
Estorsioni, usura, gestione di bische clandestine, detenzione abusiva di armi da fuoco e munizionamento da guerra, traffico di sostanze stupefacenti e favoreggiamento della latitanza del principale membro dell’organizzazione: con queste accuse sono finite in manette, tra Lecce, Surbo, Squinzano e Trepuzzi, 20 persone, tutti membri di un’organizzazione criminale attiva nel Salento.
Il gruppo, come rivelano gli investigatori, esercitava una vera e propria attività di controllo sul territorio, arrivando anche ad intervenire durante le elezioni per ostacolare il libero esercizio del voto.
L’accusa di favoreggiamento è relativa alla latitanza dell’ex boss Salvatore Caramuscio, esponente della Sacra Corona Unita arrestato nel marzo del 2009 a Lecce.
Si legge su LeccePrima:
E’ stato anche disposto il sequestro ai fini di confisca di un terreno di 8mila metri quadri nell’agro di Squinzano, di numerose autovetture e motociclette anche di grossa cilindrata, di un’imbarcazione da diporto, di un allevamento di cavalli nell’agro di Surbo e di altri beni riconducibili agli indagati fittiziamente intestati, per un valore complessivo stimato in circa 500mila euro.

E’ stato fermato ieri sera della squadra mobile di Piacenza il presunto assassino di Chiara Brandonisio, la 34enne massacrata a sprangate giovedì mattina a Ceglie del Campo, Bari, mentre si stava recando al lavoro in bicicletta.
Le autorità, dopo il ritrovamento della sua auto abbandonata non lontano dal luogo dell’omicidio, avevano scoperto l’identità del sospettato ed avevano intensificato le ricerche. Ieri sera, l’arresto.
Domenico Iania, 52enne originario della Calabria, è stato rintracciato a Morfasso, piccolo comune in provincia di Piacenza, mentre si stava recando in Questura per costituirsi.
Al momento pare confermata la ricostruzione emersa nei giorni scorsi: la Brandonisio e Iania si erano conosciuti su internet e per diversi mesi avevano portato avanti una relazione esclusivamente virtuale.
Continua a leggere: Omicidio Chiara Brandonisio: arrestato il 52enne Domenico Iania
E’ morta la notte scorsa, dopo due giorni di agonia, la 34enne Chiara Brandonisio, residente a Carbonara di Bari, massacrata a sprangate giovedì mattina, mentre si stava recando al lavoro in bicicletta.
L’identità dell’assassino sarebbe già nota alle forze dell’ordine: si tratterebbe di un 60enne di origini calabresi ma residente nel Piacentino.
Molti dettagli sono ancora riservati, ma alcune indiscrezioni sono trapelate: Chiara, separata dal 2004, forse aveva conosciuto il suo assassino su Facebook, ma non l’aveva ancora incontrato.
Qualche scambio di sms - attualmente al vaglio degli inquirenti - e poco altro. L’ipotesi più plausibile è che l’assassino, spinto dalla voglia di conoscere Chiara di persona, si sia appostato nei pressi della sua abitazione.
Un altro caso, l’ennesimo, di pedopornografia online è emerso nelle ultime ore a Tricarico, piccolo comune in provincia di Matera, dove un maestro di sostegno alle scuole elementari è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di minori e detenzione di materiale pedopornografico.
Ha 30 anni e, come scrive La Gazzetta Del Mezzogiorno, “era un insospettabile maestro cattolico di destra. Faccia pulita e tanti amici“. Stando a quanto si è appreso, il maestro avrebbe mai violentato né toccato i suoi alunni, si sarebbe limitato a fotografarli, nudi o seminudi.
Poi tornava a casa e scambiava le foto scattate con altri pedofili, che a loro volta gli inviavano immagini da loro prodotte. Due dei bambini fotografati da Pietro sono già stati identificati dagli agenti: si tratta di due suoi studenti, non della scuola di Tricarico, nella quale il maestro non metteva piede da circa un anno.
La scuola elementare di Tricarico l’ha lasciata un anno fa. Stando a quanto è stato scoperto finora, sembra che sia l’unico posto in cui non abbia mietuto vittime. Forse perché è il suo paese. Forse perché aveva paura di essere scoperto. Gli investigatori, però, pare che stiano indagando anche a Tricarico. Anche qui le mamme si sono preoccupate. Nonostante conoscessero Pietro che in paese passa per essere un bravo e timido ragazzo diviso tra la Proloco, gli amici e la parrocchia.

Violenza sessuale aggravata ai danni di una bambina di 4 anni, sua nipotina: con questa accusa è finito in manette un 41enne salernitano, incastrato proprio dalla piccola vittima.
Le violenze, rivelano gli inquirenti, sarebbero avvenute tra marzo ed aprile scorsi: la piccola, che veniva da una situazione familiare già difficile, confidò agli assistenti sociali il “segreto brutto” e i “giochi brutti” che suo zio la costringeva a fare.
Grazie anche all’aiuto di disegni e bambolotti, la bimba avrebbe descritto nel dettaglio le violenze subite, confessando anche il coinvolgimento di un’altra persona.

