Dell’arresto del boss Giovanni “Tiramisù” Nicchi, astro nascente di Cosa Nostra, candidato a prende il posto di Domenico “Mimmo” Raccuglia, ci siamo già occupati sabato pomeriggio, poche ore dopo l’irruzione degli agenti della sezione Catturandi nel suo appartamento a pochi passi dal Tribunale di Palermo.
Insieme al 28enne Nicchi, latitante da tre anni, sono finiti in manette anche Alessandro Presti e Giusy Amato, rispettivamente di 19 e 27 anni, entrambi accusati di favoreggiamento.
Venerdì prossimo, 11 dicembre, Nicchi dovrà apparire davanti ai giudici della Corte D’Appello di Palermo, dove in questi giorni è in corso il secondo grado del processo “Gotha“, che vede alla sbarra oltre quaranta imputati ritenuti vicini al boss Bernardo Provenzano.
Nel processo di primo grado, concluso nel gennaio del 2008, Nicchi era stato condannato a scontare 15 anni di carcere, mentre al termine del processo “All Bridge” è stato condannato a 6 anni di reclusione.
Via | Il Sole 24 Ore e YouReporter
Guarda un pò come è piccolo il mondo, da Gianni Nicchi si arriva in un colpo solo a Mangano e alle stalle di Arcore. Dall’Espresso in edicola (ma ne leggete anche qui su Milano Mafia):
Loredana Mangano, la figlia maggiore di Vittorio, è cresciuta al Nord, ma ha sposato un siciliano doc, Enrico di Grusa, arrestato il 17 giugno ‘98, dopo quattro mesi di clandestinità a Milano, e condannato per mafia e droga. Ora anche suo fratello, Alessandro Di Grusa, è stato condannato a 12 anni. Il tribunale di Palermo, pochi giorni fa, lo ha dichiarato colpevole di aver favorito la latitanza di Giovanni Nicchi, un boss che a soli 28 anni è considerato dai pm «l’astro nascente di Cosa nostra». Alleato con le storiche famiglie italo-americane, le stesse con cui Vittorio Mangano gestiva i traffici di eroina della «Pizza connection», Nicchi ha tentato una clamorosa scalata alla Cupola, scontrandosi con i Lo Piccolo. Tuttora è nella lista dei 30 latitanti più pericolosi. E ora si scopre che si era nascosto a Milano. Protetto dal cognato di Loredana Mangano.
Nemmeno trent’anni, destinato alla cupola palermitana, l’Avvenire spiegava l’antecedente della rivalità con i Lo Piccolo:
Per gli investigatori è la prova che da Milano passano anche le mosse per il mantenimento degli equilibri interni alla Cupola. Non è un caso che il clan Rotolo aveva deciso di assoldare un killer della ‘mafia milanese’ (Giovanni Nicchi) per uccidere padre e figlio Lo Piccolo. Un omicidio eccellente deciso, come emerso anche dall’inchiesta Gotha oltre i confini dell’Isola. Salvo Lo Piccolo scopre il piano dalla lettura dei giornali, e scrive nei suoi pizzini proprio a Bonanno, il suo referente milanese: «Trova e spegni Tiramisù». Bonanno risponde che ci penserà lui, e la fitta corrispondenza clandestina viene scoperta dopo il blitz nel casolare dei boss palermitani. Compaiono nomi pesanti, quelli di Guglielmo Fidanzati e dei fratelli Martello: tutti uniti per salvare i Lo Piccolo e conservare un posto al tavolo dei boss che contano.
Il suo ruolo di snodo con gli USA lo leggete in inglese su Wikipedia: stranamente esiste una sua pagina solo in quella lingua, niente in italiano. Il Sole 24 Ore spiegava il mese scorso:
Nonostante l’originaria appartenenza alla fazione corleonese, Gianni Nicchi fin dal 2003 è volato più volte a New York, con l’autorizzazione dei suoi padrini, per incontrare esponenti della “famiglia” Gambino e in particolare Frank Calì. Secondo gli investigatori erano viaggi per organizzare un grande traffico di stupefacenti fra la Sicilia e gli Usa. Anche se non è ancora in gradi di competere con Messina Denaro ma solo di accordarsi, è dunque lui il boss sul quale la sponda palermitana del potere mafioso sembra puntare.