E’ stato arrestato stamane a Caserta Luciano Gallucci, 54 anni, latitante legato al clan dei Casalesi - e alla sponda guidata da Francesco Biondino in quel di Trentola Ducenta (dove lo stesso Giuseppe Setola, nella foto a lato, si era rifugiato durante la sua latitanza). Per farvi capire che gente sia, leggete il quote qui sotto è preso da un pezzo dell’archivio di Repubblica del 2003:
“Nell’Agro aversano nulla si muove senza il pagamento di una tangente ai Casalesi. Nulla e nessuno”. Questo il commento di un poliziotto a conclusione del blitz che ha portato in carcere 32 affiliati del clan di Sandokan. Operazione Ribot, dal nome del più famoso cavallo della storia. Ma dietro le accuse da verbale - associazione camorristica ed estorsione, le ordinanze chieste dal pm della Dda Antonio Guerriero ed eseguite dalle squadre mobili di Caserta e Napoli - c’ è la storia di una potente cosca che aveva in suo potere anche tutto quello che accadeva all’ interno dell’ ippodromo di Aversa. Che tentò addirittura di estorcere denaro sui lavori per gli alloggi militari della Us Navy di Gricignano, imponendo il pizzo alla società appaltatrice dei lavori
Al momento Gallucci e’ rinchiuso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.
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Altro colpo inflitto alla camorra dopo l’arresto, pochi giorni fa, del latitante Giuseppe Setola. Il Comando provinciale di Napoli ha arrestato in Spagna, a Barcellona, Salvatore Zazo considerato l’attuale reggente del clan camorristico dei Mazzarella.
Su Zazo pendeva l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, era infatti il tramite con cui venivano riforniti di cocaina diversi clan, tra cui i ‘Lo Russo’, i ‘Capitoni’ di Secondigliano’ ma anche al boss ‘Ciruzzo ‘o milionario’ e Paolo Di Lauro. Zazo riusciva ad organizzare e dirigere l’importazione di ingenti quantità di cocaina grazie ai contatti con i cartelli colombiani di cui parlammo qualche tempo fa. La droga poi arrivava ai boss di Napoli per alimentare il traffico dell’hinterland. Tutto quanto veniva gestito da Zazo tramite un call-center sito a Barcellona nei pressi della Sagrada Família, ossia il luogo in cui è stato arrestato grazie alla collaborazione di alcuni pentiti.
Sul latitante pendeva un mandato di cattura internazionale ed era stato proposto per comparire all’interno dell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia.
Via | Virgilio
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Documento shock pubblicato in esclusiva da La Repubblica: l’audio dell’ultimo colpo messo a segno dal clan dei Casalesi, guidati dal boss Giuseppe Setola, arrestato pochi giorni fa a Mignano Montelungo, nel Casertano.
La registrazione, che potete trovare qui nella sua interezza, documenta ben due tentati omicidi avvenuti il 12 dicembre scorso a Trentola Ducenta, quelli di Salvatore Orabona e Pietro Falcone, nemici del clan dei Casalesi.
Il commando è stato capitanato da Giuseppe Setola in persona e quella sera ha esploso più di cento colpi, tra kalashnikov e semiautomatiche, senza però riuscire a colpire i bersagli stabiliti.
L’audio, registrato grazie ad una microspia piazzata dai carabinieri in un’auto utilizzata quella sera da Setola, è già agghiacciante di per sé e non ha bisogno di ulteriori commenti.
“Ma noi quando arriviamo là sopra, chi vogliamo trovare?”
“Ci vuole una botta in faccia. Dobbiamo uccidere tutti e due”
Via | SkyTg24

Due giorni era fuggito durante un raid nel suo covo di Trentola Ducenta, nel Casertano, quando era riuscito ad infilarsi in un cunicolo che lo aveva condotto direttamente nelle fogne, poi il sequestro di beni immobili di sua proprietà per un valore complessivo di 10 milioni di euro e infine il tanto atteso arresto.
Stiamo parlando del boss camorrista Giuseppe Setola, arrestato oggi dai militari dell’operazione «Strade sicure» nel paesino di Mignano Montelungo, sempre nel Casertano, mentre era in procinto di recarsi in una clinica per farsi curare le diverse ferite riportate dopo la fuga di domenica notte.
Ora la sua fuga è finita e il 38enne camorrista, di cui vi abbiamo parlato numerose volte, dovrà rispondere a numerose accuse, fra le quali quelle relative alla strage di Castel Volturno, di cui è considerato il mandante, in cui morirono sei immigrati del Ghana.
Via | La Repubblica di Napoli
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Giuseppe Setola l’avevamo lasciato che fuggiva nelle fogne al blitz delle forze dell’ordine. Visto che lui riesce a darsi alla fuga facilmente dal suo buen ritiro di Trentola Ducenta, lo stesso non si può dire delle case. Così gli uomini della Guardia di Finanza hanno deciso di colpirlo su qualcosa che generalmente non si sposta se lo sequestri, i beni immobili. Sequestrati a Setola per un totale di dieci milioni di euro.
Gli immobili sotto sequestro hanno un valore di circa 10 milioni di euro e si trovano tra Casal di Principe, San Cipriano e Cassino
Setola - uno che i suoi stessi “colleghi” camorristi giudicavano uno squilibrato e un violento, è sospettato, tra le altre cose, di essere una delle menti del massacro di Castel Volturno, la mattanza di extracomunitari avvenuta nel settembre scorso.
Foto | Flickr
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Avevano individuato il suo nascondiglio e questa volta erano sicuri di prenderlo, ma il superlatitante Giuseppe Setola, le mente dietro la strage di Castelvolturno, è riuscito ancora una volta a fuggire.
