Continuano le ricerche di altre possibili vittime attribuibili all’assassino stupratore inglese Peter Tobin, 63 anni, condannato a 92 anni di carcere per l’omicidio di tre ragazze: Angelika Kluk, 23 anni, Vicky Hamilton, 15, and Dinah McNicol, 18 anni, tutte uccise in luoghi e periodi diversi.
Settimane fa vi avevamo anticipato i forti sospetti delle autorità inglesi: secondo loro Tobin, la cui carriera criminale è iniziata negli anni ‘70 e non si è mai interrotta, avrebbe ucciso molte più donne, almeno altre 20.
Ieri sono iniziate le ricerche a Brighton e Portslade, nel Sussex, dove Tobin ha vissuto in passato.
In questo caso le ricerche consistono nello scavare, visto che le tre vittime accertate dell’uomo furono seppellite in giardino.

E’ finita ieri a Kingston, in Giamaica, la latitanza del 41enne Christopher “Dudus” Coke, considerato dagli Stati Uniti come uno dei narcotrafficanti più pericolosi del mondo.
La sua cattura era solo questione di tempo: nell’ultimo mese, infatti, due quartieri della città erano stati al centro di violenti scontri tra le autorità locali e gli uomini di Coke, che si sono lasciati dietro almeno 76 morti.
Ieri l’arresto, avvenuto in una zona periferica della città, e quasi sicuramente l’estradizione negli Stati Uniti, dove rischia di venir condannato all’ergastolo.
Coke, come riportano i principali quotidiani statunitensi, è considerato il leader del cartello Shower Posse, organizzazione criminale di ispirazione mafiosa caratterizzata dall’eccessivo uso di violenza.

Nel dicembre del 2008 vi parlammo dell’assassino stupratore Peter Tobin, 63enne inglese condannato a 92 anni di carcere per l’omicidio di tre ragazze: Angelika Kluk, 23 anni, Vicky Hamilton, 15, and Dinah McNicol, 18 anni, tutte uccise in luoghi e periodi diversi.
L’attività criminale di Tobin, infatti, è iniziata negli anni ‘70 e, secondo gli investigatori, non si è mai interrotta.
Per anni gli agenti che si sono occupati del suo caso hanno cercato di ricostruire gli spostamenti e le azioni di Tobin e fino a poco tempo fa c’erano dei grossi interrogativi in questa timeline.
Negli ultimi mesi, però, quei vuoti sembrano esser stati colmati - grazie a più di 19 mila persone intervistate dal 2006 ad oggi - e gli investigatori sono riusciti ad attribuire a Tobin altri 20 omicidi, tutte donne uccise tra gli anni ‘70 e ‘80 da una parte all’altra dell’Inghilterra.

Nuovo blitz anticamorra nei confronti del clan dei Casalesi, a meno di cinque giorni dall’ultima ondata di arresti che aveva coinvolto membri ed affiliati del clan camorrista operante nel Casertano.
Questa volta a finire in manette sono stati 9 membri della famiglia Schiavone, capeggiata da Francesco “Sandokan”, condannato all’ergastolo nel processo Spartacus e attulamente detenuto in regime di 41 bis.
A dare un nuovo impulso alle indagini è stato l’omicidio di Laiso Crescenzo, considerato affiliato al clan Schiavone, ucciso in un agguato lo scorso 20 aprile a Villa di Briano.

Nuovo blitz anticamorra nei confronti del clan dei Casalesi, che non ha certo bisogno di presentazioni. Ben 14 persone sono finite in manette con le accuse di associazione mafiosa, subornazione, induzione a non rendere dichiarazioni all’Autorità Giudiziaria, riciclaggio e intestazione fittizia di beni, con l’aggravante del metodo mafioso.
Destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere sono 14 membri e affiliati del clan dei Bidognetti, capitanato da Francesco “Cicciotto e’ mezzanotte” Bidognetti, condannato all’ergastolo nel processo Spartacus.
Tra i colpiti, si legge su CasertaSette, “vi è anche un legale del Foro di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), difensore di alcuni esponenti di spicco del clan, a cui viene contestato il concorso esterno in associazione mafiosa. Si tratta dell’avvocato Carmine D’Aniello, con studio legale nell’agro aversano“.
Quest’ultimo, stando a quanto emerso, avrebbe fatto da messaggero tra Bidognetti, detenuto in regime di 41bis, e l’esterno, contribuendo così a mantenere il suo ruolo di leader del clan.
Continua a leggere: Blitz anticamorra: in manette 14 affiliati al clan dei Casalesi

