
E’ stata sgominata in queste ore un’organizzazione di narcotrafficanti dedita all’importazione di grandi quantitativi di hashish dal Marocco.
Ventidue persone sono finite in manette tra Italia, Germania, Francia e Svizzera nel corso di un’operazione, denominata “Pavone 2“, coordinata dai Carabinieri del Ros.
L’organizzazione faceva partire la droga dal Marocco a bordo di grosse imbarcazioni a vela e una volta arrivata in Spagna veniva caricata su Camper provvisti di uno speciale doppiofondo. In questo modo la droga riusciva a passare inosservata e a giungere in Lombardia, dove veniva commercializzata.

Manolo Morlacchi e Costantino Virgilio, rispettivamente di 39 e 34 anni, sono finiti in manette a Milano con l’accusa di appartenere alle nuove Brigate Rosse.
I due - già indagati dallo scorso giugno, quando fu arrestato un gruppo di presunti brigatisti - apparterrebbero alla formazione “per il comunismo Brigate Rosse” ed avrebbero preso parte a diversi incontri strategici, come rivelato dagli agenti che hanno effettuato gli arresti.
A far scattare le manette, dopo alcuni mesi di indagini, sarebbero state alcune telefonate in codice tra i due, fatte proprio per fissare gli appuntamenti degli incontri di cui sopra.
Morlacchi, figlio dell’ex brigatista Pierino Morlacchi, è autore del libro “La fuga in avanti. La rivoluzione è un fiore che non muore“, in cui ha raccontato proprio la storia di suo padre:
La storia dei Morlacchi, una numerosa famiglia proletaria, racchiude in sé tutte le fasi del movimento operaio del ‘900 italiano. L’antifascismo, la resistenza, il dopoguerra e le prime spaccature con il Pci. Dagli anni sessanta i dieci fratelli Morlacchi furono protagonisti delle lotte politiche nel loro quartiere alla periferia di Milano, il Giambellino. Nel 1970, in quella stessa zona, Pierino Morlacchi partecipò alla fondazione delle Brigate Rosse organizzando il primo nucleo con Renato Curcio. Sempre nel 1970 nacque Manolo, figlio di Pierino e Heidi Peusch. È lui che in queste pagine racconta le vicissitudini umane, rivoluzionarie e giudiziarie della sua famiglia.
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Tre persone sono finite in manette in provincia di Bari in relazione ad alcuni episodi di violenza sessuale ai danni di minorenni.
Un ragazzino di 13 anni è stato costretto dai propri genitori, di 40 e 44 anni, a prostituirsi: i due lo accompagnavano da un contadino di 55 anni che, in cambio di somme che andavano dai 5 ai 10 euro, abusava sessualmente di lui.
L’arresto è scattato al termine di oltre un mese di indagini scattate grazie alla segnalazione di alcuni vicini di casa del pedofilo, che si sono insospettiti dal via vai.
Il pedofilo, che avrebbe abusato anche di altri due minorenni, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata.
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Continuano ad emergere inquietanti dettagli sul caso della famiglia Mohler, la famiglia degli orrori che sta sconvolgendo gli Stati Uniti e di cui ci siamo già occupati in passato.
Ai cinque uomini arrestati con l’accusa di aver violentato per anni sei figli-nipoti ora se n’è aggiunto un sesto, Darrel Wayne, 77 anni, fratello del capofamiglia.
Come vi avevamo anticipato, le ricerche degli investigatori - che per giorni hanno setacciato la campagna nei dintorni di Bates City - hanno portato alla scoperta di ossa umane, portando a galla anche un caso di omicidio. La famiglia di aguzzini avrebbe anche costretto tre delle bambine violentate ad uccidere uno sconosciuto, a scavargli la fossa e a seppellirlo.

I cinque uomini che vedete in foto si chiamano Jared Leroy Mohler, David A. Mohler, Burrell Edward Mohler Sr., Burrell Edward Mohler Jr. e Roland Neil Mohler, hanno rispettivamente 48, 52, 77, 53 e 47 anni e come potete facilmente intuire sono tutti parenti: quello al centro è il padre e gli altri sono i suoi figli.
I cinque sono stati arrestati in queste ore con l’accusa di aver violentato per anni sei bambini, figli e nipoti, coinvolgendoli in una serie di atroci rituali, da finti matrimoni tra loro a sodomia violenta - è questa una delle accuse - arrivando a far abortire una di loro all’età di appena 11 anni.
Tre di loro erano anche pastori laici della chiesa della “Community of Christ“, nelle campagne poco distanti da Kansas City.
Gli investigatori, che al momento stanno setacciando l’area alla ricerca di possibili cadaveri, sono convinti che le vittime degli abusi siano molte di più di quelle fin’ora trovate e a questo proposito hanno chiesto l’aiuto dell’intera comunità.

