
Sono finiti in manette con l’accusa di aver favorito la latitanza del boss del clan dei Casalesi Giuseppe Setola, arrestato a gennaio 2009 e detenuto al 41 bis. Quattro gli arresti effettuati stamattina dai carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa dopo un’ indagine coordinata dalla Dda di Napoli.
Tra i quattro arrestati ci sarebbe anche un insospettabile di Posillipo, tutti comunque sono considerati affiliati alla fazione Bidognetti dei Casalesi, l’ala stragista del clan ritenuta capeggiata da Setola. Sono accusati di favoreggiamento personale aggravato dall’art.7 legge 203/1991, concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso e violenza privata nei confronti di un commerciante dell’agro aversano, vittima di intimidazioni a colpi di kalashnikov sulle vetrate della sua attività.
Via | Interno 18
Si è concluso ieri sera il processo di primo grado per la strage di Castel Volturno, nella quale, il 18 settembre 2008, morirono sei cittadini africani e l’italiano Antonio Celiento, gestore di una sala giochi a Baia Verde
Si salvò solo Joseph Aymbora, che riuscì a fingersi morto mentre i mitra continuavano a sparare.
Cinque le persone imputate nel processo: il boss Giuseppe Setola, capo dell’ala stragista del clan dei Casalesi, Davide Granato, Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia e Antonio Alluce.
Continua a leggere: Strage di Castel Volturno: 4 ergastoli e una condanna a 23 anni

Cinque persone sono state condannate all’ergastolo questa sera in relazione all’omicidio dell’imprenditore dei rifiuti Michele Orsi, ucciso in un agguato a Casal di Principe nel giugno 2008, dopo che l’uomo aveva iniziato a collaborare con i magistrati. Dall’archivio di Repubblica:
Ieri, poco dopo le 12,30, a cadere sotto i colpi di pistola è stato Michele Orsi, 47 anni, già coinvolto insieme al fratello, Sergio, nell’ inchiesta sullo scandalo del Consorzio Eco 4, attivo nello smaltimento dei rifiuti in diversi comuni del casertano. […] Michele Orsi era uscito dalla sua abitazione, in corso Dante, al numero civico 20, a Casal di Principe, per comprare alcune bibite al «Roxibar», distante poco più di dieci metri da casa sua. Secondo una prima ricostruzione, i suoi assassini lo aspettavano al bar e per lui non c’ è stato scampo. Per gli inquirenti Orsi sarebbe stato attirato in una trappola, chiamato da qualcuno che lui conosceva bene. Lo hanno finito con due colpi al torace e uno alla testa. Una esecuzione in piena regola.
I responsabili, secondo la Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere, sono il boss Giuseppe Setola, capo dell’ala stragista del clan dei Casalesi, Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia, Massimo Alfiero, Mario Di Puorto e Domenico Luongo.

La Squadra Mobile di Caserta ha eseguito ieri tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti esponenti del clan dei Casalesi ritenuti responsabili del duplice omicidio di Antonio Ciardullo e Ernesto Fabozzi, uccisi in un agguato a settembre di due anni fa a Trentola Ducenta, Caserta.
Le ordinanze sono state emesse dal Tribunale di Napoli su richiesta della Dda. Tra i destinatari, anche Giuseppe Setola, ritenuto l’ex capo dell’ala stragista della cosca, attualmente in carcere in regime di 41 bis. Ad aprile il boss si era appellato alla Corte europea dei diritti dell’uomo, invocando un «giusto processo» e «rispetto per le regole». Da Il Mattino:
Lui, il presunto stragista, l’incubo dei nordafricani di Castelvolturno, il terrore di imprenditori e testimoni di giustizia: l’uomo che dovrà difendersi dall’accusa di aver commesso 18 omicidi in pochi mesi, a partire dalla terribile primavera del 2008. Condannato all’ergastolo in via definitiva - inappellabile «fine pena mai» -, Giuseppe Setola non ci sta e si rivolge alla Corte europea dei diritti dell’uomo (…) per chiedere, in soldoni, la revisione del processo sull’omicidio di Genovese Pagliuca, delitto consumato il 19 gennaio del 1995 nella piazza di Teverola, da un commando messo in piedi dai vertici del clan Bidognetti.
Continua a leggere: Camorra: Giuseppe Setola e altri due Casalesi indagati per duplice omicidio

Nuovo maxi sequestro ai danni del clan dei Casalesi: beni del valore di oltre 15 milioni di euro collegati al boss Giuseppe Setola, arrestato nel gennaio del 2009 nel Casertano.
Destinario del decreto di sequestro emesso dalla DDA è Gennaro Cardillo, arrestato il 10 giugno scorso per favoreggiamento aggravato: avrebbe aiutato il boss Setola nella sua latitanza, mettendogli a disposizione ristoranti e camere d’albergo della sua oasi con agriturismo sul lago d’Averno, a Pozzuoli.
Questo complesso era stato acquistato nel 1991 dalla società Country Club, intestata a Cardillo, ma controllata dal boss Setola.
Una transazione del valore di un miliardo e 200 milioni di lire che ha riguardato “l’intero terreno invaso dalle acque denominato lago d’Averno, dalla superficie complessiva di circa 55 ettari, are 77 e centiare 80“.

