Se entro 15 giorni la Drug Enforcement Administration (DEA) e l’FBI non smetteranno di indagare sull’attentato di giovedì scorso, ci saranno sicuramente nuovi attentati.
E’ questo l’ultimatum lanciato dai narcos messicani alle due agenzie statunitensi, che da qualche giorno stanno indagando sull’autobomba che giovedì a Ciudad Juarez ha ucciso quattro persone, tra cui due poliziotti.
Era la prima volta che i narcos utilizzavano esplosivo C-4 nei loro attentati e per questo motivo sono intervenuti gli americani: dove è stato reperito l’esplosivo? Ne avranno altro?
Finora si è scoperto che i narcos lo hanno rubato in un impianto minerario dove, secondo le agenzie, ce n’è molto altro.
Nuevo Laredo è la capitale dello stato messicano di Tamaulipas, uno dei più colpiti dalle drug wars.
Il video che vedete qui sopra, SCONSIGLIATO A CHI SI IMPRESSIONA FACILMENTE, è stato appena diffuso e mostra il risultato di una sparatoria avvenuta lo scorso 16 giugno.
I narcos si sono scontrati con l’esercito e nella sparatoria sono morte 12 persone. Altre 21 sono rimaste ferite.
Continua a leggere: Video: scontro in Messico tra narcos ed esercito. 12 morti e 21 feriti

La drug war continuano a dilaniare il Messico, con conflitti sempre più frequenti da una parte all’altra del Paese.
Se finora le diverse fazioni politiche si sono accusate a vicenda di aver favorito questa situazione, adesso il Presidente Felipe Calderón, del Partito d’Azione Nazionale, ha chiesto di unire le forze nella lotta contro il narcotraffico.
Calderón si è rivolto a tutti - ai vari partiti politici, ai giudici, ai legislatori, agli uomini d’affari e ai giornalisti - chiedendo con urgenza un incontro per discutere di un’efficace risposta contro il problema nei narcos.
Vista la sfida che ci troviamo di fronte, non possiamo permetterci che gli ideali politici ci separino. Invito tutti coloro che credono e difendono la democrazia, a un dialogo su questa e altre sfide che il Messico affronta in maniera diretta, perché arrivi una risposta unita e ferme, di fronte a coloro che attentano contro la vita democratica e la pace dei messicani. Dobbiamo formare un fronte comune contro i cartelli della droga e i Los Zetas, principali colpevoli della situazione odierna.
Le drug wars messicane continuano a fare vittime: solo ieri, in tutto il Messico, sono rimaste uccise 79 persone, moltre altre sono rimaste ferite.
La maggior parte degli omicidi sono avvenuti tra gli stati di Sinaloa, Michoacán e Chihuahua, i più contesi dai vari gruppi di narcotrafficanti.
Nella prigione di Mazatlan, Sinaloa, 31 persone - 29 presunti membri dei Los Zetas e 2 agenti di polizia - sono stati uccisi da un commando, mentre a Zitacuaro, nello stato di Michoacán, un convoglio della polizia federale ha subito un’imboscata da parte di un gruppo criminale: dieci soldati sono rimasti uccisi, almeno 12 i feriti.
Nella città di Chihuahua, invece, sono state uccise tredici persone, a Nayarit 17, due a Nuevo León e tre tra Baja California, stato del México e Quintana Roo.
Via | Milenio
Continua a leggere: Messico drug wars: 79 omicidi in un solo giorno

Ancora morti in Messico, vittime dei narcotrafficanti che si stanno facendo la guerra per il controllo del territorio.
Ieri pomeriggio almeno venti persone - 18 uomini e 2 donne - sono state uccise a Ciudad Madero, nello Stato di Taumalipas, con un colpo di arma da fuoco alla testa.
Il massacro è avvenuto in tre diverse zone della città: dieci persone sono state assassinate nel quartiere Hipódromo, sei a Talleres de Madero e quattro cadaveri sono stati rinvenuti ad Adriana González de Hernández.
Questa volta i narcotrafficanti non hanno lasciato nessun segno identificativo, ma gli inquirenti ritengono che gli autori siano i membri di due dei principali cartelli della droga che si stanno contendendo lo stato di Taumalipas: i Los Zetas e il Cartello del Golfo.
Continua a leggere: Messico drug wars: 20 vittime a Ciudad Madero, 19 a Chihuahua

