
Peculato e falso in atto pubblico: sono queste le accuse che hanno portato all’arresto di ben undici agenti di polizia della squadra mobile di Napoli della sezione VI - Criminalità diffusa, comunemente conosciuta come “Falchi“.
L’episodio a loro contestato risale al 20 febbraio scorso, quando gli agenti ricevettero la segnalazione di una rapina ad un camion carico di prosciutti ed altri generi alimentari.
Giunti sul posto, gli agenti chiesero l’intervento di altri colleghi e, tutti insieme, decisero di trattenere per loro una parte del carico - per lo più prosciutti - e di stilare un falso verbale.

Immaginate centinaia di donne che si rivolgono ad una struttura ospedaliera per sottoporsi ad inseminazione artificiale e poi - molto poi - vengono a scoprire che su di loro sono stati utilizzati dei cateteri per animali. Assurdo, ma vero. Succede all’Azienda Ospedaliera di Padova diretta dal professor Antonio Ambrosini dove risultano a tutt’ora indagati 7 medici tra ostetrici e ginecologi, membri della commissione acquisti e della farmacia ospedaliera, per aver acquistato ed utilizzato (o fatto utilizzare) dei cateteri ad esclusivo uso animale per le terapie di inseminazione artificiale intrauterina con tanto di bella scritta “non per uso umano”.
Tutto è partito da una segnalazione anonima dello scorso anno da parte di un veterinario che, accortosi dell’assurdità, ha inviato lettere non firmate a giornali e direttori sanitari spiegando che quel tipo di catetere chiamato “Tomcat” lui lo utilizzava già da tempo e per la fecondazione. Ma per i cavalli.
L’azienda che si occupa della vendita del catetere in questione si trova a Firenze, ma la produzione è della statunitense Mila International. A quanto stanno stabilendo gli inquirenti l’azienda non avrebbe mai nascosto il reale scopo degli strumenti medici. Ed anzi, all’Ospedale di Padova sapevano benissimo di utilizzare un catetere equino. Le risposte molto fuorvianti e di corridoio lo vedrebbero come “più morbido e flessibile”. Anche se quella scritta “non per uso umano dovrebbe far pensare.
Come riportato dal Gazzettino i reati per una cosa di questo tipo vanno dalla frode nelle pubbliche forniture - l’acquisto di cateteri animali dovrebbe costare presumibilmente meno - alla turbata libertà d’incanto, falso in atto pubblico, frode nelle pubbliche forniture ed ovviamente mancato controllo medico.
Via | Wildgreta

Sette arresti, duecento persone denunciate, dodici istituti scolastici sequestrati: sono questi i numeri dell’operazione Atena, condotta dalla Guardia di Finanza di Gela che ha sgominato un giro di diplomi acquistabili senza il bisogno di sostenere alcun esame.
Non c’era alcun bisogno di frequentare l’Istituto: bastava pagare, dai tremila ai cinque mila euro, e si poteva ottenere un bel diploma di scuola secondaria.
L’organizzazione aveva base a Gela, Licata e Catania, ma gli studenti coinvolti arrivavano da tutta Italia. In base alle somme versate si poteva saltare qualche anno di scuola o passare direttamente all’esame di Stato, al quale si poteva venir iscritti persino qualche giorno prima dello stesso.
Inutile dire che l’organizzazione era riuscita a coinvolgere insegnanti, personale amministrativo, dirigenti ed ispettori, tutti pronti a falsificare registri e atti d’esame. Si calcola che i diplomi rilasciati con questo sistema siano oltre 400.
Il caso del Senatore Nicola Di Girolamo, eletto all’estero nella circorscrizione Europa in quota PDL, è stato ampiamente discusso sui giornali nei giorni scorsi. Poi però una sorta di vuoto cosmico ha fatto sparire la notizia relegandola in posizione secondaria. Su di lui è partita un’indagine, con relativa richiesta di arresto, per violazione della legge elettorale e falso in atto pubblico perchè “ha dichiarato falsamente di essere residente in Belgio”, requisito necessario per potersi candidare all’estero.
Non ci interessa la questione politica, a quella ci pensano gli esperti di PolisBlog, che hanno citato la notizia del no dalla Giunta alla richiesta di arresti domiciliari per Di Girolamo.
A noi interessa approfondire la notizia dal lato penale, citando l’ordinanza del Gip Figliolia con la quale viene chiesta l’autorizzazione a procedere per l’arresto dell’indagato. La lista dei capi d’imputazione verso Di Girolamo è lunghissima:
aver attentato ai diritti politici dei cittadini; falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla sua identità; falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici determinata dall’altrui inganno; concorso in falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici; concorso in falsità in atti destinati alle operazioni elettorali determinata dall’altrui inganno; concorso in abuso di ufficio; falsità in atti destinati alle operazioni elettorali; false dichiarazioni sulle sue generalità
Sulla falsificazione dei documenti di residenza si può leggere:
Il Di Girolamo […] ha dichiarato falsamente di essere residente in Belgio, nel Comune di Etterbeek, Avenue de Tervueren n. 143. Tale affermazione, si è subito rivelata falsa in quanto, tra l’altro, nel territorio del Comune di Etterbeek non esiste alcuna Avenue de Tervueren n. 143.[…]Il Di Girolamo risultava assolutamente sconosciuto all’anagrafe belga
Già da qui si carpisce la furbizia del nostro Nicola, ha dichiarato di essere residente ad Etterbek in Belgio, ma in una via inesistente.
Si rende conto dell’idiozia e dopo aver continuato a rilasciare false dichiarazioni in tal senso, decide di cambiare città ed indica Bruxelles, ma lasciando la stessa via. Neanche a Bruxelles esiste una “Avenue de Tervueren 143″ che invece si trova a Woluwe Saint Pierre dove abita l’amico Oronzo Cilli, che in pratica gli ha “prestato” l’indirizzo per ottenere la candidatura. Soltanto l’8 maggio 2008, ossia due giorni prima dell’interrogatorio ufficiale, invierà la richiesta per ottenere la residenza pur non avendo mai abitato in Avenue de Tervueren n. 143.
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