Ha utilizzato un cunicolo scavato sotto il suo covo a Trentola Ducenta, nel Casertano, e in pochi istanti si è ritrovato nelle fogne, riuscendo di nuovo a far perdere le sue tracce.
E’ rimasta indietro, invece, la moglie dell’uomo, Stefania Martinelli, 30 anni, che è stata fermata dai carabinieri del comando provinciale di Caserta e che forse si potrà rivelare utile per rintracciare il suo consorte.
L’esponente di spicco del clan camorristico dei Casalesi, definito da molti “un macellaio“, “un criminale psicopatico“, è quindi ancora in libertà anche se le forze dell’ordine si sono messe nuovamente all’opera per stanarlo.
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Circa un anno fa Vincenzo Santapaola, figlio di Nitto, storico boss mafioso di Cosa Nostra, era stato arrestato, con qualche accusa pesantuccia
Vincenzo Santapaola, 38 anni, figlio maggiore del capomafia ergastolano Nitto Santapaola. Con l’accusa di associazione mafiosa, estorsioni, rapine e traffico di sostanze stupefacenti sono finiti in carcere a Catania altri 70 affiliati a Cosa nostra
Ora, come ricorda il Corriere, malgrado il 41 bis scrive tranquillamente lettere a “La Sicilia”, e pare che verrà ricoverato all’Ospedale di Niguarda, alla periferia nord di Milano. Viene in mente Giuseppe Setola, un altro che di ricoveri, e di eventuali fughe, se ne intende, ricordate? Della lettera inviata da Santapaola a “La Sicilia” si parla in 095, un blog di Catania che ha seguito la vicenda molto accuratamente.
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A settembre erano stati sequestrati beni per oltre 10 milioni di euro a prestanome di Giuseppe Setola, la primula rossa dei Casalesi. Adesso si scopre che tra gli immobili, intestati al fratello di Setola, Pasquale, e alla cognata, Giovanna Baldascino, nella zona di Casal di Principe e San Cipriano d’Aversa, diversi erano affittati ai marines americani della base Nato di Gricignano d’Aversa. Pagavano dai 1500 ai 3000 euro al mese: in tre anni, circa 2,5 milioni di euro, un business piuttosto redditizio.
I militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Marcianise e gli uomini della Dia ora hanno prelevato documenti e contratti di locazioni dall’Housing Department della base americana, l’ufficio che gestisce la banca dati degli immobili disponibili in varie zona della regione.
Si tratterà di capire chi sarebbero gli intermediari tra l’ufficio dell’Us Navy e i proprietari degli alloggi.
Già a metà ottobre, il comandante in capo delle forze americane in Campania, ammiraglio Mark Fitzgerald, aveva chiesto allo Stato tutela per i propri uomini; e due settimane fa aveva dichiarato inagibili - secondo gli standard statunitensi - le abitazioni prese in fitto all’esterno della base, oltre duecento: l’acqua a Casal di Principe uscirebbe inquinata dai rubinetti. Le analisi eseguite dal «Navy and Marine Corps Public Health Cente» della Virgina, sull’acqua di Casal di Principe, Marcianise, Villa Literno e Arzano avrebbe individuato altissimi livelli di «componenti organiche volatili, bioprodotti presumibilmente derivanti da solventi industriali».
Gli americani che lasciano gli affitti rappresentano una perdita economica ingente per molte famiglie della zona - e i comuni interessati ribattono che l’acqua è potabile - ma se i soldi devono finire alla camorra meglio che i marines abbandonino le case. Intanto, si continua a indagare su chi ha proposto le abitazione dei camorristi: la chiave è tutta là, nel mediatore.
Via | Pupia
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E’ stato rintracciato ed arrestato dai carabinieri di Napoli e Caserta Gianluca Bidognetti, 20 anni, figlio dello storico boss Francesco “Cicciotto ‘e mezzanotte” Bidognetti, condannato all’ergastolo al termine del maxi processo Spartacus.
Gianluca è stato invece accusato del tentato omicidio della della sorella e della nipote di Anna Carrino, ex compagna di “Cicciotto ‘e mezzanotte” e ora collaboratrice di giustizia.
All’operazione di esecuzione del 31 maggio scorso aveva partecipato anche Giuseppe Setola insieme ad altri membri del clan che, fingendosi agenti della DEA fecero scendere in strada le due donne, Maria Carrino e la figlia Francesca. Le due però riuscirono ad evitare la pioggia di proiettili e solo una delle due rimase lievemente ferita.
Via | InterNapoli
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Sempre più vicini all’arresto del super latitante Giuseppe Setola, sono finiti in manette nel tardo pomeriggio di ieri Antonio Alluce e Davide Granato, entrambi latitanti, accusati di associazione di tipo mafioso aggravata dalle finalità terroristiche.
Gli agenti della squadra mobile di Caserta, in collaborazione con il servizio centrale operativo e la scientifica della polizia di stato, hanno sorpreso i due latitanti in un appartamento di Villaricca, in provincia di Napoli, dove si nascondevano da tempo.
Come riporta il quotidiano Caserta News,
I latitanti Antonio Alluce, alias “a’ minaccia”, nato a Caserta il 21-2-1976, pregiudicato, e Davide Granato, nato a Napoli il 17-10-1975, pregiudicato, hanno tentato di dileguarsi da una finestra, ma non vi sono riusciti perche’ immediatamente gli agenti che avevano accerchiato il covo, per impedire la fuga dei latitanti hanno esploso diversi colpi d’arma da fuoco a scopo intimidatorio. Ad essi erano conferiti compiti di assoluta fiducia quali la riscossione delle estorsioni sul litorale domitio ed il supporto logistico dei membri del clan latitanti
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