Una maxi operazione delle autorità statunitensi contro i narcotrafficanti messicani si è conclusa nelle ultime ore con l’arresto di ben 429 persone.
Project Deliverance, questo il nome dell’operazione, è iniziata 22 mesi fa con la collaborazione delle autorità messicane, e si è concentrata sul traffico di metamfetamine, cocaina, eroina e marijuana oltre il confine sud-ovest del Paese.
La DEA (Drug Enforcement Administration), insieme all’FBI e all’ICE (Immigration and Customs Enforcement) ha arrestato in totale ben 2,266 persone, sequestrato una tonnellata di droga e 154 milioni dollari in contanti.
I dettagli di questa operazione sono stati rivelati nel corso di una conferenza stampa, durante la quale Michele Leonhart, amministratore provvisorio di DEA, ha ricordato altre due importanti operazioni che si sono concluse nei mesi scorsi: Operation Xcelerator (780 arresti ai danni del cartello di Sinaloa) e Project Coronado (1.200 affiliati alla Famiglia Michoacana finiti in manette).
Via | El Heraldo

I violenti scontri che stanno dilaniando il Messico: i Los Zetas, tra i vari gruppi di narcotrafficanti che si contendono il territorio, si confermano ancora una volta i più brutali.
Ieri a Taxco, nello stato di Guerrero, è stata scoperta una fossa comune con almeno 77 corpi in avanzato stato di decomposizione, tutte presunte vittime dei Los Zetas.
In parallelo, nei pressi della località turistica di Cancun, sono stati scoperti i cadaveri di sei persone - quattro uomini e due donne - torturati e smembrati.
Non solo: gli assassini hanno inciso il loro simbolo, la lettera “Z”, sull’addome dei sei ed hanno estratto i loro cuori, per mostrare ai nemici tutta la loro brutalità.
Via | ABC.es
Continua a leggere: Messico drug wars: scoperta fossa comune a Taxco, almeno 77 i cadaveri

Si è concluso pochi giorni fa in Guatemala il processo che ha visto imputato il narcotrafficante Victor Hugo “El Amarillo” Morales, considerato uno dei leader del gruppo paramilitare messicano dei Los Zetas.
Morales, imputato per omicidio continuato, porto illegale di armi, detenzione illegale di munizioni, cospirazione e associazione illegale di gente armata è stato condannato soltanto per questi ultimi capi d’accusa.
Per gli altri reati, infatti, non è stato possibile accertare la sua responsabilità. Ma la condanna non è stata comunque lieve: ben 60 anni di carcere.
E dire che tutte le accuse erano relative ad un unico episodio, una sparatoria avvenuta il 30 novembre del 2008 nella zona a nord del Guatemala.

Di Jaime González Durán ci siamo già occupati lo scorso aprile. “El Hummer“, questo il suo soprannome, è ritenuto uno dei fondatori del gruppo paramilitare dei Los Zetas, particolarmente attivo nelle drug wars che stanno dilaniando il Messico.
Un mese fa è stato condannato a 16 anni di carcere, mentre ieri si è concluso un secondo processo a suo carico.
Un tribunale messicano l’ha condannato a scontare 21 anni e nove mesi di carcere per reati simili a quelli per cui era stato condannato in precedenza, possesso di armi, crimine organizzato, traffico illecito di stupefacenti e riciclaggio.
Ma la serie di condanne nei confronti di Durán non è ancora finita: l’uomo, attualmente in carcere, è in attesa di altri due processi, uno per reati contro la salute e uno per criminalità organizzata. Ne sapremo di più nel corso dei prossimi mesi.
Via | EPA

Qualche dettaglio in più sul cartello messicano di Sinaloa, di cui ci siamo occupati spesso negli ultimi tempi, è stato fornito in queste ultime ore dal giornalista messicano José Reveles, autore del libro “El cártel incómodo“, il cartello scomodo.
Sappiamo che a guidare il cartello è il superlatitante Joaquin “El Chapo” Guzman, inserito da Forbes nella classifica degli uomini più ricchi del mondo e anche in quella dei più potenti. Ma Guzman non opera da solo.
Ad aiutarlo ci sono altre tre figure, Juan José “El Azul” Esparragoza, Ismael “El Mayo” Zambada e Ignacio “Nacho” Coronel. Insieme hanno contribuito a trasformare il cartello di Sinaloa in una sorta di multinazionale, che controlla qualcosa come 3500 società in tutto il Mondo.
Sono ben 47 i Paesi, distribuiti su quattro continenti, in cui il Cartello di Sinaloa è presente, Europa compresa.