
La lista dei 30 latitanti più pericolosi in Italia si sta lentamente snellendo. L’ultimo nome che è stato depennato è quello di Raffaele “Rafilotto” Diana, 56 anni, latitante dal 2004 e considerato uno dei capi del clan camorristico dei Casalesi, in particolare dell’ala guidata da Francesco “Sandokan” Schiavone, attualmente detenuto in regime di 41bis.
Diana, condannato all’ergastolo nel corso del processo “Spartacus”, era nascosto in un appartamento di via Torino a Casal di Principe, come riporta La Repubblica di Napoli:
Un cunicolo di cemento ricavato nell’appartamento di un insospettabile. All’interno, i vangeli, un libro di Padre Pio, ma anche “Il Padrino”, il “Capo dei Capi”. E una borsa con due pistole pronte a far fuoco. «Sono armato, ma mi arrendo», ha detto quando la polizia ha cominciato a picconare la parete del covo mettendo fine alla fuga iniziata cinque anni fa.
In manette è finito anche il proprietario dell’abitazione, incensurato.
Via | La Repubblica di Napoli
Non potevo continuare a curare questa rubrica senza parlare del Padrino, pietra miliare del cinema criminale e del cinema in senso assoluto. Per onorare come si deve questo film non basterebbero dieci articoli, ogni personaggio, ogni scena, ogni dialogo è cesellato alla perfezione in una opera che da anni rappresenta l’immaginario romantico della malavita italiana.
Sono stato molto combattuto nello scegliere quale scena premiare per il pezzo di oggi: Marlon Brando si sarebbe meritato una gallery tutta sua, il periodo siciliano di Al Pacino e la sua vendetta contro le altre famiglie non sono da meno, ma alla fine la scelta è caduta sul classico dei classici, la scena che più di tutte ha colpito l’immaginario collettivo, così tanto da venire imitata anche da qualche boss locale di Ostuni che il mese scorso ha fatto recapitare, fortunatamente non a letto, al vicesindaco una testa di cavallo.
Tradizione vuole che la scena sia un’allegoria della carriera di Sinatra, “The Voice” ha sempre intrattenuto rapporti poco chiari con la malavita, ma il cantante ha sempre rifiutato il parallelismo col personaggio di Fontaine tanto da tentare anche una causa verso la produzione della pellicola. Ma se non è stato Sinatra sarà stato sicuramente qualcun’altro… un attore donnaiolo e ghettizzato dalla star system ma con conoscenze “importanti”, basta una parola di un uomo di fiducia per convincere il produttore di turno, e se non bastano le parole…
La scena è quasi un documentario del tipico meccanismo di intimidazione mafiosa: una gentile e garbata richiesta che diventa “una offerta che non si può rifiutare” che colpisce gli affetti del ricattato non appena questo oppone resistenza. E mentre le urla del produttore si affievoliscono via via che la scena si allontana dalla sua villa, il tutto sfuma sulla faccia di Don Vito Corleone che sembra quasi dire “Beh io ti avevo avvertito…”.