
Una delle doti più importanti per un avvocato, è sicuramente una buona oratoria. E a sentire certe arringhe, che magari hanno fatto la storia, sembra più di stare al cinema, che in un tribunale. Gli avvocati stessi poi in alcuni casi, diventano più simili a delle rockstar, che a dei legali: pensate solo, per esempio, a Joe Tacopina, ve lo ricordate?
Bè la Cassazione ha stabilito, con la sentenza n. 35880 del 16 settembre 2009, che le offese - nel testo si parla di un avvocato che aveva definito la parte lesa come “economicamente inafffidabile” - possono starci
è necessaria l’esistenza di un nesso logico tra le offese e l’oggetto della causa, donde solo gli insulti del tutto estranei a detto oggetto vengono ad integrare i reati di ingiuria o di diffamazione (…) le “espressioni contestate – se pur offensive – facevano parte della strategia posta in essere dal difensore dell’imputata, la quale appariva tesa anche a verificare ed a mettere in rilievo l’attendibilità della persona offesa”
Foto | Flickr
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Era arrivato in pompa magna Joe Tacopina, il super-avvocato che avrebbe dovuto dimostrare l’assoluta innocenza di Amanda Knox. Ma finora tutto quello che l’acclamato Perry Mason newyorkese è riuscito a ottenere è una querela da parte degli avvocati di Rudy Guede, altro imputato assieme alla Knox e a Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher. Secondo gli avvocati Biscotti, Gentile e Lombardo le sue affermazioni alla rivista Panorama sarebbero “diffamatorie”: Tacopina starebbe cercando di convincere l’opinione pubblica che Guede sia il colpevole, affermando di essere giunto a queste conclusioni “dopo aver incontrato a Perugia magistrati e poliziotti… e aver visitato i laboratori della polizia scientifica”. In pratica avrebbe detto che lui e la polizia la pensano allo stesso modo. Adesso la cosa sarà chiaramente dibattuta nelle sedi opportune, ma in tutta sincerità mi chiedo: c’era proprio bisogno della superstar Tacopina per giocare a questo sgradevole scarica-barile?
Via | Tam Tam
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I genitori di Amanda Knox hanno deciso di ingaggiare un investigatore privato per dimostrare l’innocenza della figlia, indagata per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. La loro convinzione è che il coltello ritrovato in caso di Raffaele Sollecito non possa essere l’arma del delitto.
A rappresentarli sarà Joe Tacopina, famoso avvocato di New York e commentatore abituale sulle reti televisive Fox News, Court-TV e MSNBC. Quello di Tacopina è sicuramente un nome di spicco: dopo aver preso parte a numerosi casi di alto profilo, è stato recentemente onorato dall’Italian-American Bar Association come Man of the Year, facendo seguito al premiato dell’anno precedente, il giudice della Corte Suprema Anthony Scalia.
Riguardo al caso Kercher, Tacopina ha puntualizzato che il DNA di Meredith trovato sulla lama è solo il venti percento e non si tratta di sangue. “Se davvero fosse l’arma del delitto sarebbe impossibile non trovare sangue”, ha detto. Vedremo se il superavvocato riuscirà a trovare prove che scagionino definitivamente la ragazza.
Fonte: News Italia Press
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