Ecco una di quelle sentenze destinate a far discutere. I quattro che vedete in foto si chiamano Antonio Lo Bue, Calogero Mancuso, Giuseppe Faraci e Salvatore Randazzo, hanno rispettivamente 44, 46, 25 e 24 anni, e nel maggio del 2006 furono arrestati con l’accusa di aver stuprato ed ucciso il 13enne Francesco Ferreri a Barrafranca, in provincia di Enna.
I quattro furono condannati in primo grado: ergastolo a Faraci, indicato come esecutore materiale del delitto, e dai 10 ai 12 anni per gli altri tre imputati, condannati per violenza sessuale.
Ieri, a distanza di quasi cinque anni da quel 16 dicembre, si è concluso il processo davanti alla Corte D’Appello di Caltanissetta: i quattro imputati sono stati assolti.
Così la madre del giovane ha commentato l’assoluzione dei quattro imputati:
Non non mi fermerò, voglio giustizia per mio figlio. Si può immaginare come mi senta, ma andrò avanti. Non è possibile che per un giudice gli imputati erano colpevoli e per l’altro non c’entrino nulla.

Nick Pearton, lo vedete in foto, è il decimo adolescente ucciso a Londra dall’inizio del 2010, vittima della cosiddetta Broken Britain.
Il suo omicidio risale al 5 maggio: il 16enne è stato massacrato a coltellate e a colpi di mazze da baseball nell’Home Park da una gang di sette giovanissimi con cui aveva già discusso in passato.
I sette, tutti di età compresa tra i 14 e i 21 anni, l’hanno attirato nel parco con una banale scusa e, al suo arrivo, l’hanno circondanto ed aggredito.
Alcuni passanti, di fronte alla scena, hanno allertato le autorità e i paramedici, ma al loro arrivo il giovane era già morto.

Sono in corso in queste ore le ricerche di Alberto Ernandez Maggiore, 45 anni, e di Cesare Genova, 40 anni, ergastolani a Rebibbia in permesso premio che non hanno fatto ritorno in carcere come previsto.
I due, condannati all’ergastolo per omicidio, avevano già scontato gran parte della loro condanna e da circa due anni avevano iniziato a godere di permessi premio.
L’ultimo era stato loro concesso per il periodo pasquale: dieci giorni di libertà con obbligo di rientro fissato per domenica scorsa, quattro giorni fa.
Nessuno dei due, però, si è presentato al carcere romano di Rebibbia e, stando a quanto si è appreso in queste ultime ore, il piano di evasione era in preparazione da tempo.

E’ definitiva la condanna all’ergastolo per Romulus Nicolae Mailat, il cittadino romeno che la sera del 30 ottobre 2007 violentò ed uccise la signora Giovanna Reggiani, 47 anni, nei pressi della stazione ferroviaria Tor di Quinto a Roma.
Nel corso del processo di primo grado Mailat, grazie alla concessione delle circostanze attenuanti, venne condannato a 29 anni di carcere, pena che nel processo d’appello, conclusosi il 9 luglio dello scorso anno, fu aumentata e portata all’ergastolo.
L’imputato decise di presentare un ulteriore ricorso, respinto nella giornata di ieri dalla prima sezione penale della Cassazione.
Ora la sentenza per Mailat è definitiva: dovrà scontare l’ergastolo per l’omicidio di Giovanna Reggiani.

È definitivamente stabilita, sul piano giuridico e storico la verità che nella concessione della semilibertà ad Angelo Izzo sono state poste in essere gravissime negligenze da parte dello Stato Italiano che, nel suo complesso, non ha tutelato adeguatamente il diritto alla vita ed alla sicurezza di madre e figlia.
A parlare è Stefano Chiriatti, legale dei parenti di Maria Carmela Linciano e della figlia Valentina Maiorano, uccise il 28 aprile 2005 a Ferrazzano da Angelo Izzo, già condannato all’ergastolo per il massacro del Circeo, mentre si trovava in semilibertà.
Le negligenze a cui si riferisce sono quella evidenziate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo: concedendo la semilibertà ad Izzo le autorità italiane hanno violato il diritto alla vita delle due donne, diritto sancito dall’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Della vicenda ci eravamo occupati lo scorso 15 dicembre, quando la Corte aveva condannato le autorità italiane a risarcire i familiari delle due vittime con 45 mila euro.