
Il Riesame ha scarcerato per mancanza di gravi indizi di colpevolezza Carmine Zagaria, fratello del superlatitane Michele, primula rossa dei Casalesi insieme ad Antonio Iovine. Zagaria era finito in manette lo scorso 31 marzo in un blitz dei carabinieri in cui era stato arrestato anche il padre, al quale in ragione dell’età avanzata erano poi stati concessi i domiciliari.
I giudici hanno in parte accolto il ricorso del 72enne Nicola Zagaria. Nel suo caso non sussistono gli estremi per l’associazione camorristica. È caduta quindi l’imputazione che lo vedeva quale promotore dell’associazione di stampo mafioso mentre resta quella per un tentativo di estorsione. L’uomo rimane comunque agli arresti domiciliari. Sui motivi della scarcerazione del figlio Carmine, invece, si legge in dettaglio su Caserta News:
Nel ricorso in favore di Carmine Zagaria, il difensore ha eccepito che le accuse contro di lui non sono dirette, ma riferite da altri. La vicenda è relativa all’acquisto di un immobile a Soliera, in provincia di Modena. Dopo aver stipulato un preliminare, a Raffaele Cantile sarebbe stato impedito con minacce e atti violenti di perfezionare l’acquisto. In particolare, Nicola e Carmine Zagaria avrebbero minacciato e schiaffeggiato Cantile e gli avrebbero poi rivolto ulteriori minacce e intimidazioni attraverso il padre e uno zio. Questi ultimi però, secondo la difesa dell’indagato, non hanno confermato le accuse.
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La lista dei 30 latitanti più pericolosi in Italia si sta lentamente snellendo. L’ultimo nome che è stato depennato è quello di Raffaele “Rafilotto” Diana, 56 anni, latitante dal 2004 e considerato uno dei capi del clan camorristico dei Casalesi, in particolare dell’ala guidata da Francesco “Sandokan” Schiavone, attualmente detenuto in regime di 41bis.
Diana, condannato all’ergastolo nel corso del processo “Spartacus”, era nascosto in un appartamento di via Torino a Casal di Principe, come riporta La Repubblica di Napoli:
Un cunicolo di cemento ricavato nell’appartamento di un insospettabile. All’interno, i vangeli, un libro di Padre Pio, ma anche “Il Padrino”, il “Capo dei Capi”. E una borsa con due pistole pronte a far fuoco. «Sono armato, ma mi arrendo», ha detto quando la polizia ha cominciato a picconare la parete del covo mettendo fine alla fuga iniziata cinque anni fa.
In manette è finito anche il proprietario dell’abitazione, incensurato.
Via | La Repubblica di Napoli
Continuiamo a parlare di Roberto Saviano, autore del best seller Gomorra, e del clan dei Casalesi. Dopo il dietro front sulla dichiarazione dell’altro ieri di Carmine Schiavone, a parlare è ora un altro Schiavone, Francesco, meglio conosciuto come “Sandokan” (foto), rinchiuso nel carcere di Opera in regime di 41 bis.
Schiavone, tramite un fax al suo avvocato letto per la prima volta durante la trasmissione di Canale 5 Matrix, che vedeva Saviano tra i protagonisti, avrebbe indirettamente minacciato lo scrittore napoletano, pur senza mai nominarlo.
Questo grande romanziere che fa il portavoce di chissà chi deve smettere di fare illazioni calunniose false su di me non solo in conferenza stampa, ma poi riportate sul giornale Repubblica che lo leggono milioni di persone, accostandomi a signori che non ho mai conosciuto
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