Tre persone sono finite in manette a Milano e a Roma, per possesso di fotografie e filmati a carattere pedopornografico. L’indagine è stata condotta dalla Polizia Postale del Compartimento Piemonte e Valle d’Aosta, che dopo approfonditi controlli ha identificato i tre uomini, due studenti di medicina ed uno psicologo.
Quest’ultimo, stando a quanto si è appreso, prestava servizio in diverse scuole e nel tempo libero insegnava educazione fisica per conto di un’associazione di genitori.
Tutto è partito mesi fa grazie ad una segnalazione della polizia tedesca che stava tenendo sotto controllo un sito pedopornografico molto visitato. E’ quindi partita una collaborazione con le autorità di diversi paesi, tra i quali l’Italia, e grazie ai dati forniti ai nostri investigatori, ben 85 utenti italiani sono stati identificati.
L’operazione è stata divisa in due parti: nella prima, conclusa lo scorso anno, sono finite in manette sette persone, mentre in questa seconda parte sono state tre le persone arrestate dopo numerose perquisizioni.
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Agostino Longo, pensionato di 82 anni, ieri mattina è stato trovato senza vita da sua nipote, legato e con la testa avvolta in un maglione nella sua abitazione di Petrara di Cittanova, in provincia di Reggio Calabria.
Gli investigatori non hanno dubbi: l’uomo è deceduto per soffocamento nel corso di una rapina compiuta da ignoti nella sua abitazione, che l’hanno sorpreso in camera da letto e dopo avergli legato le mani con una cinta, gli hanno avvolto la testa in un maglione, forse per non farlo gridare.
Longo viveva da solo e al momento pare non ci siano testimoni che possano aiutare a capire le dinamiche e magari aiutare ad identificare gli autori della rapina. Al momento si indaga su alcuni giovani appartenenti alla micro-criminalità locale e negli ambienti dei tossicodipendenti della Piana di Gioia Tauro.
Via | ReggioTV
Dopo ben otto mesi il mistero sulla morte della 28enne Cori Desmond, barista di Redondo Beach, in California, è stato svelata.
Il corpo della giovane fu trovato chiuso in un sacco nero il 15 febbraio scorso. Gli investigatori hanno subito iniziato a brancolare nel buio, tante piste da seguire, ma nessuna particolarmente efficace.
Ad agosto una telefonata anonima ha messo in evidenza alcuni strani comportamenti di Tony Lopez Perez, 35enne gestore di un locale Redondo Beach, che era stato visto lavare attentamente la sua auto la sera dopo il ritrovamento del corpo di Cori.
L’uomo è stato fermato e dopo aver analizzato la sua auto, gli investigatori hanno rinvenuto tracce del DNA della giovane, che sarebbe stata stuprata ed uccisa da Perez.

“Dalle analisi del sangue posso scoprire se sono incinta?“. Tutto è venuto a galla con questa domanda, rivolta da una bambina di 9 anni a sua madre nel corso di un normale controllo sanitario. La bambina vuol rivelare qualcosa e dopo alcune domande mirate la verità emerge: suo nonno aveva abusato di lei in due diverse occasioni.
La donna, 30 anni, parla con suo marito ed entrambi decidono di affrontare il nonno-orco, padre di lei. L’uomo, operaio di 60 anni residente in provincia di Varese, prima nega ogni accusa poi confessa la sua responsabilità.
Scatta la denuncia e nel corso degli interrogatori emerge una lunga storia di abusi e violenze sessuali: l’uomo, infatti, avrebbe violentato per anni anche sua figlia, madre della bambina di cui sopra.
A rivelarlo per primo è stato il fratello della donna, che ha raccontato agli investigatori di essersi insospettito dopo aver scoperto che suo padre dormiva spesso con sua sorella. Una volta si nascose sotto il letto e scoprì la verità.

Tempo fa si era detto che la famiglia italiana uccide più della mafia e della microcriminalità. La vicenda di Sabrina Ricci non fa eccezione.
La donna, 35 anni, residente in corso Martinetti a Genova, ha preso il cavo di alimentazione del suo cellulare, si è recata nella stanza di suo figlio, di appena due settimane, e lo ha strangolato.
Subito dopo si è tolta la vita impiccandosi vicino al corpo senza vita del piccolo.
Stando a quanto è emerso nelle ultime ore, Sabrina viveva da sola insieme a suo figlio, che non era stato riconosciuto dal padre. Ha dovuto affrontare da sola la depresessione post partum e non ce l’ha fatta: martedì l’omicidio-suicidio.