deceduto poco dopo senza mai riprendere conoscenza.

Manolo Morlacchi e Costantino Virgilio, rispettivamente di 39 e 34 anni, sono finiti in manette a Milano con l’accusa di appartenere alle nuove Brigate Rosse.
I due - già indagati dallo scorso giugno, quando fu arrestato un gruppo di presunti brigatisti - apparterrebbero alla formazione “per il comunismo Brigate Rosse” ed avrebbero preso parte a diversi incontri strategici, come rivelato dagli agenti che hanno effettuato gli arresti.
A far scattare le manette, dopo alcuni mesi di indagini, sarebbero state alcune telefonate in codice tra i due, fatte proprio per fissare gli appuntamenti degli incontri di cui sopra.
Morlacchi, figlio dell’ex brigatista Pierino Morlacchi, è autore del libro “La fuga in avanti. La rivoluzione è un fiore che non muore“, in cui ha raccontato proprio la storia di suo padre:
La storia dei Morlacchi, una numerosa famiglia proletaria, racchiude in sé tutte le fasi del movimento operaio del ‘900 italiano. L’antifascismo, la resistenza, il dopoguerra e le prime spaccature con il Pci. Dagli anni sessanta i dieci fratelli Morlacchi furono protagonisti delle lotte politiche nel loro quartiere alla periferia di Milano, il Giambellino. Nel 1970, in quella stessa zona, Pierino Morlacchi partecipò alla fondazione delle Brigate Rosse organizzando il primo nucleo con Renato Curcio. Sempre nel 1970 nacque Manolo, figlio di Pierino e Heidi Peusch. È lui che in queste pagine racconta le vicissitudini umane, rivoluzionarie e giudiziarie della sua famiglia.
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Niang Demba, senegalese clandestino di 36 anni, è finito in manette a Milano, accusato di essere lo stupratore che avrebbe agito nella zona nord della città almeno in un paio di occasioni.
Un episodio accertato: lo scorso 29 dicembre in via Legnone Demba avrebbe sorpreso una donna nel box auto del suo palazzo. Lì l’avrebbe rapinata ed avrebbe tentato di stuprarla. Così ne parla La Repubblica:
la vittima aveva appena parcheggiato la vettura nel box interrato della sua abitazione. Ha descritto l’aggressore come un immigrato di origini africane, altezza 1.70. Il malvivente le aveva strappato una catenina d’oro, un bracciale d’argento e la somma di cento euro, poi l’aveva spinta nella sua auto, le aveva sollevato il maglione e aveva cominciato a baciarla. Attirato dalla vista di uno zaino lasciato davanti al box, un vicino di casa si era avvicinato e aveva sentito la donna che gridava e batteva le mani sul vetro per chiedere aiuto. A quel punto l’aggressore era sceso dalla vettura, aveva spintonato il vicino ed era scappato scavalcando la recinzione dello stabile. Le immagini riprese dalla telecamere di sorveglianza e le ricerche degli agenti della Squadra Mobile guidata da Alessandro Giuliano hanno permesso però, dieci giorni dopo la tentata violenza, di arrestarlo
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Tre cittadini bulgari di 36, 38 e 39 anni sono stati arrestati dalla polizia stradale di Bergamo con l’accusa di accesso abusivo nei sistemi informatici finalizzato alla clonazione delle carte di credito.
I tre, finiti in manette dopo un breve inseguimento sulla A4 tra Brescia e Milano, sono sospettati di far parte di una banda criminale dedita alla clonazione di carte di credito e bancomat, prevalentemente nella zona di Bergamo.
Numerosi gli apparecchi presenti nell’automobile dei tre e prontamente sequestrati: computer, scanner, cavi usb, carte di credito in bianco, apparecchi per la duplicazione delle tessere rubate.
Sequestrati anche uno scanner di frequenze radio dei sistemi di chiusura centralizzata radiocomandata e un disturbatore di frequenze per i sistemi di antitaccheggio, utilizzati dalla banda per compiere furti in negozi ed autovetture.
Via | L’Eco Di Bergamo
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Due coniugi di 70 e 65 anni residenti a Martano, in provincia di Lecce, sono finiti in manette questa mattina con l’accusa di abusi sessuali ai danni di minori.
I due, entrambi ex insegnanti, gestivano un doposcuola privato nel paese e in diverse occasioni avrebbero abusato dei bambini a loro affidati, tutti studenti di scuola media ed elementare.
O meglio, lui lo faceva, mentre sua moglie avrebbe solo assistito passivamente senza denunciare i fatti alle autorità. I carabinieri hanno parlato di una decina di casi accertati.
La denuncia è stata fatta lo scorso 31 agosto dai genitori di un bambino che aveva visto in tv un servizio sull’arresto di un pedofilo ed aveva fatto dei parallelismi con la situazione che stava vivendo al doposcuola.
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Dopo i sei arresti per racket eseguiti pochi giorni fa tra Caserta, Napoli e Modena, oggi altre 22 persone sono finite in manette con l’accusa di associazione mafiosa, estorsione, detenzione illecita di materiale esplodente e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso.
Questa volta si tratta di camorristi appartenenti ai clan degli Ascione-Papale e Birra-Iacomino, prevalentemente attivi nella zona che va da Torre del Greco ad Ercolano.
A far partire l’indagine sono stati alcuni commercianti, stanchi di dover pagare il “pizzo” e di ricevere minacce.
Se qualcuno tentava di ribellarsi, la sua attività veniva seriamente danneggiata, come è accaduto ad un operatore economico, che ha subito un attentato dinamitardo dopo essersi rifiutato di pagare.