Nuova operazione contro il clan camorristico dei Casalesi - la quarta in una settimana - che ha portato all’arresto di 26 persone tra Napoli e Caserta.
Questa volta gli arrestati sarebbero legati alla cosca guidata da Giuseppe Setola (anche lui destinatario dell’ordinanza), il boss arrestato nel gennaio dello scorso anno ed accusato di almeno 18 omicidi, inclusi quelli dei sei nordafricani uccisi nella strage di Castel Volturno.
I 26 finiti in manette, secondo gli inquirenti, si sarebbero resi responsabili di diversi attentati con l’utilizzo di armi da guerra ai danni di commercianti ed imprenditori dell’agro aversano.
Non solo: avrebbero anche favorito la latitanza di capi e gregari della cosca tra le province di Napoli e Caserta, incluso lo stesso Setola.

Invoca “un giusto processo”, il “rispetto per le regole” e si appella alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Giuseppe Setola, scrive oggi Il Mattino, ha presentato attraverso i suoi legali un ricorso alla Corte europea contro la condanna all’ergastolo divenuta definitiva dopo la sentenza della Cassazione.
Il presunto fautore della svolta stragista dei Casalesi, l’uomo che sarebbe stato a capo dell’ala più sanguinaria del clan, è accusato di ben 18 omicidi tra cui quelli dei sei nordafricani uccisi nella strage di Castel Volturno.
Setola finì in manette il 14 Gennaio 2009 a Mignano Montelungo, nel Casertano, dopo una rocambolesca fuga. Era latitante dalla primavera del 2008 dopo essere evaso dagli arresti domiciliari ottenuti grazie ad un certificato medico con cui gli erano stati diagnosticati gravi problemi alla vista.
Il boss dal suo rifugio aveva anche scritto una lettera al Tg1: “Non sono io il killer che dite, io sono cieco”.
Foto | Il Mattino
E’ stato arrestato stamane a Caserta Luciano Gallucci, 54 anni, latitante legato al clan dei Casalesi - e alla sponda guidata da Francesco Biondino in quel di Trentola Ducenta (dove lo stesso Giuseppe Setola, nella foto a lato, si era rifugiato durante la sua latitanza). Per farvi capire che gente sia, leggete il quote qui sotto è preso da un pezzo dell’archivio di Repubblica del 2003:
“Nell’Agro aversano nulla si muove senza il pagamento di una tangente ai Casalesi. Nulla e nessuno”. Questo il commento di un poliziotto a conclusione del blitz che ha portato in carcere 32 affiliati del clan di Sandokan. Operazione Ribot, dal nome del più famoso cavallo della storia. Ma dietro le accuse da verbale - associazione camorristica ed estorsione, le ordinanze chieste dal pm della Dda Antonio Guerriero ed eseguite dalle squadre mobili di Caserta e Napoli - c’ è la storia di una potente cosca che aveva in suo potere anche tutto quello che accadeva all’ interno dell’ ippodromo di Aversa. Che tentò addirittura di estorcere denaro sui lavori per gli alloggi militari della Us Navy di Gricignano, imponendo il pizzo alla società appaltatrice dei lavori
Al momento Gallucci e’ rinchiuso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.
Altro colpo inflitto alla camorra dopo l’arresto, pochi giorni fa, del latitante Giuseppe Setola. Il Comando provinciale di Napoli ha arrestato in Spagna, a Barcellona, Salvatore Zazo considerato l’attuale reggente del clan camorristico dei Mazzarella.
Su Zazo pendeva l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, era infatti il tramite con cui venivano riforniti di cocaina diversi clan, tra cui i ‘Lo Russo’, i ‘Capitoni’ di Secondigliano’ ma anche al boss ‘Ciruzzo ‘o milionario’ e Paolo Di Lauro. Zazo riusciva ad organizzare e dirigere l’importazione di ingenti quantità di cocaina grazie ai contatti con i cartelli colombiani di cui parlammo qualche tempo fa. La droga poi arrivava ai boss di Napoli per alimentare il traffico dell’hinterland. Tutto quanto veniva gestito da Zazo tramite un call-center sito a Barcellona nei pressi della Sagrada Família, ossia il luogo in cui è stato arrestato grazie alla collaborazione di alcuni pentiti.
Sul latitante pendeva un mandato di cattura internazionale ed era stato proposto per comparire all’interno dell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia.
Via | Virgilio
Documento shock pubblicato in esclusiva da La Repubblica: l’audio dell’ultimo colpo messo a segno dal clan dei Casalesi, guidati dal boss Giuseppe Setola, arrestato pochi giorni fa a Mignano Montelungo, nel Casertano.
La registrazione, che potete trovare qui nella sua interezza, documenta ben due tentati omicidi avvenuti il 12 dicembre scorso a Trentola Ducenta, quelli di Salvatore Orabona e Pietro Falcone, nemici del clan dei Casalesi.
Il commando è stato capitanato da Giuseppe Setola in persona e quella sera ha esploso più di cento colpi, tra kalashnikov e semiautomatiche, senza però riuscire a colpire i bersagli stabiliti.
L’audio, registrato grazie ad una microspia piazzata dai carabinieri in un’auto utilizzata quella sera da Setola, è già agghiacciante di per sé e non ha bisogno di ulteriori commenti.
“Ma noi quando arriviamo là sopra, chi vogliamo trovare?”
“Ci vuole una botta in faccia. Dobbiamo uccidere tutti e due”
Via | SkyTg24