E’ finito in manette a Roccelletta di Borgia, in provincia di Catanzaro, il 59enne Pietro Lamberto, accusato di violenza sessuale ai danni di una ragazzina di 11 anni.
L’uomo, addetto ai servizi sociali del capoluogo calabrese, è stato sorpreso con la minorenne in una casa estiva di proprietà di un suo conoscente, dopo la denuncia presentata alle autorità dalla madre della giovane.
La ragazzina, stando a quanto si è appreso nel corso delle indagini, aveva da tempo smesso di andare a scuola, era stata plagiata dal 59enne ed aveva sviluppato “una grave condizione di disagio psicologico e sociale“.

Nuovi dettagli su Angelo Stazzi, l’ex infermiere 65enne sospettato di essere il presunto assassino di almeno sette anziani, uccisi tra Roma e l’hinterland nel corso di due anni.
Lui continua a dichiararsi innocente ma, stando alle ultime indiscrezioni, le autorità sarebbero in posesso di alcune intercettazioni telefoniche che proverebbero la sua intenzione di uccidere.
Se ne parla su La Repubblica di Roma:
Dei suoi folli “propositi” ne avrebbe fatto cenno in più di una telefonata, intercettata dalla polizia e ora al vaglio della Procura. Per questo gli inquirenti sono intervenuti all’ospedale di Tivoli (dove gli ultraottantenni venivano portati per malesseri) diverse volte, negli ultimi due mesi di lavoro del serial killer all’ospizio di Sant’Angelo Romano “Villa Alex”. Le analisi cliniche a cui questi pazienti ricoverati, e sopravvissuti, sono stati sottoposti, darebbero un esito rilevante nell’impianto accusatorio, già robusto.

Dal carcere Angelo Stazzi, sospettato di essere il presunto assassino di una decina di anziani nel corso di due anni, ha scritto una lettera ai suoi concittadini di Montelibretti, alle porte di Roma, sostenendo la sua innocenza e scusandosi con loro per aver coinvolto il paese in una storia del genere.
Vi chiedo perdono se il nostro paese è stato coinvolto in una brutta storia finita male, perciò vi dico che non sono il mostro che giornali e tv hanno fatto credere. Io non sono capace di uccidere un cane, pensate una persona.
Stazzi, ex infermiere di 65 anni, ha utilizzato il mensile “Piccola Città” per diffondere la sua lettera. In quelle righe l’uomo ha anche parlato dell’omicidio della sua collega ed amante infermiera, Maria Teresa Dell’Unto, che è il motivo per cui si trova dietro le sbarre.
Se è vero di quella relazione, ma chi di noi non ha mai avuto una relazione extra coniugale, mi sembra che io non sia il primo né l’ultimo. Purtroppo avevo deciso di chiudere questa relazione, ma è uscita una discussione e io le detti uno schiaffo e lei è caduta battendo la testa sullo spigolo del camino di casa mia e io mi sono fatto prendere dal panico e ho occultato il cadavere. Sono stato arrestato il 28 ottobre 2009 e ho mandato svariate lettere ad amici e parenti chiedendo un aiuto morale e nessuno mi ha scritto. Sono stato per 6 anni consigliere comunale, dove mi sono sempre comportato bene, organizzando le colonie per i bambini senza prendere mazzette da nessuno, anzi andavo a trovare i bambini al mare a mie spese.
Via | TgCom

Nuovi dettagli sul presunto serial killer che per circa due anni avrebbe ucciso a Roma e nell’hinterland: si chiama Angelo Stazzi e, come vi abbiamo anticipato ieri, si trova già in carcere.
Il motivo della sua detenzione è l’omicidio di una sua collega infermiera, scomparsa nel 2001. La squadra Cold Case della Questura di Roma, che si è occupata di collegare i casi e di arrivare all’identificazione del presunto serial killer, ha rivelato che Stazzi avrebbe ucciso tramite dosi letali di insulina.
Le sue vittime - secondo la Questura cinque donne e due uomini, di 78, 80, 83 anni - erano tutte persone malate e sarebbero state uccise per evitare che soffrissero ulteriormente.
Malati terminali di Alzheimer o diabedici, tutti ricoverati nella casa di riposo “Villa Alex”, a Sant’Angelo Romano, alle porte della Capitale, dove Stazzi lavorava come infermiere.

Gli investigatori della squadra “Cold case” della Questura di Roma non hanno dubbi: un serial killer ha agito indisturbato nella Capitale per circa due anni, uccidendo una decina di persone, tutti anziani.
Questi dieci decessi finora erano sembrati scollegati tra loro - decessi per fatalità o per cause naturali - ma dopo un’attenta analisi è emerso più di un filo conduttore: il luogo del decesso, il modus operandi dell’assassino e l’età delle vittime.
Gli investigatori sono anche riusciti ad identificare questo presunto serial killer: si tratterebbe di un infermiere, attualmente in carcere per un altro reato.
L’uomo avrebbe operato in strutture sanitarie ed avrebbe agito ogni volta seguendo impulsi di varia natura.